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Lte, Cicchetti: “Non aspetteremo le Tv. Ci sono le altre frequenze”

Il direttore Strategy di Telecom Italia illustra i piani dell’azienda: “Per il lancio dei servizi partiremo con i 2,6 e gli 1,8 GHz in attesa degli 800 MHz”

31 Ott 2011

Le frequenze le hanno pagate tanto a causa della presenza di un
quarto operatore in Italia. Ma saranno necessarie per continuare a
fare il mestiere di operatori. Telecom Italia pensa di investire
notevolmente nella rete l’Lte. Dei piani ci racconta tutto Oscar
Cicchetti, direttore Strategy dell’azienda.
Non le avrete pagate troppo queste frequenze?
Non c’è dubbio che il futuro del business mobile è affidato
alla crescita di dati e quindi per fornire nuovi servizi servono
nuove frequenze. O si fa così o smette di dare servizi dati ai
clienti. O si fa così o si smette di fare il proprio mestiere di
operatori mobili.
Sì, ma a che prezzo?
Diciamo che la possibilità di usare frequenze sul dividendo
digitale è destinata a consolidare i mercati. I lotti in gioco
sulla 800 MHz erano sei e servono due lotti, cioè 10 MHz, per dare
un buon servizio. In Spagna erano già tre gli operatori e quindi
l’asta è durata pochi round, con circa 250 milioni di euro per
ogni lotto, tasse escluse. Nei Paesi dove sono quattro, l’asta è
necessariamente più complessa, molto più combattuta e dunque
onerosa. Se guardiamo quello che è successo in Europa, in Spagna i
tre operatori hanno ciascuna 2 miliardi in più da investire in
rete e servizi. E quindi in Italia e in Germania ce ne sono di
meno, ma vediamo piuttosto il lato positivo.
Qual è?
Il mobile è un mercato ricco in Italia e ci sono le premesse, a
meno di sbocchi disastrosi sulla crisi, perché questa solidità
continui. Nei prossimi anni continueremo a vedere una crescita di
utilizzatori e dell’utilizzo.
Quanto investirete nella nuova rete?
Il settore dovrà investire, per implementare l’Lte intorno ai 6
miliardi e noi faremo la nostra parte.
Quando partirete?
Dipende da quando ci daranno le frequenze vinte all’asta, che
comunque intendiamo usare tutte per l’Lte. Più della metà delle
nostre stazioni radiomobili sono già pronte per l’Lte. Il primo
gennaio 2013 può essere una data indicativa, ma se ce le danno
prima potremo lanciare prima il servizio. Non aspetteremo gli 800
MHz per partire, però. Se saranno disponibili prima le altre
frequenze, partiremo già con il 2.6 e con il 1.8 GHz.
A quali velocità? 100 Megabit?
Sì, quella sarà la velocità comunicata. Ma si tenga conto che
100 Mb sono reali solo nelle vicinanze dell’antenna e solo se
c’è un solo utente per cella.
In che cosa investirete, in dettaglio?
Faremo nuovi siti: circa 5 mila, secondo una prima stima. Dovremo
inoltre aggiornare l’elettronica dei siti attuali e aggiungere
antenne. E poi il backhauling, contiamo di collegare in fibra oltre
la metà delle 15mila antenne in un paio di anni.
Come userete le nuove frequenze?
Gli 800 servono per fare copertura; i 2.6 per gestire picchi di
traffico e capacità e la 1.800 rappresenta un buon trade off
copertura e capacità. È chiaro che nelle zone rurali metteremo
gli 800 MHz, che però anche nelle città garantiranno un livello
base di copertura.
Sulla rete attuale come lavorerete, backhauling a
parte?

Iniziamo col dire che per l’Umts/Hspa la dotazione di frequenze
sui 2.100 MHz è sufficiente per dare i 42 Mbps. Nessun operatore
ha problemi di saturazione. Fino al 2014 non avremmo avuto bisogno
di altre frequenze.
La qualità dell’Umts/Hspa migliorerà non grazie a nuove
frequenze ma per altri motivi. Stiamo predisponendo il refarming
Umts 900, nelle piccole e medie città. La copertura Umts/Hspa
arriverà quindi a quella del Gsm. Nel contempo amplieremo la
copertura a 42 Mbps.
Riassumendo, avremo l’Lte a 100 Megabit nel 90% della
popolazione e l’Umts/Hspa quasi ovunque?

L’Umts/Hspa si dovrebbe fermare qui. Le tecnologie a 84 e 168
Mbps sono poco efficienti. L’avvento dell’Lte migliorerà
l’Umts/Hspa, perché scaricherà parte del traffico dati che ora
gravita solo sulle reti 3G. Ci vorranno anni prima che l’Lte
arriverà a sostituire completamente l’Umts/Hspa.

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