Per gli operatori di telefonia mobile intelligenza artificiale non è solo sinonimo di efficienza e nuove opportunità di monetizzazione: il settore sta affrontando tempi difficili a causa dell’impatto generato dalla rapida adozione della tecnologia, che mette sempre più frequentemente sotto pressione le reti esistenti.
A dirlo è Laurent Leboucher, presidente del consiglio di amministrazione della Ngmn (Next Generation Mobile Networks) Alliance, nonché ceo del gruppo ed executive vicepresident Networks di Orange, che in occasione del Mobile World Congress di scena in questi giorni a Barcellona, ha analizzato lo scenario in cui si sta muovendo uno dei comparti maggiormente coinvolti da quella che, ormai è chiaro a tutti, è molto più di una semplice rivoluzione tecnologica.
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Le nuove sfide dell’intelligenza artificiale
“L’intelligenza artificiale porta con sé molte sfide e interrogativi“, ha affermato Leboucher. “E non abbiamo tutte le risposte. Stiamo lavorando duramente per comprendere meglio quali siano le implicazioni dell’AI e cosa al momento non sia chiaro. Credo sia importante sottolineare che, in genere, sulle reti o sull’intelligenza artificiale non sappiamo tutto. C’è molta incertezza e dobbiamo essere pronti ad adattarci dinamicamente per affrontare tali incertezze“.
Leboucher ha rimarcato innanzitutto che, nel nuovo scenario delineato dall’uso massiccio dell’AI, “l’uplink potrebbe avere un ruolo molto importante, molto più importante che in passato. Sappiamo che le nostre reti mobili erano in passato dimensionate principalmente per il downlink, ma ora l’uplink sarà molto importante. Dovrà anche essere molto agile, fornendo capacità in modo dinamico. Non sappiamo ancora quale sarà l’entità dell’impatto, ma dobbiamo essere preparati a questo tipo di cambiamento”.
6G, è fondamentale evitare la frammentazione
Passando al tema del 6G, il presidente di Ngmn ha affermato che l’organizzazione ha riconosciuto la necessità di essere molto esplicita per evitare che la tecnologia prevalga sulla definizione degli standard. “Dobbiamo assicurarci che i nostri standard siano realmente guidati dal valore, dai casi d’uso, da esempi critici di situazioni in cui possiamo fare davvero la differenza per i nostri clienti. Tra le sfide, e forse la più importante per il 2026, c’è il rischio che l’ecosistema 6G possa essere potenzialmente frammentato in diversi stack tecnologici, e dobbiamo evitarlo. Dobbiamo assicurarci di mantenere l’interoperabilità al centro”, ha chiosato Leboucher.
Le buone pratiche per gestire un’innovazione dirompente
Ma la Ngmn Alliance non si limita a puntare i riflettori sui possibili rischi dell’innovazione. Sempre in occasione della kermesse di Barcellona, la federazione ha fornito una serie di suggerimenti e framework per aiutare gli operatori a gestire le loro sfide operative.
Bernard Bureau, consigliere di amministrazione di Ngmn e vicepresident, Wireless Technology & Services di Telus, ha per esempio annunciato a TelecomTV la prossima pubblicazione di “Cloud Native Next Chapter“, un paper dedicato ai modelli operativi basati sull’intelligenza artificiale agentica.
Durante l’intervista, Bureau ha discusso dell’importanza strategica della semplificazione della rete e di come l’intelligenza artificiale possa essere utilizzata come base per l’automazione end-to-end nella pianificazione, nell’implementazione e nelle operazioni quotidiane.
“I prossimi decenni non saranno incentrati solo sulla nuova tecnologia Internet e sugli aggiornamenti incrementali”, ha detto Bureau. “Si parlerà molto di intelligenza, di resilienza e della garanzia che ogni investimento generi valore. Una priorità assoluta e un’area di interesse principale è la transizione verso soluzioni cloud native e modelli operativi basati sull’intelligenza artificiale agentica. E al Mwc vogliamo essere molto chiari sui framework che stiamo rilasciando e su ciò che il settore deve fare. Per rendere tutto questo realtà, da diversi anni Ngmn fornisce indicazioni su come padroneggiare il percorso verso la disaggregazione e le reti cloud-native, aprendo la strada alle reti autonome”.
