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Il quantum entra nelle Tlc: non più “promessa” ma priorità strategica



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Gli operatori si muovono con cautela ma con continuità: più partnership, più competenze, primi casi d’uso e offerte di nicchia per il mondo enterprise. La fase è ancora sperimentale, ma la direzione è ormai tracciata: la tecnologia smette di essere marginale e diventa un investimento sul medio periodo

Pubblicato il 20 gen 2026



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Il quantum telco non è più un esercizio teorico riservato ai laboratori di ricerca. Anche se la maturità industriale resta lontana, gli operatori di telecomunicazioni hanno iniziato a muoversi con continuità, costruendo competenze, partnership e casi d’uso. È un percorso prudente, spesso frammentato, ma ormai strutturato. A fotografarlo è Stl Partners con il Q-Beat, il primo tracker dedicato ai deployment quantistici nelle telco, che censisce 75 iniziative a livello globale fino a giugno 2025. Il dato più rilevante non è tanto il volume assoluto, quanto la traiettoria: il quantum telco entra stabilmente nell’agenda strategica degli operatori, soprattutto nei mercati più avanzati.

Una tecnologia acerba, ma non più marginale

Il report di Stl Partners chiarisce subito il contesto. L’utilizzo commerciale delle tecnologie quantistiche nelle telecomunicazioni è ancora agli inizi. Tuttavia, diversi grandi operatori hanno avviato attività esplorative da anni. Il tracker individua 29 telco coinvolte in progetti quantistici e 29 Paesi con iniziative attive. La concentrazione geografica non sorprende. Asia-Pacifico guida la classifica, con Corea del Sud e Giappone in prima linea, seguite da Stati Uniti ed Europa occidentale.

In questa fase, la parola chiave resta sperimentazione. Il 35% delle iniziative riguarda annunci o studi preliminari, mentre il 28% si colloca a livello di trial o proof of concept. Le soluzioni già lanciate rappresentano il 25%, mentre gli investimenti diretti in startup o asset quantistici si fermano al 12%. Il quadro restituisce l’immagine di un settore che testa il terreno, senza accelerazioni premature, ma con una direzione chiara.

Opportunità prima che difesa: dove puntano gli operatori

Uno degli elementi più interessanti emersi dal tracker riguarda le motivazioni che spingono le telco verso il quantum. La creazione di nuove opportunità prevale nettamente sulla difesa dai rischi futuri. L’80% dei progetti censiti si concentra sullo sviluppo di applicazioni e servizi abilitati dalle tecnologie quantistiche, mentre solo una quota minoritaria affronta direttamente le minacce legate alla cybersecurity post-quantum.

Questo orientamento riflette una scelta strategica precisa. Gli operatori cercano di posizionarsi lungo la catena del valore, anticipando scenari in cui il quantum computing e le comunicazioni quantistiche potranno generare nuovi ricavi. La protezione dalle minacce, come il paradigma “harvest now, decrypt later”, resta sullo sfondo, ma non domina l’agenda.

Comunicazioni quantistiche: il primo banco di prova

All’interno del perimetro quantum telco, la comunicazione quantistica è l’area più attiva. Su 75 progetti totali, 42 riguardano reti e collegamenti sicuri basati su quantum key distribution. Si tratta per lo più di sperimentazioni su distanze limitate, che collegano pochi nodi e dimostrano la fattibilità tecnica di reti intrinsecamente sicure.

Questi progetti coinvolgono quasi sempre partner specializzati, spesso provenienti dal mondo della ricerca o dell’industria hardware. Tra i nomi più ricorrenti spicca Toshiba, particolarmente attiva nello sviluppo di soluzioni per la distribuzione di chiavi quantistiche insieme agli operatori. Il modello è collaborativo e riflette una consapevolezza diffusa: nessuna telco può affrontare da sola la complessità del quantum.

Calcolo quantistico: tra ottimizzazione e posizionamento strategico

Il quantum computing rappresenta la seconda area per numero di iniziative, con 24 progetti censiti. In questo caso, le applicazioni sono ancora più eterogenee. Alcuni operatori testano l’uso di computer quantistici di prima generazione per l’ottimizzazione delle reti, ad esempio nella gestione delle risorse o nella pianificazione del traffico. Altri puntano su partnership di lungo periodo, finalizzate a sviluppare casi d’uso futuri da portare sul mercato quando la tecnologia sarà più matura.

