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Prysmian-Draka: “Si rischia un nuovo caso Volvo”

L’Ad Battista lancia l’allarme: pericolosa l’acquisizione da parte dei cinesi. “Il management scandinavo è ai ferri corti con i nuovi proprietari asiatici”

07 Dic 2010

Passano i giorni ma la vicenda Prysmian-Draka continua ad
attirare l'attenzione i mercati internazionali. L'ultimo
atto, si legge in un articolo di Milano Finanza, è andato in
scena ad Amsterdam, dove ieri un quotidiano ha avanzato
l'ipotesi secondo cui Prysmian potrebbe incrementare
l'offerta per Draka, il gruppo di cavi olandese messo nel
mirino contemporaneamente dalla società italiana e dalla cinese
Xinmao. La situazione pero' non e' definita. I cinesi di
Xinmao hanno annunciato di voler rilanciare e di essere pronti a
offrire 20,5 euro per azione (circa 1 milardo euro in totale),
anche se finora non è mai stata depositata una proposta
ufficiale.

Valerio Battista, amministratore delegato di Prysmian, ha detto
di non avere prova del fatto che il governo di Pechino sostenga
Xinmao, ma si dice che la compagnia è troppo piccola per una
acquisizione così grande. "Non dovrebbe essere
possibile", ha aggiunto, "che con aiuti di stato si
possa acquistare un grande gruppo europeo che possiede molta
tecnologia". Si rischia un nuovo caso Volvo. "La nuova
proprietà cinese (della casa automobilistica svedese ndr) è ai
ferri corti con il management svedese sulla direzione strategica.
I cinesi vogliono costruire rapidamente nuove fabbriche in Cina
per focalizzarsi sul mercato interno, in parte per ricompensare
le autorità locali dell'assistenza fornita
nell'acquisizione. Ma gli svedesi vogliono prima di tutto un
piano industriale solido. Penso che possa accadere anche a
Draka", conclude Battista. 

Ieri Prysmian aveva sofferto per rumors di stampa che la vedevano
intenzionata a rilanciare su Draka, pur senza superare i 20,5
euro messi sul piatto dalla rivale cinese (Prsymian ha offerto
17,20 euro in parte cash in parte in azioni).

Va anche rilevato che ad ora Xianmao non ha formulato nesuna
offerta formale. Lo stesso Ministero del Commercio della Cina ha
fatto sapere di non aver ricevuto ad oggi nessuna richiesta da
Xianmao, pur precisando di essere favorevole agli investimenti
all'estero da parte di aziende cinesi.

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