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Huawei replica agli Usa: “Nessun finanziamento da Pechino”

Si inasprisce lo scontro acceso dalle accuse mosse dalle autorità americane sulle presunta linea di credito della Banca cinese a supporto delle attività dell’azienda. Il vp external affair, Bill Plummer: “Solo una minima frazione del nostro business ha effettivamente beneficiato dei crediti”

21 Giu 2011

E’ ancora scontro tra Huawei Technologies e le autorità
americane per i presunti aiuti di Pechino al colosso delle
attrezzature di telecomunicazione cinese. Dopo le dichiarazioni di
Fred Hochberg, presidente della Us Export-Import Bank, secondo cui
la “crescita di Huawei è stata sensazionale perché sostenuta da
una linea di credito di 30 miliardi dollari da parte della Banca
cinese per lo sviluppo”, il vice president of external affairs
dell’azienda cinese, Bill Plummer, ha replicato che si tratta di
un’affermazione "assolutamente non corretta".

"Il sostegno della Chinese devolpment bank permette a Huawei
di ridurre significativamente il costo del capitale e di offrire
finanziamenti ai suoi acquirenti a prezzi e condizioni migliori
rispetto alla concorrenza", secondo Hochberg.

Hochberg ha utilizzato Huawei come esempio di ciò che ha descritto
come “il mutato contesto globale per gli esportatori
statunitensi”, in cui la Cina e altre economie emergenti stanno
dirigendo i flussi di capitale verso alcuni settori privilegiati
nel tentativo di catturare quote di mercato.

Plummer ha chiarito che la Banca cinese per lo sviluppo (Cdb) ha
acconsentito nel 2004 a mettere a disposizione "fino a 10
miliardi di dollari di crediti all'esportazione per potenziali
clienti di Huawei, ma non direttamente per Huawei”. Quando
quell’accordo è scaduto, Huawei e la Cdb hanno firmato un
secondo memorandum di intesa nel 2009 per 30 miliardi di dollari in
cinque anni.

Dal 2005, i clienti di Huawei hanno fatto richiesta per 4,25
miliardi dollari di crediti all'esportazione della Cdb per
finanziare 35 progetti in tutto il mondo, ha continuato Plummer.
"Solo 2,99 miliardi dollari di questi 4,25 miliardi sono stati
in realtà estesi all'intesa del 2009. Nello stesso periodo di
tempo, dal 2005 fino ad oggi, le nostre vendite globali hanno
superato 110 miliardi di dollari. Si tratta di una minuscola
frazione del nostro business che ha effettivamente beneficiato dei
crediti per i clienti dalla China Development Bank", ha detto
Plummer.

"L'idea che ci sia una linea di credito di 30 miliardi
dollari per Huawei che ha guidato la nostra crescita globale è
fondamentalmente errata," ha aggiunto il top executive del
gruppo cinese.

"Il presidente Hochberg resta convinto che ci sia una linea di
credito di 30 miliardi di dollari da parte della Banca cinese per
lo sviluppo – utilizzato come buyer financing – che ha certamente
contribuito alla crescita di Huawei. Un sostegno finanziario di
questa portata crea opzioni e opportunità che altrimenti non
potrebbero esistere", ha replicato la vice president della
Eximbank, Maura Policelli.

Non è la prima volta che Huawei viene attaccata dalle autorità
americane in merito a veri o presunti appoggi finanziari da parte
di Pechino. Ma le contraddizioni del colosso cinese, che sta
rapidamente conquistando quote di mercato a danno dei competitor
occidentali, non finiscono qui perché mentre Pechino censura i
social network e vieta Facebook in Cina, Huawei fa dei siti sociali
uno degli strumenti chiave delle sue campagne di marketing quando
si tratta di far conoscere al grande pubblico i suoi prodotti
consumer, come il nuovo tablet MediaPad, per il quale ha creato una
pagina proprio su Facebook, come segnala oggi Bloomberg.

Questo profilo Facebook contiene il collegamento a un video che
l’azienda cinese ha inserito su un altro sito vietato in Cina:
YouTube. I social network sono “molto importanti” per Huawei
per superare le “enormi difficoltà” che incontra nel
costruirsi un brand globale, spiega Victor Xu, chief marketing
officer for devices di Huawei.

Il ruolo attribuito da Huawei nella sua campagna di marketing
globale a social media come Facebook, YouTube e Twitter che sono
vietati dalla censura cinese dimostra la crescente importanza che i
mercati esteri (Usa e Europa) hanno per il vendor cinese, il cui
obiettivo è triplicare le sue vendite annuali a circa 100 miliardi
di dollari nei prossimi dieci anni. Il giro d’affari
internazionale ha già superato le vendite cinesi di Huawei nel
2005 e ha rappresentato il 65% del fatturato complessivo l’anno
scorso.

“Se la Cina non permette alle sue aziende esportatrici di
accedere a questi network, è come se le aggravasse con una
tassa”, afferma Duncan Clark, presidente della società di
consulenza di Pechino Bda China. “Tramite i social media, Huawei
può raggiungere i blogger, i consumatori appassionati
dell’hitech, chi usa intensivamente Twitter e Facebook e può
avere un impatto molto maggiore e con costi molto inferiori
rispetto a una massiccia campagna pubblicitaria in diversi Paesi
del mondo”.