Il sistema delle comunicazioni digitali in Europa attraversa una fase di profonda incertezza, schiacciato tra la necessità di mobilitare capitali enormi per lo sviluppo delle reti di nuova generazione e una capacità di generare utili che sembra progressivamente svanire all’interno dei confini comunitari. Nel corso del dibattito istituzionale “Verso la sovranità digitale europea”, ospitato dal capodelegazione italiana S&D Nicola Zingaretti
presso il Parlamento Europeo, è emersa con chiarezza la fotografia di un settore che, pur essendo considerato strategico per l’autonomia del continente, opera in condizioni di estremo svantaggio economico rispetto ai competitor globali. Il nodo centrale della questione riguarda la redditività delle telco, un parametro che oggi non riesce più a garantire la sostenibilità degli investimenti necessari per la fibra ottica e il 5G, creando un pericoloso scollamento tra le ambizioni politiche della Commissione e la realtà industriale del mercato.
Indice degli argomenti
Il paradosso del colonialismo digitale invertito
L’analisi più profonda della situazione finanziaria attuale offerta da Pietro Labriola, Amministratore Delegato di TIM, ha evidenziato una dinamica strutturale preoccupante per il futuro del continente. Le grandi aziende europee di telecomunicazioni, paradossalmente, non traggono più la loro forza economica dai mercati domestici, ma dalle loro operazioni in territori extra-UE. Questa tendenza segnala un indebolimento del mercato unico che rischia di diventare irreversibile senza una revisione dei fondamentali economici che regolano il comparto.
Secondo Labriola, l’Europa sta vivendo una trasformazione dei flussi di valore che penalizza le infrastrutture locali. Le sue parole sono state nette nel descrivere questo scenario: «Siamo al tramonto di un colonialismo digitale in cui i principali operatori europei fanno soldi nelle loro consociate extra-europee: Deutsche Telekom guadagna in T-Mobile negli USA, Telefonica in Brasile, Orange in Africa, Vodafone in Turchia e Africa, TIM in Brasile». Questa inversione di tendenza dimostra che la redditività delle telco sul suolo europeo è diventata “asfittica“, spingendo le aziende a guardare con sempre maggiore interesse ai mercati emergenti per bilanciare i conti.
Il cortocircuito tra prezzi al consumo e investimenti
Il deterioramento dei margini di profitto è figlio di una visione politica che, per anni, ha privilegiato il ribasso dei prezzi per i consumatori finali a scapito della solidità industriale dei fornitori di rete. La politica dei prezzi bassi a ogni costo ha generato un sistema in cui il valore percepito del servizio digitale è ai minimi storici, ma i costi per garantirlo continuano a salire.
L’Amministratore Delegato di TIM ha sottolineato come questa impostazione rischi di compromettere la capacità di innovazione: «Se diamo tutto gratis ai consumatori, le aziende chiudono e il digitale non lo costruiamo». Il risultato di questa pressione è un Return on Invested Capital (ROIC) diventato ormai marginale. In termini finanziari, quando il rendimento del capitale investito scende sotto il costo del capitale stesso, l’intero settore perde attrattività per gli investitori istituzionali. Questi ultimi preferiscono allocare le proprie risorse verso le grandi piattaforme software americane, dove la redditività non è zavorrata da modelli di mercato iper-competitivi e frammentati.
Asimmetrie di costo e l’anomalia normativa dell’energia
Un fattore determinante che incide pesantemente sulla redditività riguarda gli oneri operativi legati ai consumi energetici, un ambito dove le aziende del settore si trovano a gestire costi da “industria pesante” senza averne i riconoscimenti normativi. In un’epoca in cui la connettività è diventata il sistema nervoso della società, le reti di telecomunicazione richiedono una quantità massiccia di elettricità per funzionare senza interruzioni, eppure il settore è escluso dalle agevolazioni previste per i comparti energivori.
