Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Metroweb, sulla vendita pesa l’incognita delle regole Nga

Secondo gli advisor la questione ruota attorno alla regolamentazione sull’accesso alle reti di nuova generazione. In sostanza dipende tutto dalll’Agcom: l’eventuale obbligo di condividere l’infrastruttura con i competitor farà scendere il valore della fibra milanese

11 Mar 2011

Sulla vendita di Metroweb pesa l’incognita Agcom. Sull’uso in
esclusiva da parte dell’acquirente dei cavidotti di Metroweb, che
detiene la rete in fibra ottica di Milano e Lombardia (controllata
da Stirling Square al 76,5%, A2A al 23% che diventerà 40% in caso
di vendita) incombe la questione delle regole Agcom. Questo il
ragionamento che emerge da un articolo pubblicato oggi da Milano
Finanza.

La nuova direttiva europea sta per essere recepita dall’Agcom e
prevede che l’Authority debba introdurre obblighi più stringenti
di quelli attuali a carico delle società che possiedono i
cavidotti e altre infrastrutture civili, diverse dalla società ex
monopolista, cioè Telecom Italia.

In sostanza, la nuova direttiva europea in procinto di essere
recepita dall’Authority guidata da Corrado Calabrò obbligherebbe
tutte le società che detengono cavidotti a condividere
l’infrastruttura con la concorrenza.

"Un obbligo più stringente, meno aggirabile, che potrebbe
incidere molto sul vantaggio competitivo di una società
proprietaria del sottosuolo lungo cui far passare i cavi, visto che
dovrà più facilmente metterlo a disposizione dei
concorrenti", aggiunge il quotidiano.

Metroweb si trova in questa situazione e questo probabile cambio di
regolamentazione è preso in considerazione dagli advisor nel
processo di valutazione delle offerte, ma anche dagli stessi
offerenti. Ad oggi sarebbero arrivate le manifestazioni di
interesse di Axa Infrastructure, di F2i, affiancata da telecom
Italia, del fondo Antin (Bnp Paribas), di 3i, del fondo Cube che
avrebbe un accordo con Vodafone e Wind, e di Kkr.

Tutte le offerte si aggirerebbero intorno ai 400 milioni di euro,
ma sarebbero diverse a seconda che l’offerente sia di natura
finanziaria o industriale. I venditori preferirebbero cedere ad un
acquirente industriale.