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Reding (Ue): “Protezione dati, le aziende stanno sbagliando”

“Regole Ue anche per lo storage su cloud di informazioni che riguardano cittadini europei”dichiara in un’intervista il commissario Ue alla Giustizia: “Le imprese non si curano della privacy, è l’ora di cambiare”

10 Mag 2011

Le recenti violazioni dei dati personali degli utenti di Apple e
Sony dimostrano che “le cose non vanno nella giusta direzione. La
protezione dei dati personali non funziona a dovere”. Lo dice il
commissario Ue alla Giustizia e ai Diritti fondamentali Viviane
Reding in un’intervista con il sito EurActiv: "Quello che si
è verificato nelle ultime settimane dimostra che le aziende sono
disattente al problema".

L’attacco hacker ai sistemi della Sony, col conseguente furto di
dati personali di milioni di utenti, e la scoperta del software di
location-tracking sull’Apple iPhone, spingono Reding a ritenere
necessario "rafforzare" le regole dell’Ue sulla
protezione dei dati: altrimenti si rischia di allontanare i
consumatori dai servizi digitali su cui l'Ue punta come stimolo
allo sviluppo economico e sociale. "Non sorprende che la
fiducia dei consumatori nella nostra società dell’informazione
sia stata erosa da questi eventi. Per ripristinare la fiducia, sto
lavorando oggi sulla riforma delle regole Ue sulla protezione dei
dati”, annuncia la Reding.

Secondo la Reding le aziende spesso non sono trasparenti nel
comunicare il modo in cui usano i dati privati dei loro utenti:
"Spesso agiscono senza informare i consumatori: un produttore
di Gps vende informazioni a terzi, o milioni di device Apple
conservano i dati locali catturati dalle reti radio senza chiedere
il permesso agli utenti”.

Le nuove norme più severe preannunciate dalla Reding
costringeranno le aziende a informare i clienti di un eventuale
accesso non autorizzato ai loro dati. Le regole saranno valide
anche per aziende non-europee che conservano le informazioni in
grandi data center per i servizi di cloud computing. “Non importa
dove si immagazzinano le informazioni: anche nel cloud, se queste
informazioni contengono dati personali di cittadini che vivono
nell’Ue, si applicano le leggi europee”, conclude la Reding.