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iPhone, il device più cool senza “garanzie” per gli operatori

Se il “Melafonino” si rompe nel secondo anno di vita è il negoziante a sobbarcarsi costi, contrariamente a quanto avviene per gli altri modelli di cellulari dove è il prouttore a farlo

17 Nov 2009

Lo smartphone della Apple è uno dei prodotti di maggior successo
del mercato dei cellulari (7,4 milioni di unità vendute solo
nell’ultimo trimestre), ma l’iPhone non è poi così “cool”
quando si considerano le garanzie che la casa produttrice offre ai
suoi operatori. A dirlo è la società di consulenza danese Strand
Consult, che spiega: “All’interno dell’Ue vigono norme
generali che regolano i prodotti acquistati nei negozi. Quelli di
elettronica di consumo come i telefonini sono coperti da una
garanzia di due anni; in Norvegia, si arriva in alcuni casi a
cinque. Questo vuol dire che se il cellulare ha un problema, il
negoziante deve ripararlo senza costi aggiuntivi per il cliente per
due-cinque anni”.

Tutti i produttori si sono adeguati a queste norme, per cui gli
operatori mobili e gli altri attori del mercato che vendono
telefonini non corrono rischi se il device si rompe in periodo di
garanzia: ci pensa il produttore. Con una eccezione importante: la
Apple, che garantisce il suo prodotto solo per un anno. Perciò, se
il cellulare si rompe nel secondo anno di vita (coperto dalla
garanzia per il consumatore secondo le norme comunitarie), è il
negoziante a sobbarcarsene i costi – per alcuni modelli anche
molto elevati. Le conseguenze per gli operatori focalizzati
sull’iPhone possono essere gravose, secondo Strand Consult; in
particolare, le aziende che si chiedono quanto convenga puntare
sugli iPhone, dovranno includere eventuali costi di riparazione nel
secondo anno di garanzia (costi che non hanno su altri telefonini)
e le conseguenze di malfunzionamenti hardware e software. “Noi
consigliamo agli operatori di avviare un dialogo con la Apple per
avere più garanzie”, dicono alla Strand Consult.

“Se la Apple non è disponibile, gli operatori potrebbero
assicurarsi contro i possibili costi di riparazione futuri. Ci sono
molti esempi sul mercato dell’elettronica di consumo di
produttori che hanno dovuto mettere da parte cospicue somme di
denaro per coprire i costi extra di riparazione”. “Se siete un
operatore e avete venduto centinaia di migliaia di i-Phones, vi
serve solo una calcolatrice per capire quanto vi costerà se il
5-10% di questi telefonini presenta malfunzionamenti nel secondo
anno di utilizzo”, conclude la Strand, considerato che la
riparazione media costa fra i 35 e i 70 euro.