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Microsoft compra da Nortel “vecchi” indirizzi Ipv4

Sborsati 7,5 milioni di dollari per oltre 666.000 indirizzi basati sul protocollo destinato ad essere soppiantato dall’Ipv6. A dimostrazione che la carenza di risorse comincia a farsi sentire

28 Mar 2011

Mentre si moltiplicano gli allarmi sull’esaurimento degli
indirizzi Internet e gli inviti a passare dall’Ipv4 al nuovo
Ipv6, gli indirizzi del vecchio protocollo possono ancora valere
qualcosa. L’ex colosso delle telecomunicazioni Nortel ha venduto
a Microsoft un blocco di 666.624 indirizzi IPv4 per 7,5 milioni di
dollari, circa 11,25 dollari al pezzo.

Può sembrare una cifra esagerata per una risorsa “del
passato”, ma aziende tecnologiche come Microsoft – e anche i
service provider – hanno bisogno di indirizzi col vecchio
protocollo per effettuare la transizione al nuovo Ipv6. Il
tribunale che sta gestendo la bancarotta di Nortel darà il parere
definitivo sulla vendita il 26 aprile. La canadese ha già dismesso
le attività ottica, wireless e Ip.

L'Icann (Internet corporation for assigned names and Numbers)
ha dichiarato a febbraio di aver distribuito gli ultimi indirizzi
internet con protocollo Ipv4. Con l'assegnazione di due blocchi
di circa 33 milioni d'indirizzi Ipv4 al RIR (Regional Internet
Registry) della regione Asia-Pacifico, la disponibilità globale si
è abbassata talmente da richiedere un piano d'azione per
distribuire gli indirizzi rimanenti fra i 5 Rir mondiali. Ed è
cominciata la caccia agli indirizzi Ipv4: i vari Regional Internet
Registries stanno cercando di mettere insieme e riassegnare gli
indirizzi esistenti in attesa della migrazione all’Ipv6.

Infatti, anche se il proliferare di nuovi device con funzionalità
Ip – dagli smartphone agli home gateway – richiede una
quantità di indirizzi che solo l’Ipv6 può soddisfare, l’Ipv4
non sparirà dall’oggi al domani: al contrario, si apre un
periodo di transizione in cui i service provider e i loro clienti
business gestiranno contemporaneamente indirizzi Ipv4 e Ipv6, per
poter servire sia utenti già aggiornati sia utenti che ancora non
sono passati al nuovo protocollo. Insomma, la caccia a chi offre
“vecchi” indirizzi Ipv4 è solo cominciata.

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