Labriola ha citato dati specifici relativi al mercato italiano per illustrare una problematica che riguarda l’intera Unione Europea. Le definizioni industriali utilizzate dai regolatori sembrano infatti rimaste ferme a un’epoca economica superata, ignorando l’evoluzione tecnologica degli ultimi decenni. La critica mossa dall’AD di TIM è puntuale: «Sull’energia: TIM è il secondo consumatore nazionale di energia in Italia, ma non siamo considerati un’azienda ‘energivora’ perché la definizione europea è ferma alla prima rivoluzione industriale (acciaierie, fabbriche). Se non siamo in grado di cambiare nemmeno questo, non governeremo il nostro futuro». Questa mancata classificazione si traduce in costi diretti che drenano milioni di euro, risorse che vengono sottratte ai piani di potenziamento delle infrastrutture digitali e che aggravano la crisi di redditività delle telco.
Il peso della burocrazia nel confronto con gli OTT
Oltre ai costi energetici, la pressione sui bilanci delle telco deriva da un carico regolatorio asimmetrico. Mentre gli operatori di rete devono sottostare a regole stringenti ereditate dal passato, i nuovi attori digitali, ovvero i giganti del web o Over-The-Top (OTT), operano in un regime di quasi totale libertà normativa. Questa disparità crea una distorsione della concorrenza che incide direttamente sulla redditività finale del settore delle comunicazioni tradizionali.
La sfida lanciata dall’industria non riguarda l’eliminazione delle tutele per i cittadini, ma l’applicazione del principio del “same rules for same services”, passando per una nuova simbiosi digitale con gli OTT. Attualmente, le telco subiscono restrizioni operative che i loro competitor digitali non conoscono, specialmente in ambiti come la gestione dei dati e i processi burocratici di vendita. Labriola ha sollevato dubbi sulla coerenza di questo sistema: «Perché io non posso fare la profilazione che fanno Meta e Facebook a causa del GDPR? Perché devo ancora tenere copie cartacee dei contratti o avere operatori umani h24 quando Netflix non ha questi obblighi?». Una semplificazione in questo senso permetterebbe un abbattimento immediato dei costi operativi (OPEX), liberando capitale necessario per sostenere la redditività e gli investimenti nelle reti.
La frammentazione del mercato europeo rispetto agli Stati Uniti
Il confronto con il mercato degli Stati Uniti mette a nudo la debolezza strutturale dell’Europa, legata principalmente a un’eccessiva frammentazione. Mentre negli USA pochi grandi operatori possono contare su economie di scala immense, in Europa la presenza di circa 40 operatori mobili rende impossibile raggiungere una massa critica sufficiente per competere sul piano globale.
La qualità dell’infrastruttura mobile ne risente direttamente. Sebbene l’Europa abbia investito cifre considerevoli nella fibra ottica fissa, il divario di investimento pro capite nel segmento 5G rimane significativo a favore degli Stati Uniti. La maggiore concentrazione del mercato americano garantisce una redditività superiore, che a sua volta alimenta un ciclo virtuoso di investimenti tecnologici. In Europa, al contrario, gli operatori si trovano incastrati in una struttura che li costringe a scegliere tra la sopravvivenza finanziaria e il raggiungimento degli obiettivi digitali fissati per il 2030.
Senza una revisione profonda delle regole che permetta alle società di telecomunicazioni di operare come vere aziende orientate alla crescita e non come utility in declino, la sovranità digitale europea rischia di rimanere un auspicio privo di fondamenta industriali. Il monito finale espresso da Labriola durante l’incontro al Parlamento Europeo richiama l’urgenza di un cambio di rotta, sottolineando che «i dati illustrati indicano l’abisso di scarsa competitività nel quale siamo crollati». Invertire questa rotta significa innanzitutto rimettere al centro del dibattito politico il tema della redditività delle telco, intesa come prerequisito indispensabile per qualsiasi ambizione di leadership tecnologica europea.
FAQ: Telecomunicazioni
Cosa sono le telecomunicazioni?
Le telecomunicazioni sono un qualsiasi procedimento di trasmissione rapida a distanza di informazioni mediante la telefonica, la telegrafia, la radio, la televisione o i radar. In generale, rappresentano l’insieme degli impianti e dei servizi relativi alla trasmissione di comunicazioni e informazioni. Il termine deriva dal greco e significa letteralmente “trasmissione a lunga distanza” riferita ad immagini, segnali e parole. Le telecomunicazioni sono essenzialmente lo scambio di informazioni su distanze significative con mezzi elettronici e si riferiscono a tutti i tipi di trasmissione voce, dati e video.
Come funzionano le telecomunicazioni?
