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Poggiani: “Lascio un’Agid più efficiente, e-fattura e skills grandi successi”

L’ex direttore fa un bilancio del lavoro svolto: “Abbiamo riorganizzato i 98 progetti ereditati dalle precedenti gestioni. L’ente può vincere la sfida dei piani Banda ultralarga e Crescita digitale”

03 Apr 2015

Federica Meta

“Ho ritenuto che la parte più importante del mio lavoro sia stata portata a termine con il varo del piano Crescita Digitale e della strategia per la Banda ultralarga. Ora vorrei portare il mio contributo sul territorio”.
Inizia così l’intervista che Alessandra Poggiani, ex direttore dell’Agid, rilascia a CorCom all’indomani delle sue dimissioni. Un’intervista in cui lascia le “consegne” al suo successore, che sarà nominato entro fine aprile, e in cui fa un bilancio delle cose fatte durante il suo mandato.
Poggiani, è tempo di bilanci dunque. È soddisfatta del lavoro svolto?
Sì, d’altronde parlano i numeri. In questi mesi, con il contributo di tutti i colleghi dell’Agid abbiamo riorganizzato tutti i progetti ereditati dalle precedenti gestioni. Entrando nel dettaglio, abbiamo portato a chiusura 52 progetti e riprogrammati 46 relativi a programmi di digitalizzazione nelle Regioni, per un valore di oltre 114 milioni di euro. Sul fronte PA centrale abbiamo rinnovato 14 iniziative che hanno interessato i ministeri degli Interni, Esteri e Beni culturali. Abbiamo censito tutto, riprogrammato le risorse chiudendo progetti non più attuali e avviandone di nuovi recuperando significative economie per la digitalizzazione sui territori. Per ripartire bene, bisogna mettere a posto il pregresso. Motivo per cui abbiamo, ad esempio, deciso di chiudere la Cec-Pac, servizio scarsamente usato e molto costoso. E poi non vorrei che si dimenticasse che abbiamo completato, senza ritardi e con uno straordinario lavoro di formazione preventiva, lo switch off della fatturazione elettronica in tutte le amministrazioni locali. Dal 31 marzo la fatturazione nella PA è totalmente elettronica. E fatemi ringraziare su questo anche Riccardo Luna e la rete dei Digital Champions che ha dato un contributo straordinario.
Il suo successore dovrà gestire la fase di startup dell’identità digitale. Che eredità lascia?
Il lavoro su cui è stata impegnata l’Agid negli ultimi mesi è di integrare il sistema pubblico per l’identità digitale con tutti i sistemi già esistenti sul territorio nazionale, nati dall’iniziativa delle singole amministrazioni locali e dai privati, oltre che all’anagrafe, e programmare la profilazione. Entro aprile il sistema Spid partirà con il suo sistema di regole e puntiamo a dotare 10 milioni di cittadini con credenziali di accesso uniche entro il 2016.
Un lavoro certosino.
Riuscire a integrare i sistemi di identità digitale esistenti è un obiettivo-Paese fondamentale. Si è trattato di prendere in considerazione tutte le attività già in campo e riprogettare tutto pensando all’utente finale, immaginando il processo: il servizio è solo l’interfaccia dal punto di vista dei destinatari. Il programma di Italia Login del Consigliere Paolo Barberis ci ha dato questo indirizzo strategico, sulla base del quale abbiamo ridirezionato anche i progetti già in cantiere. Non è stato semplice rispetto alla cultura media della PA. Ma crediamo di aver lavorato bene per raggiugere l’obiettivo di rendere i servizi online della PA più usabili e vicini al cittadino. Non è un segreto che in Italia c’è ampia disponibilità di servizi pubblici online, ma scarsamente utilizzati.
Italia login può essere una leva in questo senso?
