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Frequenze, primi dubbi sugli incassi delle aste

I tecnici del servizio Bilancio della Camera: se utilizzati per coprire spese “ordinarie” del maxiemendamento del governo al ddl stabilità, si potrebbe determinare un “peggioramento dell’indebitamento netto strutturale”

15 Nov 2010

I 2,4 miliardi di euro attesi dall'asta sulle frequenze del
dividendo digitale esterno, se utilizzati per coprire spese
"ordinarie" del maxiemendamento del governo al ddl
stabilità, potrebbero determinare un "peggioramento
dell'indebitamento netto strutturale". A sottolinearlo i
tecnici del Servizio Bilancio della Camera secondo cui occorre
verificare la natura di queste entrate per "valutare la
possibilità di utilizzare le risorse medesime per la copertura
degli oneri" previsti nel maxiemendamento.

Inoltre, si legge nel dossier, sarebbe "opportuno acquisire
dal governo elementi in merito alla effettiva possibilità di
assicurare l'espletamento delle gare in tempi idonei a
garantire gli introiti previsti per l'esercizio 2012".
Questo anche in considerazione dei "passaggi procedurali
preordinati alla razionalizzazione delle frequenze attualmente in
uso ai fini delle successive assegnazioni''.

"Tra le risorse attivate – ricordano i tecnici – sono comprese
le maggiori entrate extratributarie derivanti dall'assegnazione
delle frequenze digitali, stimate in 2,4 miliardi di euro per il
2011. Tali risorse, in base ai criteri contabili europei,
dovrebbero costituire entrate una tantum, in quanto prive di
impatto sull'indebitamento netto strutturale. Pertanto, ove
dovesse trovare conferma la qualificazione degli introiti derivanti
dall'assegnazione delle frequenze come entrate una tantum, il
loro utilizzo a fini di copertura di minori entrate o maggiori
spese di carattere ordinario potrebbe determinare un peggioramento
dell'indebitamento netto strutturale".