Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Il 20 maggio sciopero di tutti i lavoratori Vodafone

Mobilitazione unitaria contro la cessione di 300 addetti ad Ericsson. Genovesi (Slc-Cgil): “Vogliamo garanzie sullo sviluppo industriale e sull’occupazione”

03 Mag 2011

“E’ iniziato ieri e durerà fino al 25 maggio, esclusi i giorni
a ridosso delle elezioni amministrative, lo sciopero delle
prestazioni straordinarie, del lavoro programmato e della
reperibilità, per tutti i lavoratori della rete Vodafone, cui sta
aderendo, già ad oggi, il 90% dei lavoratori. Il 20 maggio inoltre
tutti i lavoratori di Vodafone, rete, customer, negozi, ecc.
sciopereranno per l’intera giornata. Per protestare contro la
cessione degli oltre 300 lavoratori della rete ceduti a Ericsson,
per avere garanzie sullo sviluppo industriale e sul perimetro
occupazionale di un’azienda che, temiamo, non avendo più né
customer né rete come core business, rischia di ridursi a mero
brand”. Lo dice in una nota Alessandro Genovesi, segretario
nazionale di Slc-Cgil, annunciando l’inizio della mobilitazione
promossa insieme a Fistel-Cisl e Uilcom-Uil.

“Insieme agli amici di Fistel-Cisl e Uilcom-Uil, chiediamo ai
lavoratori il massimo di mobilitazione per ottenere garanzie e
tutele non solo per i lavoratori ceduti, ma per l’intera
popolazione aziendale, sapendo che la vertenza sarà lunga e
complicata e che Vodafone deve dimostrare, a fronte degli utili
conseguiti, che non si sta riorganizzando per diventare qualcosa di
diverso da un’impresa di Tlc”.
“Come può – continua Genovesi – Vodafone candidarsi infatti ad
essere uno dei soggetti protagonisti anche delle reti di nuova
generazione, senza garanzie reali sull’occupazione e su chi
materialmente deve mantenerle, svilupparle e progettarle, è una
domanda a cui nessuno può sottrarsi”.

“Come sindacato faremo il nostro mestiere fino in fondo,
lasciando l’ultima parola agli interessati, ma l’azienda deve
assumersi le proprie responsabilità e non trattare i suoi
lavoratori come limoni che, una volta spremuti, vengono buttati”.