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Inwit, Trudu “In Italia servono fino a 12mila nuove torri per la competitività digitale”



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La CFO della tower company alla Euronext Sustainability Week: questi asset sono la spina dorsale dell’economia europea. Per sostenere il 5G occorre accelerare sulla densificazione delle reti, rafforzare la copertura indoor e legare il rinnovo delle licenze dello spettro a precisi impegni di investimento

Pubblicato il 2 set 2026



Emilia Trudu
Emilia Trudu, CFO Inwit
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Punti chiave

  • Le infrastrutture digitali sono strategiche, dice la CFO di INWIT: servono 7.000-12.000 nuove torri per aumentare capacità, estendere la copertura 5G e potenziare l’accesso indoor con DAS.
  • La gestione dello spettro va legata all’accesso alle infrastrutture passive: il rinnovo delle licenze dovrebbe richiedere impegni misurabili di densificazione e investimento.
  • Il modello delle tower company neutrali come INWIT favorisce la condivisione delle risorse, riduce duplicazioni e richiede certezza normativa e accordi pluriennali per attrarre capitali.
Riassunto generato con AI


Le infrastrutture digitali non sono più soltanto il supporto tecnico delle telecomunicazioni, ma una componente essenziale della competitività e della trasformazione economica del Paese. E per l’Italia la sfida passa ora anche dalla necessità di densificare significativamente la rete, con migliaia di nuove torri necessarie per sostenere la crescita della capacità, ampliare la copertura 5G e raggiungere in modo più capillare territori e infrastrutture di trasporto.

È il quadro delineato da Emilia Trudu, Chief Financial Officer di INWIT, intervenuta alla Euronext Sustainability Week in corso a Milano, che mette al centro il rapporto tra infrastrutture, investimenti e regole.

“Le infrastrutture digitali rappresentano la spina dorsale fisica dell’economia digitale europea e il motore della sua trasformazione”, ha dichiarato Trudu. “Abilitando la connettività attraverso modelli condivisi e multi-operatore, le nostre infrastrutture colmano il divario digitale, favoriscono l’inclusione economica e garantiscono pari accesso a salute, istruzione e servizi pubblici essenziali per le comunità di tutta Italia.”

In Italia servono tra 7mila e 12mila nuove torri

Il punto più rilevante riguarda la dimensione dell’infrastruttura che sarà necessaria per accompagnare l’evoluzione delle reti italiane. Secondo le analisi di INWIT, infatti, il Paese avrebbe bisogno di installare tra 7mila e 12mila nuove torri.

Non si tratta soltanto di aumentare il numero dei siti. La densificazione risponde a esigenze differenti. “Le nostre analisi – ha proseguito la top manager – evidenziano la necessità in Italia di installare tra le 7.000 e le 12.000 nuove torri. Un incremento indispensabile per garantire capacità nelle aree urbane, estendere la copertura 5G nelle zone extraurbane e coprire i principali corridoi di trasporto, a cui si affianca il potenziamento indoor tramite sistemi DAS (Distributed Antenna System). La disponibilità di spettro radio genera connettività basandosi sulla infrastruttura passiva costituita dalla rete capillare di torri distribuite sul territorio. Risulta quindi fondamentale un quadro normativo che vincoli i rinnovi delle licenze di spettro alla effettiva accessibilità ad infrastrutture passive nonché a precisi e stringenti impegni di investimento in termini di densificazione rispetto alla rete esistente a beneficio di tutta l’industria”.

Spettro e infrastrutture, la partita delle regole

Il messaggio di INWIT chiama dunque direttamente in causa anche le politiche di gestione dello spettro. Nella visione espressa da Trudu, frequenze e infrastrutture fisiche non possono essere considerate separatamente: la disponibilità dello spettro produce i suoi effetti sulla connettività soltanto se può poggiare su una rete passiva sufficientemente capillare.

Da qui la richiesta di un quadro regolatorio che colleghi il rinnovo delle licenze non soltanto all’accessibilità delle infrastrutture passive, ma anche a impegni concreti e misurabili di investimento nella densificazione delle reti. Una prospettiva che punta a fare degli investimenti infrastrutturali una condizione strutturale per lo sviluppo dell’intero ecosistema delle telecomunicazioni.

Il modello delle infrastrutture condivise

In questo scenario INWIT rivendica il ruolo del modello delle tower company neutrali e indipendenti, basato sulla condivisione delle infrastrutture passive tra più operatori. La logica è evitare la moltiplicazione di infrastrutture parallele, concentrando invece gli investimenti sulla realizzazione e sull’ammodernamento di asset utilizzabili da più soggetti.

“Il modello industriale di un’infrastruttura passiva condivisa gestita da operatori neutrali ed indipendenti come INWIT garantisce ottimizzazione industriale e finanziaria, evitando inutili duplicazioni e frammentazioni degli investimenti ed ottimizzazione del costo del capitale per l’intero ecosistema. In questo scenario, la certezza normativa, di mercato e legale, unita alla visibilità e rispetto degli accordi vincolanti di lungo termine, un prerequisito fondamentale per sostenere gli ingenti investimenti di cui il settore ha bisogno per supportare la trasformazione digitale del Paese”, ha concluso la Chief Financial Officer.

Il nodo, dunque, è mettere insieme densificazione delle reti, condivisione delle infrastrutture e certezza delle regole. Una combinazione che, nella prospettiva indicata da INWIT, può consentire di indirizzare il capitale verso nuovi siti e maggiore copertura, limitando al tempo stesso duplicazioni infrastrutturali e frammentazione degli investimenti.

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