6G entra nella fase decisiva e il dibattito globale sullo spettro 6-8 GHz si fa più acceso. Il nuovo scenario emerge dall’analisi di Stefan Pongratz, vicepresidente di Dell’Oro Group, che osserva come gli Stati Uniti stiano assumendo nuovamente una posizione singolare nella definizione delle strategie per le reti di prossima generazione. Il riferimento è alla decisione americana di destinare l’intera banda a 6 GHz agli usi senza licenza, una scelta che affonda le radici nel precedente 5G basato su mmWave e che potrebbe generare un nuovo disallineamento rispetto al resto del mondo.
Il quadro industriale è cambiato. Le iniziali perplessità sulla sostenibilità di un’altra transizione tecnologica hanno lasciato spazio alla consapevolezza che il passo verso il 6G appare inevitabile. Oltre alla spinta del traffico dati, incidono la crescita dei dispositivi sempre connessi, l’avanzata dell’edge intelligence e il ruolo della connettività nell’economia dell’intelligenza artificiale. Pongratz sottolinea che “l’incertezza su dove saremo tra dieci anni rende sorprendenti gli ampi divari nelle politiche adottate dai vari Paesi”.
Indice degli argomenti
Cambiano i modelli di traffico e aumentano le pressioni sulla capacità
Secondo Dell’Oro Group, le reti mobili vivono un’evoluzione strutturale. I rapporti tra uplink e downlink si stanno riequilibrando, gli smartphone restano centrali ma non più dominanti e cresce la parte di dati generata dalle macchine. Le sperimentazioni su nuovi dispositivi, come gli occhiali intelligenti, mostrano che l’upload continuo di video e contenuti analizzati in tempo reale potrebbe amplificare la domanda di banda.
In questo contesto, l’industria registra un miglioramento delle stime sulla crescita del traffico entro fine decennio. Gli operatori osservano l’emergere di un profilo di utilizzo più variabile, potenzialmente non sostenibile con l’attuale disponibilità spettrale. Pongratz nota che “il problema non riguarda più solo quanta capacità di aggiungere, ma come adattare la rete a tipologie di traffico profondamente diverse“.
La sfida dei blocchi larghi e l’importanza della macro-grid
Il tema centrale è la disponibilità di blocchi contigui da 200 o 400 MHz, essenziali per garantire maggiore efficienza radio e ridurre il costo per bit. Gli algoritmi di AI e le innovazioni del Ran potranno migliorare la resa spettrale, ma non abbastanza da compensare la mancanza di nuova banda.
La prospettiva di espandere la rete con nuove celle risulta economicamente complessa: il Ran pesa meno del 15% sul totale dei costi, ma ogni nuovo sito porta con sé oneri operativi significativi. Per questo motivo, la possibilità di usare bande più ampie sulla stessa infrastruttura esistente rappresenta un fattore critico.
La discussione si concentra oggi sulla porzione 6,4-8,4 GHz, ritenuta la più promettente per il 6G nonostante le maggiori perdite di propagazione rispetto alla C-band. Le soluzioni Massive Mimo di nuova generazione, come le antenne 128TR con 768 elementi, mostrano risultati incoraggianti. Test preliminari di Huawei e Nokia confermano che il divario prestazionale può essere colmato con configurazioni avanzate.
Un equilibrio difficile tra licenziato e non licenziato
La divergenza tra Stati Uniti e resto del mondo nasce dalla diversa lettura dei valori economici associati allo spettro. Il fronte Wi-Fi evidenzia come nel 2025 solo il 34% del traffico complessivo sia transitato sulle reti mobili e segnala la necessità di nuove risorse per decongestionare le bande a 2,4 e 5 GHz.
Le telco ribattono che la fotografia attuale non coglie le esigenze dei prossimi dieci anni. Il rischio è saturare troppo presto le capacità delle reti mobili, proprio quando l’AI genererà un volume crescente di flussi uplink continui. Per il settore mobile la banda a 6 GHz rappresenta l’unica opzione realistica per garantire copertura ampia e prestazioni elevate senza ricorrere a un nuovo site grid.
La linea di compromesso, adottata in molti Paesi, prevede un mix: la parte inferiore del range, tra 5,9 e 6,4 GHz, ai servizi senza licenza, mentre il segmento superiore tra 6,4 e 7,1 GHz alle reti mobili. Questa configurazione cerca di bilanciare esigenze divergenti e ridurre il rischio di decisioni irreversibili.
Gli Stati Uniti e il rischio di un nuovo disallineamento globale
La scelta americana di destinare l’intera banda a 6 GHz all’uso unlicensed appare oggi un’eccezione piuttosto che una regola. Anche se la posizione statunitense trova alcuni alleati, l’approccio ibrido prevale nel resto del mondo. Pongratz osserva che “non tutti avranno ragione, e le implicazioni economiche potrebbero emergere solo tra molti anni”.
Il timore è un déjà-vu. Con il 5G gli Stati Uniti puntarono sulle mmWave, mentre Europa e Asia si concentrarono sui mid-band. L’esito fu una frammentazione tecnologica che rallentò la maturità delle frequenze più alte. Nel 6G il divario potrebbe estendersi, influenzando costruttori, roadmap globali e scala industriale.
Prospettive: un equilibrio ancora da costruire
Il dibattito sul 6G, ricorda Dell’Oro Group, non riguarda solo la tecnologia ma la visione di un ecosistema digitale in rapido mutamento. La definizione della banda a 6 GHz è un tassello essenziale per un futuro dominato da dati generati dalle macchine, nuovi dispositivi e applicazioni sensibili alla latenza.
Gli Stati Uniti potrebbero ritrovarsi isolati se la comunità internazionale convergerà su una strategia più bilanciata. Tuttavia, lo scenario resta aperto e l’incertezza tecnologica gioca un ruolo centrale. Le decisioni prese oggi, conclude Pongratz, incorporano “opportunità e costi impliciti che comprenderemo appieno solo nel prossimo decennio”.












