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Moody’s declassa Telecom. Bernabè: “Paghiamo dazio al rischio Paese”

L’outlook sul rating passa da stabile a negativo, ma la Borsa premia il titolo. Il presidente esecutivo conferma i target: “Bontà dell’azienda non è in discussione”. Ma chiama in causa la politica: “Scarso senso di responsabilità”

08 Set 2011

Dopo il taglio da stabile a negativo dell'outlook sul rating di
Telecom Italia da parte di Moody's, l'azienda conferma
tutti i suoi target e in particolare sia quelli di riduzione del
debito a medio termine, senza l'onere derivante dall'asta
per le frequenze in corso, sia quelli di lungo periodo che invece
comprendono questo onere. Lo dice il presidente esecutivo Franco
Bernabè in un'intervista a FirstOnline.

"Il taglio dell'outlook deciso da Moody's per Telecom
Italia non mette in discussione la bontà delle nostre strategie ma
sottolinea la crescita dei rischi derivanti dagli effetti negativi
di una stagnazione economica esacerbata dalle misure di austerità.
Nonostante questo Telecom Italia riconferma pienamente tutti i suoi
target di medio e lungo periodo" spiega Bernabè.

"Il giudizio dell'agenzia di rating – prosegue il manager
– è in larga misura il frutto del deterioramento del quadro
politico e economico del paese. Purtroppo anche Telecom Italia paga
un caro prezzo allo scarso senso di responsabilità della classe
politica che si è manifestato appieno sulla manovra economica,
resa per noi ancora più pesante dall'onerosità dell'asta
sulle frequenze".

Dalla crisi "Telecom uscirà più forte", aggiunge.
"Continuiamo a lavorare con grande intensità e determinazione
per raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati". Per ciò che
riguarda la situazione attuale del paese, Bernabè ritiene
"profondamente sbagliata l'idea di rivolgersi a manager,
banchieri o imprenditori per mettere in piedi un Governo che
risponda ai problemi del paese".

"Solo un politico, che sia stato eletto e che abbia il
consenso del popolo, possa decidere chi deve fare i sacrifici e in
che misura. Governare un Paese non è come gestire un'azienda.
Quel che serve oggi è una forte guida politica che abbia una
visione chiara e di lungo periodo su dove portare
l'Italia", spiega.

"Non spetta a me fare le pagelle" al Governo attuale –
aggiunge Bernabè – "mi limito a parafrasare il Financial
Times di ieri: se si cambia la manovra ogni settimana vuol dire che
non c'è una visione chiara degli interessi generali che il
Governo vuole rappresentare".

Il manager conclude escludendo un suo ingresso in politica:
"Non è il mio mestiere e in Telecom ho ancora tantissimo da
fare".

La borsa premia il titolo
Moody's ha tagliato a negativo da stabile l'outlook sul
rating Baa2 di Telecom Italia. Ma le Borse non hanno accolto
negativamente la notizia. Il titolo tiene nonostante l'agenzia
americana consideri incerta la capacità di rientro del debito alla
luce dei risultati del mercato domestico. Di contro però non è
cambiato il giudizio complessivo sulla società di Tlc. Il taglio
riflette "le incertezze sulla capacità di Telecom di
raggiungere i previsti target finanziari nel ridurre
l'indebitamento in un mercato tlc sempre più
competitivo".

Moody's si aspetta "che continui la pressione sui ricavi
di Telecom Italia", che avrà ripercussioni sulla capacità
dell'azienda di ridurre il debito: "Il cambio
dell'outlook riflette le difficoltà di Telecom Italia
nell'ottenere una crescita organica per sostenere il cash flow
e contribuire al piano di deleveraging".

E mentre gli analisti apprezzano il posizionamento aziendale in
Brasile e Argentina, anche se in quest'ultimo paese non si
aspettano un beneficio in termini di cash flow prima del 2013, il
vero problema è il mercato domestico. In Italia "non ci sono
chiari segnali di miglioramento", secondo l'agenzia, e
"resta l'incertezza su quando si vedrà una
stabilizzazione". Per quanto riguarda il 2011, Moody's si
aspetta una rirpesa nel secondo semestre che dovrebbe consentire al
gruppo di chiudere l'anno con 29,5 miliardi di ricavi, Ebitda
di 12,5 miliardi e un Ebitda margin sopra il 40%.

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