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STREAMING

Netflix, accordo fatto con Comcast

La piattaforma video dovrà pagare (cifra top secret) per l’accesso alla rete. Un’intesa win-win che potrebbe far scuola. Scettici molti osservatori

24 Feb 2014

m.s.

Netflix e Comcast hanno annunciato un accordo che mette fine alla disputa che era costata tanta frustrazione, negli Stati Uniti, agli utenti del servizio di videostreaming negli ultimi mesi a causa dei problemi di connessione.

In una nota congiunta le due società hanno annunciato “un accordo che permetterà agli abbonati di Comcast – il principale internet provider americano – di godere della massima qualità nello streaming dei video di Netflix per gli anni a venire”.

La nota non entra nei dettagli dell’accordo che prevede il pagamento da parte di Netflix per l’accesso diretto alla rete di Comcast. Secondo il Wall Street Journal, l’accordo costituirebbe un precedente nella gestione dei rapporti tra Netflix e altri internet provider come ad esempio Verizon. Scettici molti osservatori che evidenziano la decisione potrebbe danneggiare, se facesse scuola, società più piccole di Netflix.

L’accordo arriva appena pochi giorni dopo l’acquisizione di Time Warner Cable da parte della stessa Comcast che, se approvata dalle autorità antitrust, darà vita ad un colosso nel settore con oltre 30 milioni di abbonati.

Per la precisione, Netflix pagherà a Comcast che in cambio si collegherà direttamente al server di Netflix, ottenendo un miglioramento della qualità di streaming dei contenuti.

Negli ultimi mesi, le velocità del flusso di Netflix stava registrando un forte calo tra i clienti Comcast. Questo a causa di un

ingorgo Netflix-Comcast.

L’accordo di oggi potrebbe essere win win: da un lato Comcast ottiene non tanto di installare il server Netflix in un suo centro dati (come avrebbe voluto Netflix) ma di collegarsi con Netflix in un centro dati di terze parti, facendo pagare Netflix per i dati utilizzati. Ma l’accordo è un’importante mossa strategica anche per Netflix: un periodo prolungato di scarsa qualità di flusso potrebbe convincere gli utenti ad abbandonare un servizio “ballerino”.

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