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Reti sottomarine Boom di investimenti

Nel 2008 il mercato ha raggiunto quota 858 milioni di dollari, il 56% rispetto al 2007. Quest’anno si prevede un’avanzata di un ulteriore 26% fino ad arrivare al tetto dei 2,2 miliardi nel 2014

21 Set 2009

Le reti sottomarine stanno conoscendo una seconda primavera. È
sostenuta da nuovi attori e committenti, dal boom di richieste di
banda che vengono dai Paesi in via di sviluppo e dal progresso
delle tecnologie, che consentono maggiore velocità a costi
inferiori.

È per questi motivi che Ovum prevede una crescita del 26% nel 2009
e del 20% nel 2010, per il mercato delle reti sottomarine. Nel 2008
valeva 858 milioni di dollari, +56% rispetto al 2007. Toccherà i
2,2 miliardi nel 2014. “Se fino a 1-2 anni fa si investiva molto
in reti pan-asiatiche e trans-pacifiche, adesso i nuovi cavi si
concentrano sulle rotte che dall’Europa vanno all’Asia, Africa,
Medio Oriente”, dice Alan Mauldin, analista di Telegeography,
osservatorio di ricerca specializzato in reti sottomarine.
La mappa dei nuovi cavi è quindi cartina tornasole delle zone che
crescono di più, in Internet e di Tlc .

In prima linea, tra i fornitori di tecnologia, ci sono i
protagonisti di sempre di questo mercato: Alcatel Lucent, che
secondo Ovum ha il 46% di quota; Tyco (25%). Nec e Fujitsu (20 e
8%). Il mercato è ristretto anche per gli operatori che lavorano
sui cavi sottomarini: è nelle mani di Flag-Reliance, Vsnl, Global
Crossing, Seacom, Asia Netcom e pochi (piccoli) altri. “Stiamo
lavorando su molti progetti in Africa, tra Nord e Sud America, e in
Asia”, conferma Enrico Banfi, responsabile marketing attività
sottomarina di Alcatel Lucent. “Stanno succedendo due cose, nel
settore” continua. Da una parte “ci sono progetti ingenti, come
il West Africa Cable Systems: un cavo di 15mila chilometri che
sarà attivo da metà 2011 e collegherà Sud Africa, Africa
Occidentale e Portogallo. Oppure il progetto Eassy: dal Sud Africa
al Sudan. Sarà pronto per metà 2010”. Altri esempi notevoli
sono il cavo India-Regno Unito via Mediterraneo e quello
Francia-Italia-Medio Oriente (attivi dal 2010). Dall’altra
“stiamo andando in zone, magari piccole, che però non hanno mai
avuto cavi prima d’ora: per collegare le Hawaii alla Polinesia,
da metà 2010. Oppure il primo cavo della Groenlandia, attivo da
quest’anno”.

La mappa mondiale dei cavi sottomarini diventa insomma sempre più
uniforme, mentre coinvolge nuovi tipi di committenti dei progetti.
E non solo nei Paesi in via di sviluppo: è notizia recente il
progetto M-Tube, che metterà in comunicazione 17 sedi Mediaset con
collegamenti non solo terrestri ma anche sottomarini (tra la
Sicilia e la Sardegna). L’idea di fondo è che di reti
sottomarine c’è un crescente bisogno: da parte di soggetti che
prima potevano farne a meno e adesso non più. Il tutto sta avendo
anche l’effetto di aprire, per la prima volta nella storia,
opportunità per nuovi attori di questo mercato. Sia tra gli
operatori sia tra i fornitori di tecnologia. “Questo è un
mercato finora dominato da consorzi di operatori che investono
insieme per creare cavi. Sono progetti che richiedono molti milioni
di dollari”, dice Mauldin. “Di recente, però, cresce un
fenomeno per ora di nicchia: operatori che, indipendentemente da
consorzi, commissionano cavi per i propri scopi”,
aggiunge….

FULL STORY SUL NUMERO 16 DEL QUINDICINALE "IL CORRIERE DELLE
COMUNICAZIONI" in uscita lunedì 28 settembre