Alla base delle telecomunicazioni troviamo quattro elementi fondamentali: 1) Il trasmettitore, che prende l’informazione e la converte in un segnale da trasmettere (come un’antenna); 2) Il mezzo di trasmissione, che costituisce il canale di comunicazione; 3) Il ricevitore, che una volta ricevuto il segnale, lo converte in informazioni utili (come una radio); 4) Due antenne – una in trasmissione ed una in ricezione. I dati sono trasmessi in un circuito di telecomunicazioni per mezzo di un segnale elettrico chiamato onda portante, che richiede una qualche forma di modulazione (analogica o digitale) per trasmettere le informazioni.
Quali sono i tipi di trasmissione nelle telecomunicazioni?
Nelle telecomunicazioni esistono due tipi principali di trasmissione: analogica e digitale. La trasmissione analogica è una delle forme più antiche, con la modulazione di ampiezza (AM) ancora utilizzata nelle trasmissioni radiofoniche e riservata ad alcune frequenze. La modulazione digitale, invece, precede storicamente l’AM, con il codice Morse come prima forma. Questi tipi di trasmissione si sviluppano in diversi ambiti e settori, tra cui comunicazioni elettroniche, ottiche, radiocomunicazioni, reti mobili cellulari, reti locali (LAN), internet, sistemi di radiolocalizzazione navigazione e digitalizzazione (televisione e radio). Le telecomunicazioni contemporanee utilizzano principalmente i protocolli Internet per trasportare i dati, fino a includere i sistemi IoT (Internet of Things).
Quali tipi di reti di telecomunicazioni esistono?
Nella loro forma più semplice, le telecomunicazioni necessitano di due stazioni, una trasmittente e l’altra ricevente. Tuttavia, oggi sono impiegate più stazioni trasmittenti e riceventi che si scambiano grandi moli di dati, formando vere e proprie reti di telecomunicazioni. Internet rappresenta il più grande esempio di rete di telecomunicazioni a livello globale. Su scala più piccola, possiamo individuare: reti aziendali e di area accademica (WAN), reti telefoniche, reti cellulari, sistemi di comunicazione della polizia e dei vigili del fuoco, reti di smistamento taxi, gruppi di radioamatori (amatoriali) e reti di trasmissione. Queste reti variano in dimensione, complessità e scopo, ma tutte condividono il principio fondamentale di connettere punti distanti per lo scambio di informazioni.
Qual è lo stato attuale delle telecomunicazioni in Europa?
Le telecomunicazioni in Europa affrontano sfide significative. Secondo l’European Telecom Health Index, il mercato europeo mostra ricavi core stagnanti, ritorni in calo, gap di finanziamento e un’adozione della fibra inferiore alle attese, nonostante rollout significativi. I ritorni sul capitale sono scesi dal 6,7% del 2014 al 5,9% del 2023, mentre l’impegno di investimento resta elevato, comprimendo le possibilità di innovazione. La parte più ricca della catena del valore viene spesso catturata da hyperscaler e piattaforme digitali, più abili nel trasformare traffico e dati in servizi ad alto margine. Questo non riguarda solo la sostenibilità dei bilanci ma la competitività complessiva del sistema economico europeo, poiché le reti sono la spina dorsale di pagamenti, trasporti, servizi pubblici, sanità e scuola.
Come si sta evolvendo il settore delle telecomunicazioni con l’intelligenza artificiale?
L’intelligenza artificiale sta trasformando profondamente il settore delle telecomunicazioni, passando da tema di frontiera a elemento strutturale che cambia il modo in cui le reti vengono progettate, gestite e monetizzate. Nel 2026, l’AI smetterà di essere una “debuttante” per diventare parte integrante delle operazioni quotidiane. Le reti si stanno trasformando in organismi intelligenti capaci di adattarsi, prevedere e ottimizzare autonomamente, anticipando guasti prima che si verifichino e gestendo dinamicamente i picchi di traffico. L’AI sta anche ridefinendo l’esperienza cliente attraverso i Customer Experience Index (CEI), che offrono una visione in tempo reale e predittiva della qualità percepita dagli utenti, sostituendo le metriche tradizionali. Sul fronte operativo, sistemi come lo Smart Scheduler ottimizzano la pianificazione degli interventi tecnici, analizzando in tempo reale tutte le variabili rilevanti.
