Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

La protesta degli Olo :”A rischio le Ngn”

L’aumento delle tariffe dei servizi all’ingrosso metterebbe a rischio la competizione e la realizzazione delle reti in fibra: è la posizione condivisa da Vodafone, Fastweb, Wind, Tiscali, Aiip e Welcome Italia oggi in audizione in Agcom. Calabrò: “Il canone italiano sotto la media europea e aumenti condizionati alla qualità della rete in rame”

23 Set 2010

"Ci sono rischi per
la concorrenza e l`innovazione delle telecomunicazioni, derivanti
dalle recenti proposte di decisione Agcom sul canone all`ingrosso e
sulla realizzazione della rete di nuova generazione". E'
quanto affermano Aiip, Fastweb, Wind, Vodafone, Tiscali e Welcome
Italia nella nota congiunta emessa a seguito dell'odierna
audizione davanti al presidente dell'Autorità per le
comunicazioni Corrado Calabrò.

Secondo gli Olo gli aumenti per i servizi all'ingrosso fissati
dall'Autorità determinerebbero costi maggiorati per 1,1
miliardi di qui al 2015. E scendendo nel dettaglio, l'aumento
dei costi derivanti dal nuovo canone di unbundling sul prossimo
triennio si andrebbe a sommare a quello già accordato nel 2009 a
Telecom Italia. Gli operatori hanno quindi invitato l'Agcom a
riconsiderare le proprie proposte in sede di decisione
definitiva.

"Sono 1,1 miliardi di euro – scrivono gli Olo – i maggiori
costi che gli operatori sosterranno sui servizi all’ingrosso fino
al 2015 orizzonte temporale entro cui gli operatori alternativi
hanno previsto i propri investimenti per la realizzazione di una
rete in fibra per il Paese. Si tratterebbe di risorse sottratte
alla capacità di investimento degli stessi operatori sulla fibra,
e che andrebbero invece ad aumentare la profittabilità della rete
in rame, compromettendo irrimediabilmente il quadro competitivo e
gli investimenti per lo sviluppo di reti di nuova generazione da
parte di tutti gli operatori alternativi, oltreché ostacolare lo
sforzo di condivisione che il vice ministro Paolo Romani ha portato
avanti in questi mesi con gli operatori di
telecomunicazioni".

Il presidente dell'Agcom Corrado Calabrò da parte sua
ribadisce " che qualunque singola iniziativa utile a superare
la situazione di stallo in cui versa la realizzazione delle reti di
nuova generazione in Italia, non può che essere vista con favore.
I principi di una rete aperta e concorrenziale sono il cardine
dell’azione dell’Autorità, che è pronta a fare la sua
parte". "Nel suo Consiglio odierno, – aggiunge –
l’Agcom ha avviato un procedimento che porterà a breve alla
calibrazione di nuove regole per le reti in fibra".

In merito specificamente alle misure sull'unbundling, Calabrò
sottolinea che "il loro valore rimane inferiore a quello dei
principali paesi europei". "Mi limito ad osservare –
aggiunge – che il prezzo proposto per il 2010 è solo di 30
centesimi superiore a quello del 2003 ( e quindi largamente
inferiore al costo della vita) e che gli adeguamenti previsti per
il 2011 e il 2012, sono condizionati al miglioramento della
qualità e dell’innovazione della rete. La decisione finale
verrà comunque presa solo dopo il parere della Commissione
europea".

Riguardo alla Raccomandazione Nga appena licenziata dalla
Commissione europea gli Olo ne auspicano una concreta applicazione
in Italia. "A questo proposito, a fronte del fatto che l`ex
monopolista sta rafforzando la sua dominanza nel mercato
dell`accesso con un reale rischio di rimonopolizzazione, è stato
chiesto di confermare in capo a Telecom Italia gli obblighi di
unbundling e bitstream della fibra su tutto il territorio
nazionale, e sono state illustrate le conseguenze di un quadro
sbilanciato a favore dell`operatore dominante che replicherebbe,
anche nella fibra, il monopolio del rame".

"In particolare, è stato sottolineato – continuano gli Olo –
che in Italia, cosi come già stabilito dalla stessa Autorità nel
2009, non ricorrano le condizioni per introdurre la segmentazione
geografica dei mercati, che avrebbe il solo effetto di azzerare la
competizione nelle aree interessate, ricreando anche nella fibra il
monopolio del rame. In Italia negli ultimi dieci anni gli operatori
alternativi hanno investito nel fisso oltre 14 miliardi di euro, ed
ogni anno continuano ad investire in questo comparto circa 2
miliardi di euro. Un cambiamento delle regole in corsa, peraltro
sbilanciate a favore dell`operatore dominante, metterebbe a rischio
gli investimenti e la concorrenza nel mercato che negli ultimi anni
ha originato importanti benefici per i consumatori italiani. Ricade
dunque sul regolatore nazionale una grande responsabilità nelle
scelte che si accinge a fare e che avranno effetto sull`assetto
concorrenziale del mercato italiano e sulla competitività del
Paese rispetto all`Europa".

Intanto oggi l'Asati, l'associazione dei piccoli azionisti
di Telecom Italia, ha lanciato un appello all'Agcom sulla
"necessità di una corretta e urgente impostazione delle
regole di competizione tra operatori, ma soprattutto delle regole
di cooperazione tra loro nello sviluppo e nella gestione della
futura rete Ngn". Il presidente Franco Lombardi auspica che
l'Authority presieduta da Calabrò "proceda rapidamente a
definire tutta la problematica della Nng, per giungere a regole
eque e praticabili nell'interesse di tutti gli operatori e del
Paese".

Lombardi sottolinea che Telecom Italia "è l'unico
operatore che ha già i piani tecnici e le risorse finanziarie per
la copertura del 50% della popolazione di circa 150 città al 2018,
in armonia con gli obbiettivi comunitari. E' quindi urgente che
Agcom fissi quanto prima le regole base che permettano a Telecom di
avviare gli sviluppi previsti nelle prime cinque città già
progettate, con risorse finanziarie proprie".