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Net neutrality, divergenze parallele Usa-Ue

Strategie completamente opposte da parte della Fcc e del Berec per raggiungere lo stesso obiettivo: la tutela delle telco. Gli Usa hanno bisogno di regole mentre in Europa basta non modificare la normativa in vigore

12 Nov 2010

Stati Uniti ed Unione europea stanno concentrando sempre di più
l’attenzione sulla net neutrality e, dunque sulla necessità o
meno, di intervenire “per assicurare- scrive oggi Finanza e
Mercati – l’apertura su base neutrale di Internet, prima che
questa frontiera venga presa d’assalto dai singoli e la capacità
di banda si esaurisca”.

In questo senso gli esperti dello studio Simmons & Simmons
evidenziano la difficoltà di regolamentare un sistema, come il
Web, in rapidissima evoluzione. Negli Usa – spiegano – anche la
posizione pro-neutrality del presidente Obama si è dovuta
arrestare di fronte alla Fcc. L’Authority Usa per le Tlc,
chiamata a decidere su un caso si neutralità della Rete in cui era
coinvolta Comcast, ha chiarito di non avere giurisdizione,
invitando gli operatori ad agire per trovare soluzioni (invito
subito raccolto da Google e Verizon).

In Europa invece la situazione è diversa: Bruxelles si pronuncerà
sul tema entro la fine dell’anno. Gli avvocati di Simmons &
Simmons ricordano come a sostegno della net neutrality possano
essere utilizzate anche norme già esistenti, soprattutto quelle
Antitrust.

E anche il Berec (l'organismo comunitario che raccoglie i
regolatori europei) ha deciso che ogni nuova regolamentazione è
prematura senza una valutazione attenta delle leggi già esistenti.
Riflettori accesi, dunque, sul pacchetto di riforma delle Tlc, che
sarà adottato entro maggio 2011, nel quale si dovrebbe prevedere
una qualche forma di tutela della neutralità della Rete.

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