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L’estate riporta in auge la “quotazione” di Bernabè

Migliorati i conti, “pacificato” il Sudamerica, rafforzato il fronte interno

20 Set 2010

Poco meno di un anno fa, Telecom Italia stava cedendo al partner
Telefonica la controllata tedesca Hansenet per 900 milioni di euro.
Novecento milioni che servivano per ridurre l’indebitamento e che
secondo molti analisti rappresentavano un arroccamento della
compagnia in Italia, con il gruppo guidato da Franco Bernabè
troppo stretto fra debiti, partner ingombranti e, nei mesi
successivi, management sotto tiro, il caso Telecom Sparkle, assalti
alla rete in rame e scontri con sindacati e governo sugli
esuberi.

Una situazione che questi ultimi mesi hanno smentito, mostrando una
Telecom brillante nei conti a Piazza Affari (nell’ultimo mese le
performance sono state decisamente migliori rispetto all’ Ftse
Mib) e soprattutto nelle strategie. Strategie che non riguardano
solo l’Italia, ma che hanno un punto di forza nel Sud America,
come è stato reso chiaro a tutti lo scorso 5 agosto, il giorno
dell’approvazione della semestrale. Alla boa di metà esercizio
Telecom è arrivata battendo le stime degli analisti: utile su del
26% a 1,21 miliardi, ricavi stabili sopra i 13 miliardi e una
crescita dei margini.

Ma il cda che ha approvato la semestrale, dopo la fine della
telenovela, rigorosamente sudamericana, di luglio e la conquista di
Vivo da parte di Telefonica, ha annunciato anche una mossa a
sorpresa: un nuovo accordo con la famiglia Werthein, co-azionista
in Sofora, la holding che controlla Telecom Argentina, che sancisce
la pace dopo mesi passati a litigare fra tribunali e carte bollate
e che rafforza la presenza della compagnia a Buenos Aires. Che il
tango argentino sia arrivato proprio in quel momento non è stato
di certo un caso.
Le mosse di Telefonica in Sud America hanno spazzato via qualunque
voce su un possibile interesse del gigante spagnolo per tutto il
pacchetto di controllo di Telecom e, anzi, l’asta fatta di
rilanci, golden share, sentenze dell’Ue che ha portato la quota
di Vivo in mano portoghese fra le braccia di Cesar Alierta per 7
miliardi e mezzo di dollari, ha fatto bene al gruppo guidato da
Bernabè, che a Rio de Janeiro ha in Tim Brasil una gallina dalle
uova d’oro. In poche parole Telecom Italia, con il nuovo accordo,
è salita dal 50 al 58% del capitale di Sofora, rinunciando, in
cambio, all’opzione di acquisto sulla quota in mano ai Werthein,
con un accordo ancora oggi al vaglio della Casa Rosada. Gli accordi
sulla governance consentono agli italiani di controllare le
operazioni della società, mentre gli argentini saranno
responsabili della politica, del quadro normativo e della
remunerazione del personale.

A Buenos Aires l’obiettivo è ovviamente fare come in Brasile,
sia per quanto riguarda i risultati, che per la governance, tenendo
strettamente separate le attività di gestione della holding locale
dai soci di Telefonica, anch’essa presente in entrambi i paesi
sudamericani. “Credo che i Paesi emergenti siano una grossa
opportunità per il mondo industriale e quindi credo che la nostra
presenza in Sudamerica sia una grossa opportunità”, ha
osservato, a margine del workshop Ambrosetti a Cernobbio, il
presidente di Telecom, Gabriele Galateri di Genola, senza tuttavia
‘sbottonarsi’ sulla trasformazione della holding brasiliana in
una capofila per tutte le attività in zona del gruppo.

Anche in Italia nel frattempo sono andati a posto alcuni tasselli:
da un lato il piano di taglio dei costi sta proseguendo in linea
con il piano strategico e anche sull’esodo volontario di 3900
dipendenti, che aveva causato un’alzata di scudi da parte del
Governo e dei sindacati, è stato raggiunto un accordo;
dall’altro, dopo mesi di fuoco di fila da parte degli Olo, il
tema-Ngn è passato, fino ai giorni scorsi, sottobanco. Fuochi
riaccesi dopo l’approvazione da parte di Agcm del nuovo listino
di unbundling e della bozza sulle regole per le Ngn. Due partite su
cui Telecom ha segnato qualche punto a suo favore. E così anche
Bernabè, che in prima dell’estate sembrava messo in discussione
un po’ da tutti, azionisti, politica e mercato, ha vista
rinsaldata la sua leadership e si è tolto anche qualche sfizio,
come lo sbarco di Enrico Mentana alla guida del tg di La7, che ha
portato ascolti e una ventata di ottimismo sulla controllata
Telecom Italia Media. Tutte mosse che, in vista della prossima
primavera, quando scadrà il suo mandato, fanno pensare ad una più
che possibile riconferma. Nonostante i nemici.