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Renzi nuovo premier? Ecco il programma per l’Agenda digitale

PA elettronica, open data e investimenti sulle reti i cardini del “piano” del segretario del Pd che sostituirà Letta a Palazzo Chigi. E anche sul lavoro si “riparte” dall’Ict

13 Feb 2014

Una rivoluzione digitale da accompagnare con un cambio di mentalità dei dirigenti pubblici. E’ questo il punto chiave dell’Agenda digitale “firmata” dal segretario Pd, Matteo Renzi e messa nero su bianco nel suo programma per le Primarie del dicembre 2013.

Per Matteo Renzi, che sostituirà il Enrico Letta a Palazzo Chigi, l’Italia deve riscoprire la “semplicità” nel sistema fiscale – incomprensibile persino per gli addetti ai lavori –, in quello amministrativo e normativo dove “abbiamo una produzione legislativa che affolla le aule di tribunale per i ricorsi”. “La rivoluzione digitale e l’accessibilità alla rete possono essere una parte della soluzione, solo a condizione di modificare la mentalità dei dirigenti pubblici – spiega Renzi -. Mettere online tutte le spese dello Stato e di tutte le amministrazioni locali consente un controllo costante dell’opinione pubblica. Per essere credibili, però, dobbiamo iniziare da noi stessi. Dai nostri comuni, dalle nostre amministrazioni. Inseguire la semplicità significa che il Pd proporrà progetti di riforma sul fisco, sulla giustizia e sulla pubblica amministrazione, discussi in tempi certi con i circoli, con gli amministratori, con i parlamentari e aperti alla discussione tramite vecchi canali e nuove tecnologie”.

Si tratta di azioni che non solo consentirebbero allo Stato di rispettare i tempi delle persone – per esempio non chiedendo più di produrre un documento di cui sia in possesso un’altra amministrazione pubblica – ma soprattutto di facilitare gli investimenti stranieri in Italia. “Oggi la confusione normativa, burocratica, fiscale e i ritardi biblici della giustizia costituiscono il primo ostacolo a investimenti stranieri e quindi alla creazione di nuovi posti di lavoro – evidenzia il sindaco di Firenze – In un mondo globale, il problema non è se l’imprenditore è italiano o straniero, ma se crea valore alle aziende oppure no, se crea posti di lavoro oppure no. L’italianità da difendere non è il passaporto dell’azionista, ma la qualità dei prodotti, l’investimento e l’occupazione.

E l’Ict la fa da padrone anche nel JobsAct dove è considerato tra i settori su cui puntare per creare occupazione. Nel suo documento Renzi ha indicato alcune aree su cui intervenire: tra queste, oltre a energia, tasse e revisione della spesa, c’è anche l’Agenda Digitale. Il documento del segretario Pd sollecita, per ora genericamente, azioni riguardanti la fatturazione elettronica, i pagamenti elettronici e gli investimenti sulla rete.

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