Qui emerge una distinzione importante. Il quantum telco non coincide con l’adozione immediata di computer quantistici, ma con la costruzione di competenze. Le telco investono tempo e risorse per capire come integrare il quantum nei propri processi, evitando approcci opportunistici che rischierebbero di bruciare capitale e credibilità.

Sensing quantistico: una nicchia ad alto potenziale

Molto più limitata, ma non meno interessante, è l’attività nel quantum sensing. Solo due progetti rientrano in questa categoria. Uno è legato a un investimento di SK Telecom in una startup specializzata, l’altro al centro di eccellenza quantistico di Telefónica, che esplora anche applicazioni di sensing avanzato.

Il dato va letto con cautela. Il sensing quantistico promette benefici significativi in ambiti come il monitoraggio delle infrastrutture e la misurazione di parametri fisici critici. Tuttavia, la distanza dal mercato resta ampia e le telco preferiscono concentrarsi su ambiti più direttamente collegati al core business.

Dalla sperimentazione al mercato: i primi segnali concreti

Nonostante l’immaturità complessiva, il tracker evidenzia un passaggio chiave. Sedici progetti quantistici sono già stati lanciati commercialmente, pari al 21% delle iniziative censite. Si tratta quasi sempre di soluzioni rivolte al segmento enterprise, dove la disponibilità a investire in sicurezza avanzata è maggiore.

Le offerte includono reti quantum-secure, Vpn quantum-safe e servizi basati su crittografia post-quantum. Non siamo ancora di fronte a un mercato di massa, ma il segnale è chiaro. Il quantum telco inizia a tradursi in prodotti, seppur di nicchia, che permettono agli operatori di testare modelli di pricing, processi di delivery e relazioni con i clienti.

Partnership come leva strutturale

Un tratto comune a quasi tutte le iniziative censite è il ricorso a partnership. Le telco collaborano con università, centri di ricerca, vendor tecnologici e startup. Questo approccio riduce il rischio e accelera l’apprendimento. Allo stesso tempo, consente agli operatori di posizionarsi come orchestratori, piuttosto che come semplici utilizzatori della tecnologia.

La leadership di SK Telecom per numero di annunci quantistici riflette proprio questa strategia. L’operatore coreano combina investimenti, sperimentazioni e comunicazione, costruendo un racconto coerente intorno al proprio ruolo nel quantum telco.

Tra hype e disciplina strategica

Il rischio di hype resta elevato. Il quantum è una tecnologia complessa, con tempi di adozione lunghi e ritorni incerti. Stl Partners sottolinea come molti progetti coprano più ambiti contemporaneamente, segno di una fase esplorativa in cui i confini applicativi non sono ancora definiti. Tuttavia, la disciplina mostrata dagli operatori suggerisce una maturità crescente.

Il quantum telco non viene trattato come una scorciatoia per nuovi ricavi immediati, ma come un investimento opzionale sul futuro. È una differenza sostanziale rispetto ad altre ondate tecnologiche del passato, dove l’entusiasmo iniziale ha spesso lasciato spazio a rapide disillusioni.

Uno sguardo al medio termine

Nel medio periodo, la vera sfida sarà passare dalla logica del progetto a quella della piattaforma. Per farlo, le telco dovranno integrare le tecnologie quantistiche con cloud, edge e AI, costruendo offerte ibride capaci di scalare. Allo stesso tempo, la pressione regolatoria sulla sicurezza post-quantum potrebbe accelerare la domanda, spingendo gli operatori a trasformare una necessità difensiva in un’opportunità commerciale.

Il quadro tracciato dal Q-Beat suggerisce che il percorso è appena iniziato, ma non è più reversibile. Il quantum telco è entrato nella fase della continuità, fatta di piccoli passi, apprendimento incrementale e primi riscontri dal mercato. Chi saprà mantenere una visione di lungo periodo, evitando scorciatoie, potrebbe trovarsi in una posizione di vantaggio quando il quantum passerà, finalmente, dalla promessa alla scala.

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