La Quantum-safe migration segna un cambio di paradigma per tutto il settore digitale, ma per le telco assume un significato ancora più profondo. La transizione verso algoritmi resistenti ai futuri computer quantistici, infatti, non coincide con un semplice aggiornamento tecnico. Riguarda l’intera catena della fiducia digitale, dagli schemi di autenticazione alla protezione dei dati in transito, fino alla sicurezza delle infrastrutture di rete che sorreggono i servizi di comunicazione globali.
Con l’orizzonte che si avvicina rapidamente – normative previste tra il 2030 e il 2035 – gli operatori dovranno considerare la crittografia un asset da governare con rigore. Servono un inventario completo degli algoritmi in uso, capacità di sostituirli rapidamente e architetture in grado di combinare Pqc e tecniche esistenti, rafforzando la resilienza. In questo contesto, tecnologie come la Quantum key distribution possono affiancare la Pqc in casi d’uso ad altissima criticità, offrendo un ulteriore livello di protezione e trasformando un rischio sistemico in un’opportunità per innovare i servizi e differenziarsi.
La prospettiva emerge dal report Wef che analizza le conseguenze dell’avanzata del calcolo quantistico e delinea un quadro chiaro: le tecnologie attuali rischiano di essere vulnerabili già entro i prossimi dieci anni. La migrazione verso sistemi quantum‑safe diventa quindi un passaggio inevitabile per garantire la resilienza dei servizi digitali.
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Un rischio sistemico che accelera le strategie
Lo scenario tratteggiato dagli analisti è netto. La crescita del calcolo quantistico apre una stagione di opportunità ma porta con sé minacce senza precedenti. Tra le più critiche c’è la possibilità che gli algoritmi oggi utilizzati per proteggere comunicazioni e dati diventino decifrabili nella seconda metà degli anni Trenta. Senza un intervento tempestivo, la sicurezza digitale globale potrebbe risultare compromessa.
Regolatori e governi hanno iniziato a muoversi con decisione. Il G7 sollecita interventi immediati. Stati Uniti, Regno Unito, Canada e Unione europea indicano nella finestra 2030–2035 le scadenze entro cui completare la migrazione ai nuovi standard. Il momento in cui ogni giurisdizione richiederà formalmente la verifica della preparazione quantistica – il cosiddetto “R‑day” – costituirà uno spartiacque per tutti i settori regolamentati.
Le telco, per la loro natura infrastrutturale, si troveranno in prima linea: reti di trasporto, autenticazione mobile, sistemi di controllo e gestione rappresentano asset che non possono permettersi vulnerabilità.
Un paradigma fondato su inventario, agilità e difesa multilivello
La migrazione quantum‑safe non riguarda solo l’adozione dei nuovi algoritmi. Richiede una revisione complessiva della gestione della crittografia. Il framework individuato dagli esperti si basa su tre pilastri: inventario, agilità e defence‑in‑depth.
Mappare per governare
Il primo passo consiste nel disporre di un inventario accurato. Le organizzazioni devono sapere quali algoritmi utilizzano, dove si trovano, quali vulnerabilità presentano e quanto sono critici per il business. L’automazione semplifica questa fase e consente di individuare rapidamente componenti obsoleti, migliorando l’efficienza operativa.
Adattarsi ai cambiamenti
L’agilità crittografica permette di aggiornare gli algoritmi con rapidità. È un approccio necessario in un contesto in cui tecnologie, minacce e standard evolvono con continuità. Non è però sufficiente da sola a contrastare rischi come gli attacchi “store‑now, decrypt‑later”. Per questo va integrata con strategie più profonde.
La forza dell’approccio multilivello
Il modello “defence‑in‑depth” applicato alla crittografia introduce livelli multipli di protezione. Anche se uno dei meccanismi fallisce, altri continuano a garantire la sicurezza dei sistemi. Questo approccio riduce l’esposizione ai rischi futuri, facilita l’adattamento ai requisiti normativi e sostiene un’evoluzione tecnologica armonica.
“L’uso di tecnologie diverse è un approccio che può già aumentare la resilienza, favorire la differenziazione e preparare le organizzazioni al momento in cui i computer quantistici riusciranno a rompere la crittografia”, sottolineano gli autori. Adottare una pluralità di tecnologie permette dunque di rafforzare la resilienza e prepararsi a un futuro in cui la crittografia attuale potrebbe non bastare.
Le tecnologie che sosterranno la transizione
Le soluzioni disponibili configurano un ecosistema eterogeneo. Al centro c’è la Post‑quantum cryptography, standardizzata dal Nist dal 2024 e destinata a diventare obbligatoria per molte organizzazioni. Gli algoritmi Pqc sono progettati per resistere sia agli attacchi quantistici sia a quelli classici, e rappresentano il cuore della migrazione. Accanto a questi, continuano a essere rilevanti le tecniche basate su chiavi simmetriche, supportate da sistemi di distribuzione centralizzati. Tuttavia presentano punti di vulnerabilità che vanno mitigati.
La frontiera più avanzata è rappresentata dalla Quantum key distribution. La sicurezza si basa sulle leggi della fisica quantistica: nessun progresso matematico o computazionale può comprometterne la protezione. La Qkd non sostituisce la Pqc, ma la affianca nei contesti più sensibili, come comunicazioni governative, dorsali ottiche e infrastrutture critiche.
Un’opportunità per ricostruire la resilienza digitale
Gli esperti sottolineano che la migrazione non è solo una risposta a un rischio, ma un’occasione per rafforzare la competitività. Le organizzazioni che avvieranno per tempo la transizione guadagneranno credibilità, fiducia da parte dei clienti e capacità di innovare. La crittografia può diventare un fattore distintivo in un mercato che richiede servizi affidabili e sostenibili nel lungo periodo.
L’approccio suggerito è chiaro: integrare fin da subito la strategia quantum‑safe nella governance aziendale. Documentare lo stato della propria postura crittografica aiuta a individuare rischi nascosti e a pianificare un percorso graduale, senza impatti sulla continuità operativa.