Sarà una leva perché rappresenterà un’interfaccia unica e user friendly che faciliterà l’uso del digitale nei rapporto con l’amministrazione. Non a caso andrà sviluppato di pari passo con il sistema pubblico di identità digitale che sarà un’altra leva di facilitazione. La fase di sperimentazione di Italia Login sarà avviata in circa 10 amministrazioni centrali e locali, che già sono coinvolte nella sperimentazione di Spid, tra le quali spiccano Inps, Inail, e regioni importanti come il Friuli Venezia Giulia, l’Emilia-Romagna e Toscana.
Ma l’uso dei servizi necessità di una maggiore diffusione di e-skills che in Italia è scarsa, così come scarse sono le figure professionali ad alto contenuto tecnologico…
Proprio per questo il lavoro fatto in Agid in questi mesi ha focalizzato gli sforzi sulle competenze digitali. A due anni dal suo lancio, la “Grand Coalition for Digital Job” è stata confermata come la più importante iniziativa a livello europeo sull’alfabetizzazione Ict, strumento fondamentale per affrontare il problema della carenza di competenze digitali e creare più posti di lavoro in Europa. L’Agenzia, come referente italiano del progetto, ha promosso la definizione della Coalizione nazionale per le competenze digitali che è stata recentemente approvata dalla Commissione e conta oggi quasi 100 membri esponenti delle società civile, del mondo dell’impresa, del volontariato e delle istituzioni. Sono già 10 i progetti che partecipano alla fase di sperimentazione della piattaforma web che favorirà la condivisione, la valorizzazione e il monitoraggio delle iniziative al fine di indirizzare le politiche nazionali verso lo sviluppo dell’alfabetizzazione digitale del Paese.
Nei prossimi mesi il governo si giocherà tutto sul Crescita digitale e sul piano Banda ultralarga. Crede che stavolta l’Italia ce la farà a fare il salto nel digitale oppure quei piani sono destinati a rimanere lettera morta, come è successo in passato per altri programmi nazionali?
Credo che le condizioni ci siano tutte. Per la prima volta l’Italia può contare sue due progetti-Paese che spingono, in parallelo, sulla domanda (il Crescita digitale) e sull’offerta (il piano Banda ultralarga). Rispetto al passato, inoltre, lo sforzo di digitalizzazione della PA è un mezzo per la crescita del paese e non un fine in sé stesso.
Qual è il fine?
La trasformazione digitale del paese, ovviamente. Trasformazione che avrà impatti positivi immediati sull’economia. Non è un caso che nei paesi che hanno meglio sfruttato il potenziale delle infrastrutture e dei sistemi di rete, l’economia digitale ha già prodotto benefici notevoli in termini di contribuzione diretta al Pil nazionale e all’uscita dalla crisi finanziaria che ha colpito tutti. Nel Regno Unito, per esempio, si stima che il contributo diretto di Internet al Pil 2016, sia superiore al 10%, senza contare i benefici aggiuntivi in termini di creazione netta di posti di lavoro o di sviluppo delle piccole e medie imprese e delle loro esportazioni.
Crede che questa sarà la volta buona, dunque?
Credo che lo sarà perché abbiamo a disposizione una strategia olistica che integra infrastrutture e piattaforme abilitanti con programmi verticali, come ad esempio quelli sulle competenze digitali e sulle smart city che fanno da collante alle altre iniziative. Per cui ripeto, le condizioni ci sono tutte. Ora c’è da proseguire su quanto programmato con tempi stringenti, stati di avanzamento condivisi e in sinergia con Regioni e imprese.
Lascia un “palcoscenico nazionale”. Da cosa è dipesa la scelta di dimetersi da direttore generale di Agid?
La mia scelta personale, di affetto verso la città che mi ha adottata e dove mi auguro di portare il mio contributo di innovazione e di impegno, è in piena continuità con questi obiettivi. Del resto, l’innovazione e la crescita digitale del paese passano anche, e in alcuni casi, soprattutto, dal territorio.

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