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In Italia le telco già all’opera

Obiettivo: fornire a sviluppatori e vendor le capability per rendere le soluzioni più fruibili

22 Mar 2010

Quello delle applicazioni per telefoni cellulari è un mercato che
in pochi anni supererà i 20 miliardi di dollari. A questo punto
gli operatori devono decidere quale fetta si vogliono aggiudicare e
come. Di certo intendono tutti approfittare dell’aumento del
traffico e dell’uso di internet in mobilità generato dalle
applicazioni. E nessuno vuole semplicemente stare a guardare.

Per 3 Italia il mercato delle applicazioni non è nuovo. “Siamo
partiti nel 2007 con x-series, oggi “3 internet mobile”: i
nostri clienti potevano accedere a uno store e scaricare dai loro
videofonini contenuti e applicazioni legate al web 2.0,
utilizzabili anche con telefoni low-cost”, racconta Federico
Karrer, Data & Vas Director dell’azienda. In casa 3, inoltre, non
sarebbe una novità neanche ideare e sviluppare applicazioni legate
a propri servizi da pubblicare poi su cataloghi esterni. È il
caso, per esempio, di  “mobile 3tv”, applicazione che permette
di guardare la tv digitale mobile di 3 Italia sull’iPhone. Presto
arriverà l’aggiornamento che alla tv affiancherà anche
contenuti video on demand e potrebbero anche arrivare app tutte
nuove. “Sempre che esista una massa critica interessante, ovvero
se si prospetta la possibilità di raggiungere una fetta
significativa di utenti”, puntualizza Karrer.

Di un catalogo proprio al momento non si parla, né si pensa di
entrare in competizione su questo terreno con Apple, Nokia o
Microsoft. Meglio offrire a chi sviluppa e vende le applicazioni le
capability di un operatore, che permettono maggiore diffusione e
semplicità di uso delle applicazioni.
La competizione diretta non interessa neanche Wind, parola di
Antonio Converti, direttore di Portal and Vas dell’azienda: “La
nostra strategia è orientata al mobile web. Esiste un mondo di
contenuti e servizi disponibili via web e visto che il mercato dei
dispositivi va verso smartphone dotati di browser sempre più
vicini a quelli di un pc, sfrutteremo questo mondo”. Tuttavia,
spiega Converti, ci vuole un valore aggiunto, un web più
intelligente e lì intende agire Wind: facilitare le operazioni di
billing o fornire agli sviluppatori informazioni sul cliente per il
profiling e la customizzazione dei servizi.
Quella della billing integration per applicazioni sviluppate da
terzi è una strategia prevista anche da Tim: “Il mercato Usa è
abituato a usare le carte di credito per simili pagamenti, in
Italia invece il consumatore è più restio e preferisce poter
pagare attraverso l’operatore”, spiega Antonio Baldassarra,
Responsabile Mobile Broadband e Vas di Telecom Italia. I clienti
possono usufruire di applicazioni come il servizio di instant
messaging, quello di e-mail e “Tim Mobile speak” (applicazione
 destinata a non vedenti), ma presto avranno a disposizione un
intero appstore. “Vogliamo offrire ai nostri clienti una user
experience modello Internet e quindi la libertà di scegliere tra
le nostre applicazioni e quelle offerte dai cataloghi delle
manifatturiere, fornendo per le applicazioni a pagamento la
possibilità di utilizzare anche il credito residuo del telefonino
sia per le nostre sia per quelle degli altri application store”,
commenta Baldassarra. Quindi lo shop di Tim andrebbe ad affiancarsi
a quelli della case costruttrici.

Chi invece, oltre a garantire le funzionalità di un operatore alle
applicazioni delle manufatturiere, potrebbe rappresentare
un’alternativa allo store di Steve Jobs è la suite Vodafone360,
che presenta un negozio da oltre 7.000 applicazioni. Del resto
Vodafone è un gruppo internazionale, in grado di lanciare una
piattaforma di applicazioni in tutto il mondo ottimizzando gli
investimenti. La suite per ora è stata lanciata in Italia,
Germania, Grecia, Irlanda, Paesi Bassi, Portogallo Spagna e Gran
Bretagna e, nel corso del 2010, arriverà anche in altri Paesi tra
cui India, Nuova Zelanda, Romania, Turchia, Sud Africa, Francia e
Russia. La caratteristica principale dell’app shop di Vodafone è
l’universalità. “Il nostro store si basa su una piattaforma
aperta, fruibile da qualunque cliente su un’ampia gamma di
telefoni e con diversi sistemi operativi. Questo vuol dire che le
nostre applicazioni possono essere usate dal cliente
indipendentemente dal dispositivo”, sottolinea Vittorio Veltroni
direttore del Vodafone Internet Service in Italia. 

La ricerca della trasversalità e dell’universalità delle
applicazioni è anche l’obiettivo della Wholesale application
community, consorzio di 24 operatori tlc mondiali che, insieme a
Lg, Samsung e Sony, lavorerà proprio in questa direzione. Tra i 24
ci sono anche Wind, Vodafone e Telecom Italia.