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Pizzetti :”Troppi rischi nel cloud. Bisogna vigilare”

“Con la nuvola informatica non saremo più padroni dei nostri dati”, sottolinea il Garante della Privacy che presenterà mercoledì 30 giugno la Relazione annuale. La nuova sfida è conciliare trasparenza e riservatezza, soprattutto nella Pubblica amministrazione

28 Giu 2010

Una “torre di avvistamento”. Così Francesco Pizzetti, alla
guida del Garante della privacy da cinque anni, definirà
l’autorità nel corso della relazione annuale al Parlamento, che
svolgerà mercoledì e che farà il punto sull’attività del
2009. Dal proprio punto di guardia, però, scrive oggi Il Sole 24
Ore, l’authority getterà un’occhiata anche sul futuro, per
indicare i problemi con cui la riservatezza dei dati personali si
troverà a fare i conti. E non si potrà, dunque, non parlare di
web, per richiamare l’attenzione sulle nuove frontiere del
crimine informatico e, in particolare, sui rischi di sicurezza
legati al cloud computing, ma anche per avvertire che
l’applicazione online della trasparenza deve trovare un
compromesso con la tutela della privacy.

Il riferimento è al settore pubblico. “Il ministro della
Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ha fatto diventare la
trasparenza un principio cardine dell’organizzazione degli
uffici, coniugando la conoscibilità degli atti con l’uso della
rete. L’amministrazione è sempre più chiamata a rendere
trasparenti i dati sulla propria struttura e sulle proprie
decisioni. In questa prospettiva, sulla rete vengono pubblicate
notizie anche sui dipendenti: per esempio, gli stipendi, le
consulenze”, nota Pizzetti sul Sole.

Certo, si tratta di capire come vengono spesi i soldi pubblici, ma
“attenzione”, aggiunge il Garante, “perché l’ostensione
delle informazioni a fini di controllo sociale può coinvolgere in
modo rilevante non solo i dipendenti, ma anche i cittadini-utenti.
Si prenda il caso di una graduatoria di concorso in cui compare un
portatore di handicap o un orfano, persone che, in virtù del loro
status, hanno diritto a punteggi particolari. In nome della
trasparenza si rischia di dare informazioni che riguardano
direttamente la sfera personale”.

Come sì può venirne a capo? “Stiamo lavorando alle linee guida
per la privacy nella pubblica amministrazione”, risponde
Pizzetti. “Contiamo di metterle a punto entro la fine dell’anno
con la collaborazione di Civit, la commissione indipendente per la
valutazione e la trasparenza della Pa, e dopo aver aperto sul punto
un dibattito pubblico. Bisogna evitare con forza che la privacy
diventi uno strumento per proteggere i corrotti, per nascondere
favori indebitamente richiesti e ottenuti. Nello stesso tempo,
però, non si può accettare che si vada verso una società del
controllo globale di tutto su tutti”.

Mercoledì Pizzetti toccherà altri temi, come “la necessità di
proteggere la rete da attività illecite che possono mettere a
rischio la difesa, la sicurezza, le comunicazioni interpersonali,
gli scambi finanziari di un paese. Richiamerò l’attenzione sui
pericoli delle nuove tecnologie, cominciando dal cloud
computing”.

Perché? “Con la nuvola informatica non saremo più padroni dei
nostri dati, non ne disporremo più sul nostro hard disk, ma li
riverseremo sulle piattaforme dei fornitori dei servizi”,
risponde Pizzetti. “Con il cloud computing sul mio computer non
rimarrà tendenzialmente più nulla: lavorerò in remoto e quindi
affitterò un sistema operativo, affitterò lo spazio che mi
conserva i dati e i servizi di cui ho bisogno. Tutto avverrà in
outsourcing. E questo moltiplicherà i problemi legati alla
sicurezza: non ci saranno più server personali o di impresa, ma
server da miliardi di dati collocati in giro per il mondo”. Con
la conseguenza che “cresceranno i rischi di pirateria informatica
e il cybercrime diventerà normale crimine”.

Anche per questo, secondo il Garante italiano, “si aprono nuove
questioni di regolazione internazionale”. Pizzetti pensa a un
futuro “in cui qualche regolatore sovranazionale o qualche Stato
pretenderà di verificare dove vengono sistemati i server del cloud
computing”. “Dobbiamo essere più realistici”, insiste
Pizzetti: “la libertà sulla rete non è l’assenza di regole.
Solo se la rete è regolata, c’è libertà”.

Infine, qual è il bilancio di questi quindici anni di privacy
italiana? “La relazione ha anche questa ambizione: fare una
riflessione sulla cultura della privacy, su come si è diffusa nel
nostro Paese, anche alla luce del lavoro svolto dal Garante”,
risponde Pizzetti. “Il bilancio dice che ci sono settori in cui
la privacy si è consolidata e altri in cui purtroppo la
riservatezza non è ancora stata adeguatamente attuata. Si tratta
soprattutto del settore dei servizi pubblici, come quello della
giustizia e delle banche dati di polizia”.

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