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Infrastruttuture critiche, l’Italia vara (in ritardo) la direttiva Ue

In base alle nuove norme ogni azienda dovrà avere un responsabile per la security ed elaborare un piano ad hoc su analisi delle minacce e contromisure da adottare. Ma l’Aiic lancia l’allarme: “Costi solo in capo alle aziende. Così si rischia che vengano scaricati sugli utenti”

06 Mag 2011

Mentre lo scenario geopolitico internazionale è sempre più
incandescente per il rischio di attentati, in Italia è appena
entrata in vigore la direttiva Ue che reca norme e disposizioni per
l’individuazione e la designazione delle infrastrutture critiche
europee per migliorarne la protezione. Nella Gazzetta Ufficiale di
ieri è stato pubblicato il decreto legislativo che dà attuazione
alle norme comunitarie, con l’obiettivo di potenziare la
sicurezza delle grandi infrastrutture energetiche e dei trasporti
del Paese nei confronti di azioni terroristiche o criminali, ma
anche aumentarne la robustezza rispetto a guasti accidentali ed
eventi naturali.

In base alla Direttiva, ogni azienda “critica” dovrà avere un
responsabile della sicurezza unico, che fungerà da punto di
contatto per tutte le problematiche di sicurezza, e di un “Piano
della Sicurezza dell’Operatore”, che dovrà contenere una
dettagliata analisi delle diverse minacce, vulnerabilità e,
soprattutto, delle varie contromisure da adottare in funzione delle
specifiche situazioni di rischio. Piano che dovrà poi essere
validato e approvato dalle autorità pubbliche.

Per aiutare gli operatori coinvolti l’Aiic (Associazione italiana
infrastrutture critiche) ha già creato uno specifico Gruppo di
Lavoro per predisporre le linee guida sul contenuto del “Piano
della Sicurezza dell’Operatore”.
“L’entrata in vigore della Direttiva in Italia avviene a otto
giorni dalla conferenza della Commissione Europea (DG Home)
convocata per avviare la revisione della stessa Direttiva –
ricorda il presidente dell’Aiic, Sandro Bologna – mettendo così
in evidenza un ritardo della politica italiana nel recepimento
delle disposizioni europee”.

Roberto Setola segretario dell’Aiic “pur riconoscendo che
questa legge è un importante passo in avanti perché, stante la
criticità per il Sistema Paese di alcune infrastrutture, essa
conferma che tali infrastrutture necessitano di una protezione
maggiore che impone l’adozione di misure atte a contrastare tutte
le possibili minacce e garantire la capacità di mantenere
erogazione dei propri servizi essenziali alla popolazione”.

“A distanza di oltre due anni dal rilascio della Direttiva
Europea, in Italia siamo in una situazione paradossale – prosegue
Setola – Infatti, di fronte ad un forte dinamismo e interesse degli
operatori, permane un’inerzia delle autorità pubbliche. Negli
altri Paesi europei in questi due anni sono stati invece adottati
piani e iniziative concrete per migliorare la sicurezza di queste
infrastrutture critiche e vitali per la società”.
Le nuove misure possono dunque contribuire a migliorare la
sicurezza delle nostre infrastrutture, ma – rileva l’Aiic –
non affrontano probelemi centrali come quello dei costi: tutti gli
oneri sono posti direttamente a carico delle aziende, con la
possibilità che questi siano poi ribaltati sull’utenza con
conseguenti incrementi tariffari.

Il presidente Bologna preannuncia che “quasi sicuramente la
revisione Ue della Direttiva porterà ad includere le
infrastrutture Ict tra le quelle critiche europee, in aggiunta alle
attuali energetiche e dei trasporti. In vista di questo, l’Aiic
promuoverà progetti e attività specifiche per sviluppare criteri
che meglio identifichino la criticità delle infrastrutture Ict”.