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Tlc, Di Raimondo: “Riaccendere i motori degli investimenti digitali”


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Le infrastrutture sono disponibili, ma cittadini, imprese e PA devono riuscire a sfruttarne pienamente le potenzialità. Di Raimondo indica tre nodi da affrontare: conoscenza, competenze e fiducia. Dal 2010 il settore ha perso oltre il 30% del fatturato pur investendo 114,8 miliardi

Pubblicato il 2 ott 2026

Federica Meta

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Punti chiave

  • La disponibilità di reti e connettività è necessaria ma non sufficiente: va trasformata in uso concreto da parte di cittadini, imprese e amministrazioni pubbliche.
  • L’adozione è frenata da scarsa conoscenza dei servizi, mancanza di competenze (soprattutto PMI ed enti locali) e insufficiente fiducia in sicurezza e trasparenza.
  • La sostenibilità economica è a rischio: settore -30% di fatturato dal 2010 nonostante i investimenti; servono regole stabili, tempi certi e una PA digitale per stimolare domanda e crescita.
Riassunto generato con AI


La copertura delle reti cresce, ma la disponibilità di connettività non basta da sola a produrre digitalizzazione, nuovi servizi e sviluppo economico. Per la filiera italiana delle telecomunicazioni il prossimo passaggio riguarda quindi la capacità di trasformare le infrastrutture realizzate negli ultimi anni in utilizzo effettivo da parte di cittadini, imprese e amministrazioni pubbliche.

È il messaggio portato da Laura Di Raimondo, direttrice generale di Asstel, al Festival del Digitale Popolare di Torino. «Una rete disponibile è una condizione necessaria, ma non sufficiente», ha affermato. «Negli ultimi anni la filiera delle telecomunicazioni ha posto in essere investimenti significativi per portare connettività ovunque, e i risultati sono evidenti. Oggi, però, il principale ostacolo non è più soltanto infrastrutturale: è la distanza tra ciò che la rete rende possibile e ciò che cittadini, imprese e amministrazioni sanno e vogliono farne nel suo utilizzo quotidiano».

Conoscenza, competenze e fiducia frenano l’utilizzo dei servizi

Secondo Asstel, questa distanza si sviluppa lungo tre direttrici. La prima riguarda la conoscenza dei servizi e dei benefici che possono generare. Dal fascicolo sanitario ai pagamenti digitali, dai servizi della pubblica amministrazione alla didattica a distanza, la disponibilità tecnologica deve essere accompagnata dalla consapevolezza delle opportunità offerte.

«Se non vedo il valore di un servizio, non lo uso, non lo sviluppo, non investo su di esso, anche se è strategico per la mia vita quotidiana», ha spiegato Di Raimondo.

Il secondo fronte è quello delle competenze, con una particolare attenzione alle piccole imprese e agli enti locali, che possono incontrare maggiori difficoltà nel trasformare la connettività in nuovi processi, servizi e modelli organizzativi.

A completare il quadro c’è la fiducia. Sicurezza, affidabilità e trasparenza diventano elementi che incidono direttamente sulla propensione di persone e organizzazioni ad affidarsi agli strumenti digitali. Secondo Di Raimondo, «non sono un livello che si aggiunge dopo, ma la condizione strategica connessa alla qualità e al valore perché le persone si affidino ai servizi digitali».

Dal 2010 il settore ha perso oltre il 30% del fatturato

Il tema della diffusione dei servizi si intreccia con quello della sostenibilità economica della filiera. Dal 2010 il settore delle telecomunicazioni ha perso oltre il 30% del fatturato, pari a circa 14 miliardi di euro, continuando nello stesso periodo a sostenere investimenti complessivi superiori a 114,8 miliardi.

Sul quadro economico pesa anche l’aumento del costo del capitale, passato, secondo i dati richiamati da Asstel, dal 7,3% del 2019 all’8,1% del 2023.

«Non c’è contraddizione tra sostenibilità economica e coesione territoriale, ma c’è un equilibrio da costruire. Connettività e digitalizzazione richiedono investimenti continui nelle reti e l’integrazione di AI, cloud, dati e capacità di calcolo nei processi pubblici e privati», ha sottolineato Di Raimondo.

Il nodo riguarda dunque sia la possibilità di continuare ad aggiornare le infrastrutture sia la crescita dei servizi che quelle reti devono sostenere. L’aumento della domanda digitale può contribuire ad ampliare l’utilizzo degli investimenti realizzati e ad alimentare nuovi interventi tecnologici.

Regole stabili e PA digitale per sostenere gli investimenti

Per Asstel, il rapporto tra settore pubblico e imprese deve poggiare su regole stabili, tempi certi e risorse pubbliche concentrate nelle aree dove il mercato da solo non riesce ad arrivare. A queste condizioni si aggiunge la necessità di ridurre le barriere autorizzative che possono rallentare la realizzazione e l’aggiornamento delle infrastrutture.

Un ruolo viene attribuito anche alla digitalizzazione della pubblica amministrazione, che può alimentare direttamente la domanda di servizi e favorirne l’adozione da parte di cittadini e imprese.

La prospettiva indicata dall’associazione mette quindi in relazione sviluppo delle infrastrutture, utilizzo dei servizi e capacità di continuare a finanziare l’evoluzione tecnologica delle reti.

Le reti come architettura del Paese

Sul versante della diffusione della cultura digitale, Asstel ha richiamato anche la campagna “Pillole digitali”, realizzata sui canali Sky per spiegare in modo semplice l’impatto delle telecomunicazioni sulla vita quotidiana.

Per Di Raimondo, l’obiettivo richiede il coinvolgimento dell’intero ecosistema: «Non si tratta di chiedere di più a qualcuno, ma di costruire un modello in cui ciascuno faccia la propria parte», ha concluso, «perché le reti non restino una semplice infrastruttura di servizio, ma siano architettura strategica dell’Italia, per tutti i territori e i cittadini. Dobbiamo accendere i motori necessari perché il digitale torni a generare investimenti, innovazione e crescita».

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