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Frullone: “Con il 4G rischio giungla di antenne”

Il direttore ricerche della Fondazione Ugo Bordoni punta il dito sulla normativa iper cautelativa sulle emissioni elettromagnetiche: “Troppo zelo nell’applicare i 6 V/m. Il deployment delle reti sarà problematico”

31 Ott 2011

L’applicazione iper cautelativa del limite dei 6 V/m della legge
italiana sulle emissioni elettromagnetiche rischia di rallentare se
non paralizzare il deployment delle reti Lte. Uno spiraglio si apre
ora con la proposta di revisione della legge sui limiti dei campi
magnetici, presente nella bozza del Decreto Sviluppo.

La normativa nel nostro paese è la più restrittiva d’Europa,
dove i limiti variano invece fra 40 e 60 V/m, in funzione della
frequenza, secondo andamenti universalmente adoperati. In più, il
rischio di una giungla di antenne è assicurato, per
l’impossibilità degli operatori di condividere i siti di altri
operatori o di riutilizzare i propri già esistenti, a causa dei 6
V/m.

“Si rischia una giungla di antenne, per una paura che negli anni
‘90 ha colpito soltanto noi in Europa”, dice Mario Frullone,
direttore ricerche della Fondazione Ugo Bordoni. “La scelta
italiana di adottare limiti così stringenti per quanto riguarda le
emissioni elettromagnetiche ha ridotto drasticamente il co-siting
fra operatori rispetto agli altri paesi europei. Per garantire agli
utenti livelli di servizio soddisfacenti, in termini di copertura e
di capacità, è stata inevitabile la moltiplicazione delle antenne
sui tetti, responsabile spesso di un eccessivo impatto
paesaggistico”.

Il futuro deployment delle reti Lte appare estremamente
problematico. In prossimità di molti siti ci si avvicina già al
limite dei 6 V/m, a causa delle installazioni per il Gsm, il Gsm
1800 e l’Umts, con più apparati di uno stesso operatore o di
operatori diversi.

Con l’Lte ogni operatore dovrà necessariamente cercare nuovi
siti. “C’è il rischio che in Italia gli operatori debbano
installare dai 15mila ai 20mila nuovi siti per il deployment
dell’Lte – dice Frullone – con un evidente aggravio di costi e
con un insostenibile impatto paesaggistico”. Un enorme
proliferare di antenne, visto che già oggi ogni operatore ha molte
decine di migliaia di antenne sul territorio.

C’è poi il capitolo economico. “Imporre esborsi inutili agli
operatori, in un momento in cui il settore delle Tlc ha investito 4
miliardi per le frequenze 4G, è assurdo – continua il dirigente
della Fub -. L’affitto dei siti è una delle voci di costo più
alte per le telco”. Un approccio più flessibile a livello
nazionale semplificherebbe l’iter autorizzativo.

“Il modo in cui viene valutato il rispetto dei limiti talvolta è
poco aderente al reale funzionamento delle reti. Ci sono Arpa
regionali che usano approcci di simulazione iper cautelativi per
valutare gli impianti in fase di autorizzazione”, racconta
Frullone, secondo cui la cosa migliore sarebbe “autorizzare
l’installazione, salvo controllarne in seguito la
conformità”.

“C’è stato poi un eccessivo zelo nell’identificare le aree
dove si applica il limite dei 6 V/m. Secondo la normativa, i 6 V/m
sono imposti nelle aree pubbliche e dove la permanenza del pubblico
è superiore alle 4 ore, come in tutte le aree indoor – sottolinea
Frullone -. Si è finito però per pretendere che il limite dei 6
V/m valesse dappertutto, applicando il limite anche a pertinenze
esterne dove la permanenza è ben inferiore a quattro ore, come un
balcone o un terrazzo sui piani più alti.
Se si tratta di pertinenze adoperate realmente per trascorrere
parte della giornata, allora lo capisco, ma estendere
l’applicazione dei 6 V/m a qualunque pertinenza esterna (cortili
di palazzi non abitati, giardini, ecc.) va al di là dello spirito
della legge, già di per sé molto cautelativo”.

A giugno lo Iarc (International agency for research on cancer),
agenzia dell’Oms ha deciso di mettere i campi elettromagnetici a
radiofrequenza sotto osservazione nella categoria 2B. A fine
ottobre l’Istituto Epidemiologico dei tumori danese ha presentato
un imponente studio sui rischi per la salute legati ai telefonini,
evidenziando l’assenza di effetti dannosi. Le stazioni radio base
sono assolte da tempo e l’Oms non prevede ulteriori studi.

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