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FiberCop, Agcom frena i rincari wholesale: possibile revisione del nuovo listino



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L’Autorità avrebbe riscontrato condizioni non coerenti con il i principi definiti dall’analisi dei mercati dell’accesso fisso approvata a marzo. Senza il via libera entro il 16 settembre resterebbero valide le vecchie tariffe

Pubblicato il 10 lug 2026

Federica Meta

Direttrice



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Punti chiave

  • L’Agcom verifica il nuovo listino wholesale di FiberCop; il Consiglio del 22 luglio potrebbe richiedere modifiche e bloccare l’entrata in vigore del 16 settembre.
  • Fastweb+Vodafone, Wind Tre, Iliad e Sky contestano aumenti su fibra in aree grigie, rame, co‑location e Semi‑VULA; criticata l’indicizzazione all’inflazione.
  • Tim ha chiesto l’urgenza sul Master Service Agreement; l’esito può estendere la verifica dell’Autorità, mentre fino al 16 settembre restano in vigore le vecchie tariffe con conguaglio.
Riassunto generato con AI


Il nuovo listino wholesale di FiberCop finisce sotto la lente dell’Agcom. Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, l’Autorità avrebbe rilevato alcune criticità nelle condizioni economiche proposte dalla società della rete, che non risulterebbero pienamente allineate ai principi definiti dall’analisi dei mercati dell’accesso fisso approvata a marzo.

I rilievi potrebbero essere formalizzati nella riunione del Consiglio dell’Agcom prevista per il 22 luglio, con la richiesta a FiberCop di modificare il tariffario. Alle condizioni attuali, dunque, il listino non otterrebbe il via libera necessario per entrare in vigore il 16 settembre.

La partita interessa direttamente gli operatori che acquistano l’accesso alla rete e potrebbe avere conseguenze significative anche per Tim, primo cliente di FiberCop e principale soggetto esposto alla dinamica dei prezzi wholesale.

Senza l’ok dell’Agcom restano valide le vecchie tariffe

L’Autorità ha avviato ad aprile la verifica delle proposte di FiberCop relative ai listini dei servizi di accesso all’ingrosso nei mercati individuati dalla delibera 58/26/CONS. Il provvedimento ha riconosciuto alla società la qualifica di operatore wholesale only, pur confermandone il significativo potere di mercato in alcune aree e per determinati servizi.

Il nuovo assetto regolatorio non prevede più, in tutti i casi, prezzi rigidamente orientati ai costi, ma impone comunque a FiberCop obblighi di trasparenza, non discriminazione e accesso a condizioni eque e ragionevoli. I listini devono essere comunicati all’Autorità e pubblicati con un livello di dettaglio sufficiente a consentirne la valutazione.

Qualora FiberCop non adeguasse in tempo le condizioni contestate, dal 16 settembre continuerebbe ad applicarsi il precedente tariffario. Gli eventuali scostamenti verrebbero successivamente regolati attraverso un conguaglio retroattivo, una volta completato l’iter autorizzativo.

Questo meccanismo eviterebbe un aumento immediato dei costi sostenuti dagli operatori, rinviando gli effetti economici delle nuove condizioni fino alla conclusione del confronto con l’Agcom.

Fastweb+Vodafone, Wind Tre, Iliad e Sky contro gli aumenti

Le perplessità dell’Autorità si inseriscono in un confronto già molto acceso tra FiberCop e le aziende clienti della rete. Fastweb+Vodafone, Wind Tre, Iliad e Sky Italia hanno scritto all’Agcom contestando incrementi ritenuti eccessivi, soprattutto nei territori e per i servizi nei quali le alternative infrastrutturali risultano ancora limitate. L’iniziativa degli operatori risale ai primi giorni di maggio.

Le contestazioni riguardano in particolare i canoni della fibra nelle aree grigie, i servizi sulla rete in rame, la fibra spenta, la co-location, il Semi-VULA e le attività di cessazione delle linee. Secondo gli operatori, gli aumenti più elevati colpirebbero proprio le prestazioni necessarie per realizzare infrastrutture e offerte autonome.

Un altro punto critico è rappresentato dai contributi richiesti per disattivare le linee in rame, che in alcuni casi aumenterebbero fino al 500%. L’effetto, secondo le telco, sarebbe quello di rendere più costoso il passaggio verso la fibra, soprattutto quando la migrazione avviene verso la rete di un concorrente.

Gli operatori contestano inoltre l’introduzione di una clausola di indicizzazione automatica all’inflazione, destinata a produrre aumenti ricorrenti anche per l’utilizzo di infrastrutture già in larga parte ammortizzate.

