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LA VISION

Rangone: “Telco in affanno, servono nuove regole”

Per il ceo di Digital360 lo scenario è mutato e la rinnovata guerra dei prezzi non è salutare per la tenuta del mercato: “Ma anche le compagnie devono cambiare e allargare l’offerta con nuovi servizi digitali, superando il ruolo di operatori telefonici”

28 Dic 2018

F. Me.

Più che le risorse sborsate per l’asta 5G a pesare sulla competività delle telco è stata una regolamentazione che ha favorito la guerra dei prezzi ma anche un mercato non all’altezza delle sfide del digitale. Ne è convinto Andrea Rangone, ceo di Digital360, che esprime il suo punto di vista in un’intervista rilasciata a Firstonline.

Per il manager è  difficile valutare se il costo delle aste per il 5G in Italia sia stato troppo alto per le telco.  “In teoria nulla è troppo se il ritorno è adeguato, ma il 5G è una tecnologia talmente disruptive che è impossibile dire se le società abbiano speso il giusto o tanto, semplicemente perchè porterà talmente tanti cambiamenti nel business che è difficile quantificarne le conseguenze – spiega – Di certo possiamo però dire che in altri Paesi i costi per le aste sono stati più bassi”.

Paesi dove il mercato mobile non è così in affanno e dove la guerra dei prezzi non è esplosa. In Italia, ricorda Rangone, “dal 2001 al 2017 c’è stato un calo di oltre il 43%, contro una media europea del 20%. L’ingresso di Iliad ha dato l’ultima mazzata ma è già da un po’ di tempo che in Italia la concorrenza sulle tariffe è esplosa e sta abbattendo i ricavi, lasciando poco margine per investire. Questo significa che la regolamentazione del mercato è stata sbagliata, ma anche che lo stesso mercato ha fallito”. Ma il settore delle telco, al centro della quarta rivoluzione industriale,  non può permettresi questa dèbacle.  “La rete oggi è la cosa che conta di più, che traina tutto il resto”, evidenzia.

Due le soluzioni. “Intanto serve una nuova regolamentazione: è evidente che quella attuale, a livello europeo, ha fallito – dice il ceo – Non sta a me stabilire come, ma servono nuove regole che innanzitutto tutelino il pricing e magari, perché no, che limitino il libero accesso agli operatori in questo settore, con ulteriori restrizioni”.

E poi, per sopravvivere le telco dovrebbero cambiare e allargare l’offerta di nuovi servizi digitali, superando il ruolo di solo operatore telefonico. “Nel mondo ci sono già diversi esempi – sottolinea – la stessa Vodafone ha lanciato prodotti Internet of Things, in Francia Orange ha lanciato la mobile bank Orange Bank, negli Usa Verizon ha acquisito la spagnola Movildata, che elabora software di gestione del traffico tramite GPS, e sempre negli Usa AT&T ha prodotto un servizio di Digital video recorder”.

E sul rapporto con gli Ott che beneficiano praticamente gratis degli investimenti effettuati dalle telco sulle reti, Rangone spiega che “chi ha investito va in qualche modo remunerato. Anche soltanto nei due modi che dicevo prima, cioè o adattandosi lui stesso al mercato ed entrando nei nuovi business oppure beneficiando di una nuova regolamentazione che freni un po’ la guerra dei prezzi e dunque il calo dei ricavi”.

Oltre che sul ruolo delle telco, la riflessione di Rangone spazia fino all’impatto della rivoluzione digitale sulla privacy e sulla cybersecurity.

“Sono due aspetti fondamentali e per nulla sopravvalutati – dice – Con le nuove tecnologie circoleranno in rete miliardi di dati personali, tutta la nostra vita sarà digitalizzata, sempre più dati sensibili saranno in possesso delle aziende. E’ evidente che da questo punto di vista serve una efficace regolamentazione ma anche una nuova consapevolezza da parte delle imprese stesse, alle quali per prime conviene investire sulla sicurezza dei dati degli utenti”.

Infine la trasformazione del lavoro abilitata dalle tecnologie 4.0: c’è il rischio di ripercussioni negative sull’occupazione? “La verità è che nella storia tutte le perdite di posti di lavoro causate da una transizione, sono state ampiamente compensate – conclude – E’ chiaro che anche questa volta saranno eliminate categorie professionali, ma ne verranno fuori altre. E chi lavorerà, lo farà meglio: quanto tempo e quanta qualità del lavoro guadagnerà, ad esempio, un avvocato, se il lavoro di archivio e di ricerca lo farà, al posto suo o di un suo assistente – e più velocemente – un robot?”.

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