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Non solo smartphone “spioni”, nasce il business geo-localizzazione

Il caso Apple e Google è solo la punta dell’iceberg di una partita che vede al suo centro l’utilizzo dei dati personali. Su cui accelerano player di settori diversi, dalle compagnie di assicurazioni ai centri commerciali

11 Mag 2011

I cellulari "spioni" sono, in realtà, solo la punta
dell'iceberg. Produttori di automobili, compagnie di
assicurazioni e ora anche centri commerciali stanno sperimentando
nuove strade per l'utilizzo dei dati personali degli utenti. In
particolare sono le informazioni sulla geolocalizzazione – quei
codici in grado di rivelare esattamente la nostra posizione sul
globo – la commodity più ambita e più "hot"
nell'industria del tracciamento, il nuovo terreno su cui si
muovono aziende che sulle informazioni personali stanno costruendo
il proprio business.

Alcune di queste compagnie, scrive il Wall Street Journal,
utilizzano i dati per offrire mappe più dettagliate o analizzare i
vari modelli di traffico. Altre inviano pubblicità mirata per
servizi che si trovano vicino all'utente in quel momento. E
molte compagnie di assicurazione già utilizzano la raccolta di
dati in cambio di sconti ai guidatori più prudenti.

Si tratta in realtà di una partita controversa. Se da un lato la
possibilità di tracciamento consente di centrare alcuni obiettivi
nell'ambito del commercio o della sicurezza e addirittura di
ottemperare alle richieste di organismi regolatori
sull'attivazione dei numeri di emergenza, dall'altra fa
intravedere una serie di "lati oscuri". Appena ad aprile
TomTom, produttore di navigatori per automobili, si è
pubblicamente scusato per aver ceduto dati aggregati dai propri
terminali al governo olandese che l'ha a sua volta utilizzati
per inviare multe. "Non avevamo previsto questo tipo di
utilizzo" ha detto il Ceo dell'azienda, Harold
Goddijn.

Anche le compagnie di assicurazione stanno cominciando a
raccogliere dati, laddove i guidatori lo consentono. L'italiana
Octo Telematics (da poco entrata sul mercato Usa grazie a un
accordo con Safeco Insurance di Seattle) produce una tecnologia che
è già stata installata su oltre 1,2 milioni di automobili in
Europa, in grado di inviare dati aggregati sulla localizzazione
della vettura, ma anche sui colpi dati all'acceleratore e su
altre caratteristiche di guida, dice Nino Tarantino a capo della
divisione Nord America. Alcune compagnie di assicurazione
propongono poi tariffe più vantaggiose agli automobilisti che
acconsentono a installare il sistema Octo. "Attraverso la
propria infrastruttura – dice l'azienda sul suo sito -, Octo è
anche in grado di raccogliere e gestire dati anonimi sulle
abitudini di guida dell'automobilista e di supportare gli
attuari assicurativi con informazioni statistiche
dettagliate". La localizzazione, dice Octo Telematics, viene
monitorata in tempo reale solo in caso di furto o emergenza.

Ma anche rivenditori e centri commerciali stanno entrando nel
grande gioco della localizzazione. L'azienda britannica Path
Intelligence (anch'essa entrata nel mercato Usa dal 2007)
intercetta grazie alle connessioni mobili il percorso seguito
dall'utente all'interno del centro commerciale in modo da
tenere sotto controllo abitudini e tendenze del consumatore.
L'azienda dichiara di non identificare il cliente unico, ma
interi bacini di clienti così da poter fornire statistiche di
gruppo sullo shopping all'interno delle varie sezioni.

Altre compagnie raccolgono dati per scopi simili. Sprint Nextel e
Verizon Wireless inviano dati di localizzazione a una compagnia,
AirSage, che fornisce informazioni sul traffico. Anche le
automobili stanno equipaggiandosi con tecnologie simili. I
produttori stanno lavorando per offrire veicoli connessi che
aiutano a monitorare condizioni della strada e traffico. Bmw sta
pensando di raccogliere dati dai sistemi di navigazione installati
a bordo per fornire report in diretta sul traffico: "Sono dati
anonimi grazie ai quali possiamo verificare la velocità e le
coordinate del veicolo e dunque stabilire eventuali rallentamenti
del traffico".

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