“FiberCop stessa ha dichiarato un WACC del 6,32% (vs 7,49% usato precedentemente da Agcom) – si spiea nella missiva – Ovvero: costo del capitale inferiore che rispecchia rischio minore: i prezzi dovrebbero scendere, invece salgono”.

La contestazione va quindi oltre le singole voci economiche e investe il nuovo modello regolatorio applicato alla società della rete. “Agcom ha allentato la regolazione perché FiberCop si è presentata come operatore wholesale only neutrale – conclude la lettera – I primi listini dimostrano invece che gli incentivi anticoncorrenziali esistono ancora e che Fibercop è in grado di sfruttare lapropria posizione monopolistica per estrarre una rendita”.

Fastweb+Vodafone, Wind Tre, Iliad e Sky auspicano perciò che l’Autorità non si limiti a correggere le tariffe, ma torni a valutare l’opportunità di introdurre obblighi regolatori più stringenti.

Il ricorso di Tim e il nodo del Master Service Agreement

Sul confronto regolatorio si innesta il contenzioso avviato da Tim. Il gruppo guidato da Pietro Labriola ha presentato un ricorso d’urgenza ex articolo 700 al Tribunale di Milano, chiedendo l’applicazione delle tariffe stabilite nel Master Service Agreement sottoscritto nel 2024 e la verifica preventiva da parte dell’Agcom delle nuove condizioni.

L’udienza è attesa il 16 luglio. Qualora il Tribunale accogliesse le richieste di Tim, FiberCop potrebbe essere obbligata a sottoporre all’Autorità anche il listino contenuto nell’Msa. La valutazione regolatoria verrebbe così estesa alle condizioni applicate al principale cliente della società della rete. L’esistenza del ricorso e la richiesta di sottoporre il nuovo schema tariffario alla verifica ex ante dell’Agcom sono state confermate da più fonti.

Tim sostiene che il nuovo tariffario non rispetti i prezzi e il sistema di sconti per volumi concordati al momento della separazione della rete. FiberCop, invece, considera gli adeguamenti coerenti con la dinamica dei costi e dell’inflazione e sostiene che le proprie tariffe rimangano tra le più basse in Europa.

La società wholesale ha inoltre precisato che il ricorso non produce effetti sospensivi sul procedimento in corso presso l’Agcom. I giudici hanno già respinto la richiesta di adottare provvedimenti senza aver prima ascoltato FiberCop, “in quanto la ricorrente non ha motivato perché non possa servirsi dell’autotutela contrattuale”.

FiberCop presenterà le proprie memorie difensive entro i termini indicati dal giudice, “evidenziando la piena correttezza del proprio operato e la totale infondatezza dell’azione proposta da Tim”.

Per Tim beneficio potenziale sui margini e sulla cassa

Secondo Intermonte, gli eventuali rilievi dell’Agcom rappresenterebbero uno sviluppo favorevole per Tim, che nel 2025 avrebbe generato circa il 52% dei ricavi di FiberCop e sostiene quindi una parte rilevante dei costi per l’accesso alla rete.

Le principali voci interessate sono l’unbundling del local loop, i servizi VULA su reti Ftth e Fttc e la co-location. Un riallineamento dei prezzi wholesale ai principi stabiliti dall’analisi di mercato di marzo ridurrebbe il rischio di rincari e potrebbe produrre per Tim un beneficio di alcune decine di milioni di euro sull’Ebitda after lease e sull’equity free cash flow.

A questo possibile effetto si aggiunge l’esito dell’udienza del 16 luglio. L’eventuale sottoposizione del listino Msa allo scrutinio dell’Agcom aumenterebbe, secondo gli analisti, la trasparenza delle condizioni e la capacità negoziale di Tim su una componente strutturale dei costi operativi.

Anche uno slittamento dell’entrata in vigore oltre il 16 settembre avrebbe conseguenze positive nel breve periodo. L’applicazione transitoria delle vecchie tariffe, accompagnata dal successivo conguaglio, eviterebbe shock immediati sulla base dei costi e garantirebbe maggiore visibilità sui margini e sulla generazione di cassa.

La verifica dell’Agcom diventa così decisiva non soltanto per stabilire il livello dei prezzi di accesso, ma anche per misurare l’effettiva tenuta del modello wholesale only costruito dopo la separazione della rete di Tim. Un modello chiamato a conciliare la remunerazione degli investimenti di FiberCop con la tutela della concorrenza e la sostenibilità economica degli operatori che utilizzano l’infrastruttura.

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