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Patuano: “Telecom Italia asse portante per lo sviluppo del Paese”

In una lunga intervista pubblicata su Eraclito l’amministratore delegato dell’azienda fa il punto sulle azioni e i progetti in campo: “Grazie alle nostre infrastrutture e ai servizi il digitale si svilupperà esponenzialmente”

07 Giu 2011

"Nel 2020 Telecom Italia sarà l’asse portante per lo
sviluppo del nostro Paese". Ne è convinto l'Ad Marco
Patuano che ha parlato dei progetti dell'azienda in una lunga
intervista pubblicata su Eraclito (visualizza qui il testo
integrale).

"Attraverso le nostre infrastrutture e servizi si svilupperà
esponenzialmente l’Italia digitale", dice Patuano
aggiungendo che "si affermerà in modo massivo il cloud
computing, il broadband sarà ultra-broadband in un mix tra reti
fisse e mobili, e sarà sempre più “everywhere – anytime”.
Ma "per essere parte attiva di questa rivoluzione, anche
Telecom Italia deve cambiare pelle, ancor più velocemente rispetto
al recente passato. Quello che ho in mente è un mix armonico di
energia, cultura innovativa e determinazione nell’esecuzione.
C’è molta strada da fare, ma sento intorno a noi molto
entusiasmo per quello che si prospetta come un viaggio
affascinante".

L'Ad di Telecom Italia puntualizza che "è persino troppo
facile dire che Telecom Italia debba fare la sua parte portando
l’Adls a tutti gli italiani. Lo facciamo giorno per giorno. In
realtà questo non basta: dobbiamo favorire la nascita di un
ecosistema che soddisfi gli interessi dei nostri clienti, siano
essi consumer o business. Per questo lavoriamo sull’innovazione,
cercando di semplificare le modalità di accesso e di utilizzo di
device e servizi, per questo lavoriamo di concerto con la pubblica
amministrazione e facciamo sinergia con i grandi clienti privati e
pubblici". Per spingere il processo "abbiamo iniziato a
scrivere un’alleanza diretta con ciò che considero la più
grande risorsa di questo paese: gli studenti, le scuole e le
Università. Sono il nostro futuro e stiamo ragionando su un nuovo
progetto da affiancare a Working Capital".

Fra gli obiettivi della strategia Patuano c'è anche la
valorizzazione delle relazioni con la clientela sul Web:
"Abbiamo lanciato per primi il caring sui social media con il
Twitter Team, abbiamo un progetto di ascolto a 360° su tutti i
touch points dell’azienda che include blogosfera e social
networks, abbiamo infine deciso che il Customer Satisfction Index
sia parte integrante della remunerazione del management, me
incluso. Ancora una volta: quello che deve cambiare prima di ogni
altra cosa è la cultura d’impresa: basta con gli utenti, per noi
sono clienti. E devono essere al centro di ogni nostro progetto,
ogni giorno".

L'azienda farà fortemente leva anche sulla propria presenza
sul territorio: "Telecom Italia ha un’opportunità unica:
siamo realmente presenti in tutta Italia e per questo ho chiesto ai
miei colleghi di riscrivere la mappa delle relazioni tra
l’azienda e il tessuto socio-economico che la circonda.
Voglio tornare ad avere un’azienda i cui piani di sviluppo siano
anche guidati da una profonda conoscenza del territorio. Visione
globale unita alla concretezza di intervento: Think Global, Act
Local
Sono convinto che coloro i quali si occupano delle istanze locali
dei cittadini e delle imprese non possano che supportare un
approccio di questo tipo".

Patuano intende lavorare anche sull' "immagine"
Telecom: "Sicuramente ci sono alcuni elementi “duri” da
affrontare: Telecom Italia è associata nella percezione comune al
canone da pagare, al monopolista, alla scarsa cura dell’utente,
alle risposte inevase. Vorrei prendermi la libertà di dire che
molti di questi sono ormai luoghi comuni. Non esiste più il
monopolio da oltre un decennio; abbiamo lavorato molto intensamente
sui rapporti con la clientela e quest’anno abbiamo ricevuto un
riconoscimento per la qualità del nostro Customer Care a livello
nazionale; le nostre offerte commerciali sono competitive quanto
quelle dei nostri concorrenti; abbiamo lanciato servizi innovativi
sul mobile come sul fisso".

Sul ruolo di Internet, Patuano sottolinea che "ha
profondamente mutato il modo di fare una parte dell’innovazione e
di portarla sul mercato perché ha fornito anche a realtà molto
piccole gli strumenti per lanciare nuovi servizi con una velocità
difficilmente replicabile da chi opera su larga scala. Attenzione
tuttavia a non saltare un passaggio: perché esista questo tipo di
innovazione occorre che si lavori anche sulle grandi componenti
infrastrutturali. Ciò che voglio dire è che da un lato permangono
ambiti di ricerca accessibili solo alle grandi aziende,
dall’altro che in molti casi occorrono grandi players per portare
le intuizioni dal livello prototipale al livello “carrier
grade”.Due elementi nuovi rispetto al passato: bisogna
riconoscere in fretta l’innovazione, bisogna evitare di uccidere
l’idea innovativa durante il processo di integrazione con le
grandi imprese. Riuscirà Microsoft a non uccidere Skype? Lo
vedremo".

Il manager ha fatto il punto anche sulla questione della net
neutrality: "Se parliamo di Internet riferendoci al luogo dove
soggetti diversi si scambiano informazioni in modalità Best
Effort, allora sono d’accordo a che sia Net Neutral. Se invece ci
riferiamo ad uno spazio in cui si deve ottimizzare l’uso di
risorse scarse (come le frequenze radiomobili) oppure lo spazio
dove si vogliono utilizzare classi di servizio che richiedono
livelli qualitativi più elevati del semplice “best effort”,
allora è nell’interesse di tutti che questi spazi siano
opportunamente regolati senza con ciò andare contro la filosofia
di Internet e la cultura dell’innovazione".

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