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L’euro debole aiuta la ripresa di StMicroelectronics

Per il presidente Bozotti la crisi è alle spalle. Il target per fine 2010: 10 miliardi di vendite, grazie alle linee produttive più innovative, come quelle dello stabilimento italiano di Agrate

04 Giu 2010

STMicroelectronics, l’azienda italo-francese numero uno europeo
dei semiconduttori, ha vissuto tre anni difficilissimi tra
recessione e crollo del mercato dei chip. Ma il peggio è alle
spalle e dopo la ristrutturazione (con 6 mila esuberi) torna oggi a
investire per tener dietro alla forte ripresa della domanda. “Le
recenti turbolenze dei mercati per ora non ci toccano: le fabbriche
sono già piene fino a tutto il terzo trimestre e nel secondo siamo
in linea per raggiungere l’obiettivo di un aumento del fatturato
del 6-12%”, ha affermato il presidente Carlo Bozotti in occasione
dell’incontro annuale con la comunità degli investitori tenutosi
ieri a Londra, come riporta il Sole 24 Ore.

L’aumento della capacità nel quarto trimestre sarà del 20%
sullo stesso periodo del 2009, ha detto il direttore generale Alain
Dutheil. Uno dei siti su cui St scommette è quello italiano di
Agrate: qui raddoppierà la capacità produttiva delle linee più
innovative, per esempio quelle dei giroscopi, che per Bozotti
“saranno i prodotti del 2010”. I nuovi chip di questo tipo
abilitano un’ampia gamma di applicazioni nei settori
dell’elettronica di largo consumo, dai navigatori satellitari
agli stabilizzatori d’immagine per le macchine fotografiche e le
videocamere. “Quest’anno puntiamo a venderne per 100 milioni di
dollari”, dice Carmelo Papa, responsabile della divisione
Ims.

Bozotti ricorda che anche in un anno di profonda crisi come il
2009, chiuso in rosso per oltre 1 miliardo di dollari, St ha
investito in ricerca e sviluppo 2,3 miliardi, il 28% del fatturato.
Un investimento che dovrebbe “pagare” già quest’anno,
consentendo al gruppo di “superare – dice il presidente – i
10 miliardi di dollari di vendite”; nel 2009 sono stati 8,5. La
debolezza dell’euro sul dollaro darà una grossa mano ai conti
dell’azienda, che fatturano in dollari con metà dei costi in
Europa. “Ogni calo dell’1% dell’euro sul dollaro ci fa
guadagnare 8-10 milioni di euro a trimestre”, spiega il
manager.

L’obiettivo di medio periodo è di crescere più del mercato per
portarsi su livelli di fatturato di 12-15 miliardi di dollari, con
un target di margine operativo fra il 9 e il 12%. Intanto
l’azienda è tornata a generare cassa e la posizione finanziaria
a fine marzo era in attivo per 566 milioni di dollari. Il dividendo
è stato di recente alzato da 3 a 7 cent per azione. Ci sono
acquisizioni in vista? “La struttura del gruppo è ormai
consolidata”, dice Bozotti, che non esclude però piccole
operazioni mirate. Nell’immediato la sfida è però portare in
attivo la joint venture con Ericsson nei chip per applicazioni
wireless, ancora in rosso.