Comunicare senza una connessione Internet, senza copertura cellulare e senza server centrali. È la possibilità offerta dalle reti decentralizzate, tornate al centro dell’attenzione con Bitchat, l’applicazione di messaggistica basata su tecnologia Bluetooth mesh sviluppata nel 2025 da Jack Dorsey, cofondatore di Twitter, insieme ad altri sviluppatori open source.
In Francia, il 22 ottobre, l’applicazione ha raggiunto il primo posto nella categoria social network dell’App Store, alla vigilia delle manifestazioni del 24 ottobre. A favorirne la diffusione sono stati i timori di restrizioni alle comunicazioni e un’interruzione della rete mobile Orange.
Il fenomeno solleva interrogativi che riguardano direttamente le telecomunicazioni: quanto possono contribuire le architetture decentralizzate alla continuità dei servizi? Quali sono i loro limiti e come cambia il concetto di resilienza delle reti? Ne abbiamo parlato con Antonio Pescapè, Professore Ordinario di Sistemi di Elaborazione delle Informazioni all’Università degli Studi di Napoli Federico II.
Professor Pescapè, perché Bitchat ha attirato tanta attenzione durante le recenti proteste francesi?
Bitchat intercetta un’esigenza che emerge quando l’accesso alle reti tradizionali diventa incerto: riuscire a comunicare anche in assenza di connettività Internet o cellulare. Nei giorni precedenti le manifestazioni francesi erano circolati numerosi inviti a installarla proprio per questa ragione.
Il 22 ottobre l’applicazione è arrivata al primo posto tra i social network sull’App Store francese, entrando anche tra le dieci più scaricate in assoluto. Il clima di tensione sociale, il dibattito sulle possibili limitazioni dell’accesso alle piattaforme digitali e un’interruzione della rete Orange ne hanno favorito la popolarità.
Occorre però distinguere la diffusione di un’applicazione dal suo effettivo utilizzo. I download dimostrano l’interesse per una tecnologia, ma non permettono di stabilire quanto sia stata concretamente impiegata durante le manifestazioni.
Come riesce Bitchat a trasmettere messaggi senza appoggiarsi alle infrastrutture degli operatori?
Il principio è quello del Bluetooth Mesh Networking, un’architettura nella quale gli smartphone comunicano direttamente attraverso il Bluetooth Low Energy, una tecnologia wireless a basso consumo energetico.
Immaginiamo cento persone riunite in una piazza, ciascuna con uno smartphone sul quale è installata Bitchat. I dispositivi vicini possono scambiarsi messaggi direttamente. Quando il destinatario si trova fuori dalla portata del mittente, il messaggio può essere inoltrato attraverso altri telefoni intermedi che utilizzano Bitchat.
Ogni dispositivo diventa quindi un nodo capace di inviare, ricevere e ritrasmettere informazioni. Sono gli stessi smartphone a costruire temporaneamente l’infrastruttura di comunicazione, senza ricorrere alle antenne cellulari o a server centrali.
Il sistema utilizza anche meccanismi di memorizzazione temporanea e successivo inoltro dei messaggi, secondo il modello store-and-forward. In determinate condizioni questo permette di recapitare informazioni anche quando mittente e destinatario non sono contemporaneamente collegati alla stessa porzione di rete.
Quando Internet diventa disponibile, Bitchat può utilizzare il protocollo decentralizzato Nostr per raggiungere dispositivi lontani attraverso una rete di relay.
Si tratta di un’innovazione tecnologica oppure di principi già conosciuti?
Le reti ad hoc, le architetture mesh e le comunicazioni opportunistiche sono oggetto di ricerca da decenni. Già durante le proteste di Hong Kong del 2014, applicazioni come FireChat avevano mostrato le potenzialità della comunicazione diretta tra smartphone.
Oggi l’elemento interessante riguarda la maturità dell’ecosistema tecnologico e la possibilità di rendere accessibili a un pubblico molto ampio funzionalità un tempo prevalentemente utilizzate nella ricerca.
A questo si aggiunge una maggiore consapevolezza della dipendenza dalle infrastrutture digitali e dell’importanza di disporre di modalità alternative di comunicazione.
L’applicazione si è diffusa anche in Paesi interessati da blackout e restrizioni della connettività. Quali indicazioni arrivano da queste esperienze?
Negli ultimi quindici mesi abbiamo osservato una diffusione crescente in contesti differenti. Nel gennaio 2026, durante le proteste antigovernative e i blackout Internet in Iran, i dati riportati da Reuters hanno evidenziato un aumento di oltre tre volte nell’utilizzo di Bitchat.
Nello stesso periodo, in Uganda, alla vigilia delle elezioni presidenziali, l’applicazione ha superato i 28mila download dall’inizio dell’anno. Nel settembre 2025, durante le proteste della Generazione Z in Nepal contro la corruzione e il blocco delle piattaforme social, si sono registrati oltre 48mila download in una giornata.
Questi episodi mostrano come la ricerca di strumenti alternativi emerga quando le persone temono di perdere l’accesso alle comunicazioni.
C’è poi il rapporto tra tecnologia e sicurezza pubblica. Nel luglio 2026, durante le proteste studentesche a Nuova Delhi, le autorità indiane hanno chiesto a GitHub di rendere inaccessibili alcuni repository del progetto, sostenendo che potessero ostacolare le attività investigative. Le reti decentralizzate sollevano quindi interrogativi sul rapporto tra libertà delle comunicazioni, sicurezza e controllo delle infrastrutture digitali.
