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Kallasvuo (Nokia) non è solo: poltrone in bilico nelle telco

Le trimestrali deludenti di alcune aziende delle Tlc mettono pressione sui vertici, dicono gli analisti. Gartner: c’è bisogno di uno “Steve Jobs europeo”

27 Lug 2010

E’ stato il Wall Street Journal a dare il via la scorsa settimana
alle speculazioni sull’imminente sostituzione del Ceo di Nokia,
Olli-Pekka Kallasvuo. L’azienda finlandese ha pubblicato una
trimestrale tutt’altro che incoraggiante e il quotidiano
economico ha riportato indiscrezioni secondo cui il board starebbe
cercando candidati alla posizione di amministratore delegato; anzi
ne avrebbe già individuati due, ma uno, dice il WSJ, ha respinto
l’offerta.

Kallasvuo si è affrettato a smorzare le voci sul cambio al vertice
del produttore di cellulari numero uno al mondo, affermando che
“non fanno bene a Nokia”, ma il vice president di Gartner Nick
Jones, intervistato da Total Telecom, fa notare che probabilmente
Olli-Pekka ha perso la fiducia degli investitori e che una nuova
leadership darebbe una ventata di ottimismo al vendor finlandese.
Nokia ha bisogno di trovare "uno Steve Jobs europeo”,
secondo Jones.

Un’altra analista Gartner, Carolina Milanesi, ha fatto a sua
volta notare sul quotidiano britannico The Independent che i
mercati hanno reagito positivamente alla notizia che Kallasvuo
potrebbe lasciare Nokia. Ma secondo Total Telecom, a non lasciare
dubbi sono sia i risultati del secondo trimestre del produttore
finlandese sia i commenti stessi di Olli-Pekka, perché la
richiesta di mettere a tacere le speculazioni e l’invocazione del
no comment rappresenterebbero una tacita ammissione della sua
prossima uscita da Nokia.

Resta da vedere se l’ottimismo mostrato da Kallasvuo verso il
nuovo device N8 basato su sistema Symbian 3 (che sarà lanciato
entro ottobre) è fondato; finora Nokia, che continua a produrre un
terzo di tutti i cellulari venduti nel mondo, non è riuscita a
riposizionarsi sui terminali di fascia alta, ma è sbilanciata sul
mercato di massa, per cui il suo prezzo medio di vendita è
continuamente sotto pressione.

Ma Kallasvuo non è l’unico executive di una telecom la cui
poltrona potrebbe vacillare. Mercoledì, come riportato anche dal
sito del Corriere delle comunicazioni, l’Ontario teachers'
pension plan (Otpp), che detiene lo 0,42% di Vodafone, ha chiesto
un cambio ai vertici del gruppo britannico, mettendo in discussione
in particolare la rielezione del presidente non esecutivo John Bond
e del vice-presidente John Buchanan (ma confermando la fiducia nel
Ceo Vittorio Colao). Gli investitori dell’Ontario lamentano le
“debolezze strutturali e strategiche” di Vodafone che hanno
danneggiato il suo valore in Borsa; tuttavia l’azienda è tra i
pochi gruppi delle telecomunicazioni ad aver riportato risultati
trimestrali nel complesso positivi, con una crescita delle entrate
da servizi e dati e una forte espansione sui mercati
dell’Asia-Pacifico e in Turchia.

Al contrario, le azioni di Ericsson hanno risentito negativamente
della trimestrale pubblicata venerdì, con un utile netto (1,88
miliardi di corone svedesi) al di sotto delle attese (2,73
miliardi) e la difficoltà a reperire alcune componenti sul mercato
che ha danneggiato le vendite.

Sempre venerdì, la giapponese Kddi ha riportato un declino negli
utili del suo primo trimestre fiscale di quasi il 17%, a causa
dell’incremento dei costi, e il colosso messicano America Movil
ha visto i profitti scendere di quasi il 18% per le mutate
condizioni sul mercato valutario. Negli Usa, Verizon Communications
registra un secondo trimestre in perdita a causa degli oneri
derivati dalla vendita di attività e dai tagli al personale, anche
se la divisione mobile, la joint venture con Vodafone, ha messo a
segno risultati solidi, grazie anche agli smartphone Droid.

Profitti in calo nella prima metà dell’anno anche per il
fornitore di servizi business europeo Colt Telecom, che si dice
tuttavia fiducioso per i prossimi sei mesi. Il trend non risparmia
un mercato in pieno boom come l’India, dove Idea Cellular ha
visto scendere di oltre il 32% l’utile netto del primo trimestre,
soprattutto a causa del debito contratto per acquistare le
frequenze del 3G.

Non tutte le telecom, ovviamente, hanno riportato risultati
negativi: colossi come At&t, Telenor, Juniper, Qualcomm, Microsoft
e Apple hanno tenuto testa alle aspettative del mercato e si
dimostrano in buona salute. Ma dove le trimestrali deludono, gli
osservatori cominciano a chiedersi se salterà qualche testa.

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