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Mani (Accenture): “Reti e servizi, un’alleanza wi-win”

Secondo il responsabile Communications & High Tech “le telco non devono arroccarsi ma guardare a nuovi mercati”

23 Nov 2009

Il mercato di Internet vive un paradosso. Per andare verso il
futuro ha bisogno che reti e contenuti crescano di pari passo.
Peccato che i rispettivi protagonisti, operatori e fornitori di
contenuti, non abbiano ancora imparato ad andare sempre
d’accordo. È l’impasse fondamentale da cui bisogna uscire e la
strada è la nascita di un ecosistema. La pensa così Accenture,
multinazionale che offre consulenza strategica alle aziende in
ambito tecnologico, organizzativo e professionale. Ce ne parla
Silvio Mani, responsabile Communications & High Tech per
Italia, Germania e Sud Est Europa di Accenture.

Che cosa sta cambiando nel mercato?
Fino a qualche anno fa i rapporti di forza erano dominati dagli
operatori tlc: erano loro a decidere quali servizi entravano nel
mercato e a quale ritmo. Ultimamente la situazione si è quasi
ribaltata, grazie alla spinta da parte di altri player che creano,
innovano e reinventano business senza chiedere il permesso a
nessuno.
A che cosa si riferisce?
Nessuno ha invitato Apple o Google alla danza. Si sono presentati e
si sono impossessati della scena, con l’iPhone, Google Wave,
Android. È un trend destinato ad accelerare fino a quando non si
troverà un nuovo equilibrio tra i diversi player.
E qual è la formula di Accenture per riuscire a trovare
questo equilibrio?

Può essere espressa in questo modo. Gli operatori over the top
(cioè i fornitori di contenuti, ndr.) hanno un strategia molto
chiara, caratterizzata da un pragmatismo straordinario, e devono
fare la propria parte continuando così. Senza cambiare. Sono
invece gli operatori telefonici a dover cambiare. Hanno davanti a
sé due strade: l’arrocco sulle proprie infrastrutture o lavorare
per far crescere i servizi ai clienti. Tutti i grandi monopolisti
sono in grande difficoltà nello scegliere la strada corretta e
stanno perdendo tempo prezioso
È evidente che consigliate la seconda strada.
Sì, certo. Entrambi gli attori devono valorizzare i loro punti
forza. Non solo la rete ma anche la base clienti con cui hanno un
rapporto diretto e privilegiato, ai quali devono offrire servizi di
qualità crescente.
In che modo?
Seguendo la trasformazione digitale della società. Due aree su cui
si sta concentrando l’interesse internazionale sono il mobile
payment e la web tv. Gli operatori devono entrarvi. Non devono fare
solo un gioco di difesa sulla rete, ma anche attaccare in nuove
aree.
Ad esempio?
Gli operatori devono seguire con attenzione tutte quelle aree
tradizionali che ora passano al digitale. E quindi, per esempio
offrire servizi per l’eGovernment (Telecom Italia l’ha già
capito e infatti partecipa al bando ministeriale per la posta
elettronica certificata, ndr.). Devono scommettere su servizi
unified communications per le aziende. Settore che ora Google ha
aggredito con Google Wave. Per il pubblico dei consumatori, i campi
più forti sono i pagamenti mobili, l’infomobility e il digital
entertainment, le scommesse e gioco d’azzardo online. Un altro
tema è la digital security, perché sempre più elementi della
nostra vita e attività sono sottoposti a rischi di sicurezza.
Ma se gli operatori offrono questi servizi non vanno allo
scontro con Google e gli altri, invece di formare un
ecosistema?

No, non direi, perché non devono offrire i servizi da soli. È
finito il tempo in cui potevano farlo. Crediamo nelle sinergie, gli
operatori devono stringere alleanze con fornitori di contenuti,
tecnologie. Fino a poco tempo fa l’operatore più intraprendente
era quello che lanciava prima certi servizi. Ora è quello che
riesce a stringere alleanze migliori. La convergenza fisso-mobile
di cui si parlava in passato lascia il terreno alla convergenza tra
media, tlc e aziende che producono terminali come Nokia e
Apple.
Quale sarà il ruolo Accenture in questa
trasformazione?

Non ci proponiamo come strateghi assoluti in un mercato che viaggia
più velocemente di quanto previsto. Ci offriamo invece di
accompagnare i player che vanno verso questa trasformazione, nel
ruolo di loro partner. Per esempio, abbiamo creato l’Innovation
Center for Broadband a Roma, che fa parte di un network di centri
che lavorano sulla digitalizzazione. E a Roma ora lavoriamo con
player per servizi di mobile payment e web tv. Oggi,la vera sfida
di un operatore TLC oggi, è di saper divenire il centro di
attrazione per tutti quei player che vorranno in futuro costruire
servizi a larga banda.