Al di là delle proteste, quale ruolo possono avere queste tecnologie durante terremoti e altre emergenze?
È un ambito di assoluto interesse. Studio da molti anni il comportamento delle infrastrutture di comunicazione durante eventi estremi. Terremoti, alluvioni e uragani possono compromettere la connettività a causa del danneggiamento delle antenne, dell’interruzione dell’alimentazione elettrica o della congestione delle reti.
In queste circostanze, anche un semplice messaggio può essere fondamentale per comunicare la propria posizione, chiedere soccorso o coordinare un intervento.
Nell’ottobre 2025, dopo il passaggio dell’uragano Melissa in Giamaica, Bitchat è salita rapidamente nelle classifiche dei download, mentre molte infrastrutture risultavano danneggiate. I download non dimostrano l’efficacia delle comunicazioni realizzate, ma segnalano la ricerca di soluzioni alternative.
Le tecnologie decentralizzate possono offrire un canale aggiuntivo di comunicazione, soprattutto su scala locale, contribuendo a mantenere i contatti quando le reti tradizionali sono indisponibili.
Possono diventare un’alternativa alle reti mobili o ai sistemi utilizzati dalla protezione civile?
Occorre considerare i limiti tecnologici. Il funzionamento di una rete mesh dipende dalla presenza di un numero sufficiente di dispositivi attivi e vicini tra loro. Se questa continuità viene meno, anche la comunicazione può interrompersi.
Le prestazioni dipendono dalla distanza, dagli ostacoli, dalla densità dei dispositivi e dalle condizioni radio. Esistono inoltre vincoli importanti in termini di capacità, affidabilità, consumi energetici e sicurezza.
Una rete di smartphone collegati via Bluetooth non può sostituire la connettività di un’intera città, così come non può prendere il posto delle reti di emergenza, dei sistemi satellitari o delle infrastrutture professionali impiegate dalla protezione civile.
Il suo contributo va considerato all’interno di un insieme più ampio di tecnologie, ciascuna con caratteristiche e ambiti applicativi differenti.
La decentralizzazione garantisce una maggiore sicurezza delle comunicazioni?
Decentralizzazione, anonimato e sicurezza sono proprietà differenti. Bitchat prevede meccanismi di crittografia end-to-end per i messaggi privati e non richiede la registrazione attraverso un numero telefonico, ma questo non elimina tutte le vulnerabilità.
La crittografia protegge il contenuto delle comunicazioni, ma non esclude la possibilità di osservare metadati, individuare dispositivi o sfruttare falle del software. Anche le comunicazioni pubbliche e quelle effettuate attraverso relay Internet hanno caratteristiche di riservatezza differenti.
La sicurezza va quindi valutata considerando l’intero sistema, dalla sua architettura alle modalità di utilizzo. Un canale alternativo di comunicazione non è automaticamente anonimo o immune da rischi.
Che cosa insegnano queste esperienze sulla resilienza delle infrastrutture di telecomunicazione?
La resilienza è uno dei principi fondamentali nella progettazione delle reti: indica la capacità di un sistema di continuare a funzionare, anche in condizioni degradate, quando alcune componenti diventano indisponibili.
Oggi credo debba essere considerata in una prospettiva più ampia. La crescente dipendenza dai servizi digitali significa che un’interruzione della connettività può incidere sul lavoro, sull’accesso alle informazioni, sui servizi essenziali e sulla possibilità di chiedere aiuto.
La resilienza digitale non può essere soltanto una proprietà tecnica delle reti, ma deve diventare anche una capacità delle comunità e delle persone.
Significa investire nella progettazione di infrastrutture più robuste, diversificare le tecnologie di comunicazione, favorire l’interoperabilità e rendere disponibili strumenti capaci di funzionare anche in condizioni difficili.
Questo modello introduce anche una dimensione diversa della sovranità digitale?
La sovranità digitale riguarda generalmente gli Stati, il controllo dei dati e delle grandi infrastrutture tecnologiche. Ma esiste anche una dimensione che coinvolge direttamente i cittadini.
Le reti decentralizzate mostrano che, temporaneamente e su scala locale, le persone possono contribuire a realizzare l’infrastruttura attraverso la quale comunicano, riducendo in determinate circostanze la dipendenza dalle reti centralizzate.
Emergono naturalmente interrogativi sulle responsabilità, sulla sicurezza e sulla prevenzione degli utilizzi illeciti. Sono questioni che richiedono un confronto equilibrato tra esigenze di sicurezza pubblica e libertà delle comunicazioni.
Quale dovrebbe essere la priorità della ricerca e delle politiche pubbliche?
Una delle priorità dei prossimi anni dovrebbe essere garantire la continuità delle comunicazioni anche quando le infrastrutture tradizionali diventano – per disparati motivi – indisponibili.
Abbiamo costruito una società nella quale lavorare, studiare, informarsi e accedere ai servizi dipende sempre più da Internet. Le interruzioni mostrano quanto questa dipendenza sia profonda.
La ricerca deve continuare a migliorare le prestazioni e l’affidabilità delle reti, ma anche sviluppare soluzioni complementari capaci di funzionare in condizioni degradate.
Rendere Internet più veloce, capillare ed efficiente resta fondamentale. Altrettanto importante è garantire che le persone possano comunicare nelle situazioni più difficili. Durante un’emergenza, la disponibilità di un collegamento può incidere direttamente sulla sicurezza delle persone.








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