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Giro di boa per 3 Italia: primo utile di bilancio dopo 10 anni

I dati non sono ufficiali, ma dal palco della convention statunitese l’Ad Novari annuncia che “l’Ebit risulta positivo per diverse decine di milioni di euro”. Resta però la spada di Damocle dei costi di terminazione

01 Feb 2011

Giro di boa per 3 Italia. A dieci anni dal debutto sul mercato,
l'azienda capitanata da Vincenzo Novari ha registrato il primo
utile di bilancio. I dettagli non sono ancora stati resi noti ma
secondo quanto riferisce il quotidiano La Stampa è stata la
convention organizzata in Florida dall'azienda a fare da palco
all'annuncio. Nel 2010 l'Ebit risulta positivo "per
diverse decine di milioni di euro", ha detto Novari. E il
fatturato sarebbe balzato in avanti del 4% a quota 2 miliardi.
"Tutti ci dicevano che contro Tim e Vodafone non solo non
saremmo riusciti a fare soldi ma neppure a sopravvivere", ha
aggiunto Novari.

Un risultato storico considerato che fino al 2008 l'azienda
contava 800 milioni di debito, dimezzati a 400 nel 2009. Un
risultato reso possibile grazie agli ingenti investimenti da parte
dell'azionista Hutchison Whampoa che nell'arco degli anni
ha sostenuto la filiale italiana pompando risorse per 7 miliardi di
euro. Una cifra che, secondo quanto riferisce Novari, rappresenta
il maggior investimento in Italia dopo il piano Marshall.

Vero è però che il risultato ottenuto potrebbe subire forti
ridimensionamenti. Secondo quanto dichiarato nei giorni scorsi da
Novari, in un'intervista rilasciata al Sole 24Ore, gli aumenti
delle tariffe di terminazione mobile potrebbero sortire un impatto
devastante per l'azienda. "Determinante la decisione
definitiva del Consiglio di Stato che dovrà valutare se mantenere
le nostre tariffe di terminazione, cioè gli introiti riconosciuti
all’operatore sul quale termina una chiamata, a quota 11
centesimi, o farle scendere a 9 cent e quindi arrivare come
previsto a quota 4,5 cent nel 2012". In caso il Tar optasse
per l'opzione b circa 40 milioni di euro di ricavi dovrebbero
essere ridistribuiti agli operatori concorrenti.  "40 milioni
– puntualizza l'Ad – che segnano la differenza fra il buio e la
speranza".

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