LA VERTENZA

Infocontact, a Comdata il call center di Rende: salvati 462 posti di lavoro

Ok di Fistel, Uilcom e Ugl Telecomunicazioni alla cessione di ramo d’azienda: “Intesa che tutela occupazione e diritti”. Non firma la Slc Cgil: “La crisi scaricata solo sulle spalle dei lavoratori”. Nulla di fatto invece per la sede di Lamezia Terme: nessun accordo con l’acquirente Abramo

Pubblicato il 27 Mar 2015

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Ossigeno per 462 lavoratori di Infocontact. Dopo mesi di trattative al Mise è stata trovata l’intesa per la cessione del call center di Rende (Cs) a Comdata che consentirà la salvaguardia occupazionale per 332 lavoratori e 130 lavoratori a progetto.

L’accordo è stato firmato, da Fistel, Uilcom e Ugl Telecomunicazioni – la Slc non ha siglato a seguito di un referendum tra lavoratori che ha dato il via libera all’intesa che prevede una riduzione delle ore lavorate (da 8 a 6) e la salvaguardia del 97% del perimetro aziendale, il mantenimento degli scatti di anzianità e l’inquadramento professionale.

I sindacati esprimono soddisfazione “perché in mancanza di accordo si sarebbe arrivati al licenziamento dei lavoratori e la perdita delle commesse. Inoltre l’accordo consente la continuità occupazionale con gli stessi diritti (mantenimento articolo 18) cosa che non sarebbe avvenuto se i lavoratori fossero stati licenziati successivamente assunti con contratti a tutele crescenti previsti dal Jobs Act”.

“Si è usciti così da una vicenda molto complessa e delicata quale quella di un inevitabile fallimento – sottolinea segretario nazionale Uilcom, Pierpaolo Mischi – che invece potrà riportare, oggi una maggiore serenità in un territorio martoriato dalla disoccupazione soprattutto dei giovani ed in futuro, se gestito con saggezza dinamiche di sviluppo non solo per l’occupazione”.

Contatta da CorCom la Slc Cgil spiega le ragioni della mancato ok all’accordo. “La decisione è motivata dalle condizioni che si sono poste – un taglio delle ore di lavoro e del salario del 33%, senza nessuna prospettiva di poterle recuperare – che condannaano di fatto centinaia di giovani a dover “sopravvivere con stipendi da 500 euro e senza possibilità di trovarsi una nuova occupazione”, spiega il segretario nazionale Michele Azzola.

Secondo la Slc l’accordo introduce elementi gravi e preoccupanti “perché di fronte a una situazione oggettivamente complicata si sono scelte scorciatoie pericolose che impatteranno sull’insieme del settore”.

“Se per salvaguardare l’occupazione, i cui effetti sono figli delle commesse che si spostano – sottolinea Azzola – si devono tagliare le ore di lavoro, nei prossimi mesi tante aziende faranno la fila per chiedere le stesse condizioni per evitare i licenziamenti”.

“Esistevano ed esistono condizioni diverse che non scaricassero tutta la crisi sui lavoratori, introducendo elementi di flessibilità degli orari e di condizioni economiche che accompagnassero la fase di startup – insiste il sindaclista – Aver condizionato l’accordo a transazioni tombali obbligatorie, che costringono il lavoratore ad accettare le condizioni pena il licenziamento, rappresenta una barbarie giuridica senza precedenti. Vincolare, infine, anche chi sarà licenziato a dover conciliare obbligatoriamente non ha precedenti negli accordi sindacali sottoscritti in nessun settore”.

La Slc fa sapere che nei prossimi giorni convolgerà il ministero del Lavoro per verificare il corretto rispetto delle normative sul contratto part time applicate dall’azienda cessionaria e inizieremo una vertenza per ripristinare le condizioni di retribuzione dei lavoratori.

Ora si aspetta la soluzione anche per i lavoratori della sede Infocontact di Lamezia Terme, dato che – spiegano i sindacati – “l’acquirente Abramo non ha accettato le richieste del sindacato di assumere i lavoratori con le condizioni di Comdata ma esclusivamente a 4 ore”. I commissari – Infocontact è stata sottoposta a commissariamento – hanno aperto per il sito di Lamezia Terme le procedure di licenziamento dei lavoratori.

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