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Geolocalizzazione, Twitter “estorce” i dati degli utenti

Un algoritmo messo a punto dalla Northwestern University ricostruisce le coordinate degli iscritti che in fase di registrazione avevano optato per la riservatezza. Via ai primi 10mila test

20 Giu 2011

Twitter studia un software in grado di spiare il nostro
posizionamento. Il sito di microblogging, che punta a analizzare i
tweet in relazione al contesto geografico e per inviare pubblicità
mirate, ha scoperto che il 34% dei suoi utenti, quando fornisce
all'azienda le informazioni personali, non riempie con dettagli
precisi la casella “location”. Per questo Twitter ha deciso di
sperimentare il funzionamento di un algoritmo che ricava il Paese
in cui l’utente risiede in base a quanto scrive nei messaggi.

L’algoritmo, riporta Technology Review, è stato disegnato da
scienziati della Northwestern University e della divisione ricerca
di Xerox (Xerox Parc) e automatizza il processo con cui la location
viene desunta dalle frasi scritte nei tweet. L’uso del software
appare preoccupante proprio perché oltre un terzo degli utenti del
sito manifesta un chiaro desiderio di mantenere riservata
l’informazione sulla location. Il 34% non solo sceglie di non
fornire l’informazione a Twitter, ma nell’apposito spazio del
questionario con cui il sito raccoglie i dati personali, spesso
lascia informazioni fuorvianti, misteriose o anche ostili.

Il software di Twitter, che è stato per ora applicato a un gruppo
di 10.000 tweet recenti di utenti attivi del sito, non è in grado
di capire l’indirizzo o il codice di avviamento postale
dell’utente, ma è riuscito a determinare in quale Stato degli
Usa l’utente abiti.

I ricercatori hanno scoperto che gli abitanti del Colorado, per
esempio, usavano spesso la parola Colorado nei messaggi, mentre i
canadesi si distinguono per l'utilizzo della parola “elk” e
i residenti del Michigan per la parola "biggbi". Il
linguaggio che usiamo – e in generale i nostri comportamenti e
abitudini – quando siamo online rivelano molto di noi, anche più
di quanto ci rendiamo conto. Non è esattamente l’era
post-privacy di cui parla Zuckerberg di Facebook, ma sicuramente
fidarci ciecamente del fatto che su Internet ci sia una privacy si
dimostra sempre più un’illusione.

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