Quali sono le sfide di sicurezza informatica per le telecomunicazioni nel 2026?
Secondo il Kaspersky Security Bulletin, il 2026 non sarà un anno di tregua per la cybersecurity nelle telecomunicazioni. Le minacce che hanno segnato il 2025 – dagli attacchi mirati alle catene di fornitura fino alle offensive DDoS – non arretrano, ma si intrecciano con nuovi rischi operativi generati dall’adozione accelerata di tecnologie come l’automazione di rete basata sull’AI, la crittografia post-quantistica e l’integrazione tra 5G e satelliti. Nel periodo novembre 2024-ottobre 2025, si è rilevata un’esposizione a minacce web per il 12,79% degli utenti del settore, minacce sui dispositivi per il 20,76% e attacchi ransomware al 9,86% delle organizzazioni telco. Gli operatori di telecomunicazioni devono avere visibilità su entrambe le dimensioni della cybersecurity: mantenere difese solide contro le minacce note e integrare la sicurezza nelle nuove tecnologie fin dal primo giorno.
Quali sono le tendenze future per le infrastrutture di telecomunicazioni sottomarine?
L’ecosistema dei cavi sottomarini entra nel 2026 in forte espansione. Secondo TeleGeography, dopo circa 15 nuovi sistemi avviati nel 2025 per un valore di 3,2 miliardi di dollari, l’anno nuovo vedrà arrivare quasi 40 cavi, per un’esposizione di capitale di circa 6 miliardi – il picco più alto dell’ultimo decennio. Nonostante questo aumento di capacità, non si prevede un crollo dei prezzi poiché gran parte delle nuove infrastrutture è costruita dai content provider per uso interno. Le tensioni geopolitiche stanno influenzando le rotte: il Mar Rosso è diventato un collo di bottiglia a causa del conflitto in Yemen, spingendo l’industria a sviluppare dorsali terrestri alternative attraverso Arabia Saudita, UAE, Giordania e Israele, oltre a nuove rotte sottomarine che evitano aree sensibili come il Mar Cinese Meridionale.
Come sta cambiando il mercato delle telecomunicazioni in Italia?
Il mercato delle telecomunicazioni in Italia mostra segnali contrastanti. Pur posizionandosi come quinto mercato europeo, l’Italia ha perso 14 miliardi di euro di giro d’affari dal 2010, con una contrazione media annua del 2,7%. Nel primo semestre 2025, i ricavi delle telco italiane hanno registrato un aumento dell’1,6%, un dato migliore rispetto alla media europea (+1,1%) ma inferiore a quello dei player giapponesi (+3,2%) e americani (+3,6%). La redditività del settore italiano resta problematica: l’EBIT margin è risalito all’1,8% nel 2024 (era l’8,8% nel 2020), ben lontano dal 16,5% registrato dalle grandi telco dell’area EMEA. Un tema cruciale per il 2026 è quello delle frequenze, con la scadenza del 31 dicembre 2029 che riguarda una quota rilevantissima dei diritti d’uso che reggono le reti mobili, rappresentando una decisione di politica industriale che inciderà sulla continuità del servizio e sulla competitività degli operatori.
Quale ruolo gioca la geopolitica nell’evoluzione delle telecomunicazioni?
La geopolitica sta ridefinendo profondamente il settore delle telecomunicazioni, specialmente attraverso la competizione sull’intelligenza artificiale. Al centro di questa dinamica c’è lo scontro sistemico tra Stati Uniti e Cina, che seguono traiettorie divergenti: gli USA puntano su un modello trainato dal settore privato e sull’eccellenza dei modelli di frontiera, mentre la Cina sta costruendo un ecosistema fortemente guidato dallo Stato, orientato all’autosufficienza tecnologica. L’Europa cerca di rivendicare una propria sovranità tecnologica attraverso regolazione (come l’AI Act) e investimenti pubblici. Per le telco, questa frammentazione normativa e tecnologica rischia di tradursi in costi più alti e complessità operative. Un attore emergente è il Medio Oriente, dove paesi come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti stanno investendo massicciamente in data center e infrastrutture AI, ridisegnando le mappe dei flussi di capitale e creando nuovi hub regionali strategici per la connettività globale.