Avvertenze per un corretto approccio alle soluzioni cloud-native
In questo scenario, il paper “Cloud Native Next Chapter” invita a considerare le caratteristiche dei modelli operativi basati sull’intelligenza artificiale agentica, “perché la segregazione non ha mai riguardato solo il disaccoppiamento tra hardware e software”, ha precisato Bureau. “Si trattava di utilizzare soluzioni aperte in modo da poter iniettare intelligenza nella rete. E basandoci sul Cloud Native Maturity Model , abbiamo definito i cinque livelli essenziali di adozione dell’intelligenza artificiale necessari per trasformare operatori, persone, processi e tecnologia. Ci aspettiamo un ecosistema aperto con agenti che gestiscono i flussi di lavoro in tutto il mondo, trasportando le immagini senza soluzione di continuità”.
Con la crescente complessità delle reti mobili a ogni generazione, secondo Ngmn gli operatori devono gestire la complessità operativa, ma anche migliorare l’efficienza energetica, soddisfare i requisiti normativi, ridurre il costo totale di proprietà e, allo stesso tempo, abilitare nuovi servizi 5G.
“Ngmn propone un approccio combinato per aiutare gli operatori a identificare le aree di interesse per la semplificazione delle reti a seconda del contesto. Ciò include la selezione del giusto stack cloud nativo per il 5G standalone e l’espansione dell’intelligenza artificiale nell’automazione operativa, nonché API di rete esposte per gli sviluppatori. E, in aggiunta a ciò, l’intelligenza artificiale implementata per gestire e garantire servizi core complessi”.
La priorità strategica? La semplificazione della rete
Bureau ha rimarcato poi che l’intelligenza artificiale funge da fattore abilitante fondamentale per la semplificazione della rete, promuovendo l’automazione end-to-end in tutte le fasi di pianificazione, implementazione, ottimizzazione e gestione quotidiana.
“Passando dalla risoluzione dei problemi manuale e basata su regole all’analisi predittiva e prescrittiva, l’intelligenza artificiale riduce notevolmente lo sforzo manuale e consente alle reti di raggiungere un livello più elevato di autonomia di auto-riparazione”, ha detto il manager. “Fondamentalmente, poiché gli operatori hanno implementato servizi 5G complessi e personalizzati, il network slicing è essenziale per gestire la complessità operativa risultante, ma anche per garantire un servizio affidabile su così tante offerte diverse, tutte basate su un’unica rete unificata. Mentre gli operatori mirano a implementare nuovi servizi 5G e pianificare le loro implementazioni per il 6G”, ha chiosato Bureau, “la semplificazione della rete rimane una priorità strategica fondamentale”.
Hotard (Nokia): “Serve una nuova toponomia delle rete”
Anche il ceo di Nokia, Justin Hotard, ha focalizzato l’attenzione sull’avvento dell’AI, sostenendo che per gestire la crescita del traffico legato all’intelligenza artificiale servirà una topologia di rete completamente nuova, sottolineando quanto i flussi “tradizionali” che oggi attraversano le infrastrutture siano invece prevedibili.
“Il passaggio da scale up a scale out fino a scale across ha accelerato, e di conseguenza sta cambiando l’unità stessa del networking per rispondere alle esigenze dei carichi di lavoro”, ha dichiarato durante il suo keynote.
Secondo Hotard, il traffico classico – voce, dati e video – che ancora oggi genera la maggior parte dei volumi sulle reti è “abbastanza facile da anticipare”: “È quasi lineare”. Con l’AI, però, lo scenario cambia radicalmente. «Il traffico che stiamo modellando oggi nelle reti e quello che stiamo osservando in uscita è completamente diverso: è a raffiche, dinamico e a volte limitato dall’uplink». Un’evoluzione che, a suo dire, si vede chiaramente nelle interazioni con i chatbot e nelle comunicazioni M2M, dove si condividono immagini, si generano azioni guidate dai video e tutto diventa molto più variabile. “Non è più una questione di voce, dati o video: è qualcosa di nuovo, il token. E alla fine il traffico è guidato dai token, non dai flussi continui (stream)”.
Entrando nel cuore del tema, il ceo ha aggiunto: “Con la latenza giusta, le prestazioni giuste, la qualità giusta, la sicurezza giusta e, in definitiva, il livello di fiducia adeguato, arriviamo a quella che chiamiamo connettività deterministica: il singolo dispositivo riceve il token di cui ha bisogno per compiere azioni e prendere decisioni. È un cambiamento strutturale”.
Infine, Hotard ha ribadito che le “reti AI-native” continueranno a garantire prestazioni, capacità e banda anche per video, dati e, naturalmente, voce. Ma proprio per questo, avverte, serve una svolta architetturale: “Ha implicazioni enormi per le reti che stiamo progettando e costruendo oggi. E quando capiamo cosa sta succedendo con l’AI e riconosciamo la necessità di realizzare reti davvero AI-native, diventa evidente che questo modello a silos va superato”.












