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Jobs: “Non spiamo nessuno. Semmai lo fa Google”

Il numero uno di Apple smentisce le notizie circolate nei giorni scorsi relative alla tracciabilità dei possessori di iPhone e iPad. E punta il dito contro i servizi di geolocalizzazione di BigG. Ma il motore si difende: “Accediamo ai dati solo se l’utente ci autorizza”

26 Apr 2011

Il guru di Cupertino scende in campo in prima persona in difesa di
iOs, il sistema operativo della Mela che – stando all’allarme
lanciato la scorsa settimana dai ricercatori britannici Alisdair
Allan e Pete Warden – permetterebbe ad iPhone e iPad di tracciare
i movimenti degli utenti, immagazzinando su un file segreto luogo
ed ora di utilizzo dei device.
Rispondendo a chi, in un forum di utenti Mac, chiedeva alla Apple
chiarimenti sulla questione “prima di decidere di passare a un
device Android” che non “traccia nessuno”, Steve Jobs ha
detto lapidario: “Oh sì che lo fa! Noi invece non tracciamo
nessuno. Le notizie che circolano sono false”. Jobs ha dunque
indirettamente accusato Google, e più precisamente gli smartphone
che funzionano con Android, di "spiare" gli utenti;
accusa però già respinta da Mountain View che ha chiarito di
avere accesso solo ai dati che l’utente decide di fornire.

"Tutte le informazioni sono condivise in modalità opt-in e
non possono essere raccolte a meno che l'utente non scelga di
attivare la funzionalità in un'applicazione che propone un
servizio di geolocalizzazione”, ha spiegato BigG, ammettendo
però che “alcune info di localizzazione sono memorizzati sul
cellulare per un tempo limitato". Ogni dato geografico – non
trattato e non passibile di essere venduto a terzi, sottolinea la
società – inviato ai server di Google è tuttavia “anonimo e non
può essere legato in alcun caso ad un utente
particolare".

Nel frattempo, in Florida, due utenti hanno fatto ricorso alle aule
giudiziarie perchè, come hanno spiegato, "non avrebbero mai
acquistato un iPhone se avessero saputo che Cupertino li
spiava". Secondo i loro avvocati si tratterebbe del primo
passo verso una class action.

Intanto si muovono anche le istituzioni americane. La Commissione
Energy and Commerce della Camera, che si occupa anche di Privacy,
ha inviato delle lettere a sei società proprietarie di sistemi
operativi mobili, tra cui Apple e Google, per chiedere chiarimenti
riguardo la raccolta di informazioni tramite smartphone. Entro il 9
maggio Apple dovrà chiarire davanti alla Commissione quali dati
monitora, usa ed eventulmente memorizza il suo sistema
operativo.

La scorsa settimana i senatori Al Franken ed Ed Markey avevano
inviato una lettera a Apple chiedendo delucidazioni
sull'allarme lanciato dai ricercatori inglesi e chiedendo
l'apertura di un'indagine parlamentare per fare luce sulla
questione.