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Novari (3 Italia): “Con il mobile si abbatte subito il digital gap”

L’intervento del numero uno di 3 Italia al nostro Forum: “Lo schema 2/2/2 (2 MB per tutti in due anni al costo di 2 miliardi di euro) è il più realistico nell’attuale situazione di credit crunch e meglio si adatta alla struttura produttiva del Paese, con la sua economia fatta di Pmi che puntano sulla “last minute organization” garantita dalle tecnologie mobili”

02 Ott 2009

Senza mettere l’ICT tra le priorità di questo Paese non si
incrementa la produttività (problema cruciale del sistema-Italia),
non si fanno auto più verdi, o case a elevata efficienza
energetica, né si può pensare di riformare la sanità o
l’amministrazione della giustizia.

Per sviluppare il comparto dell’ICT il governo può avere un
impatto positivo incrementando la quota di spesa pubblica in R&S e
diventando esso stesso attore dell’innovazione quando produce
servizi per il cittadino. Lo Stato, però, deve tenere il timone,
non remare. Deve favorire lo sviluppo della concorrenza, senza
condizionare lo sviluppo del mercato attraverso scelte tecnologiche
o normative non neutrali. e.gov 2012 può avere un impatto
potenzialmente enorme, fungendo da caposaldo di un Digital New Deal
che può rimettere in moto l’economia. Tutti conveniamo
sull’importanza delle Ngn nello sviluppo economico di un
Paese.

Quando arriviamo a discutere di soluzioni, però, gli attori del
sistema vanno in ordine sparso. Nel frattempo il nostro divario con
i principali paesi della Ue è più che triplicato, come ci ha
ricordato recentemente Mario Draghi. Lo schema 10/10/100 (10 anni
per realizzare una rete a 100 MB al costo di 10 miliardi di euro)
rischia di ingessare il Paese in un dibattito infinito che lega
impropriamente l’eliminazione del digital divide nel nostro Paese
(che è l’urgenza maggiore per tutti) con la definizione del tema
dello scorporo della rete di Telecom (che è un problema
estremamente complesso, riguarda essenzialmente Telecom e non ha un
orizzonte temporale certo).

Lo schema 2/2/2 (2 MB per tutti in due anni al costo di 2 miliardi
di euro) è di gran lunga quello preferibile per soddisfare il
fabbisogno immediato di banda larga nel nostro Paese, in attesa che
si arrivi ad un completo switchover dal rame alla fibra (10-15
anni). È il più realistico nell’attuale situazione di credit
crunch e meglio si adatta alla struttura produttiva del Paese, con
la sua economia fatta di piccole e medie imprese che puntano sulla
“last minute organization” garantita dalle tecnologie mobili.
In tutti questi casi, ma anche per l’utenza consumer, avere 2
MBps in tasca subito è più utile che avere 100 MBps a mezz’ora
di traffico per l’ufficio o a casa.  C’è una percentuale
crescente di Pmi che utilizzano le applicazioni di mobile office,
oltre a sistemi di sales force automation e gestione del magazzino
su rete cellulare. È una buona notizia e un trend da incentivare.

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