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Riciclaggio, Fastweb e TI Sparkle pronte a costituirsi parte civile

Le due società puntano a ridurre il danno in caso di condanna degli imputati. Chiedono di costituirsi parte civile anche la Presidenza del consiglio, i ministeri dell’Interno e dell’Economia e l’Agenzia delle Entrate

23 Nov 2010

Le società di telecomunicazioni Fastweb, Telecom Italia Sparkle e
Swisscom hanno chiesto di costituirsi parte civile nell'ambito
del processo su un maxi riciclaggio di due miliardi di euro e che
vede imputate 27 persone tra cui gli ex ad Silvio Scaglia e Stefano
Mazzitelli e l'imprenditore Gennaro Mokbel.

Le istanze, sulle quali si dovranno pronunciare i giudici della I
sezione penale del tribunale di Roma, permetterebbe – secondo
quanto esposto dagli avvocati – di ridurre il danno per le aziende
nel caso in cui "si arrivasse ad una condanna di chi è al
momento sotto accusa".

Le due società risultano indagate per presunte violazioni della
legge 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa delle
aziende. 'L'azienda ha fatto fronte agli impegni – ha
affermato l'avvocato Gian Domenico Chiazza, legale di Fastweb –
La rappresentanza legale è di un altro dirigente rispetto ad
Alessandro Parisi (l'ex amministratore delegato indagato in un
filone dell'inchiesta ancora non concluso). Non ci dovrebbero
essere problemi formali o sostanziali che imporrebbero di
respingere la nostra richiesta".

Oltre alle due società hanno chiesto di costituirsi parte civile
anche la Presidenza del Consiglio, il ministero degli Interni,
quello dell'Economia e l'agenzia delle Entrate. Le
questioni preliminari saranno risolte nelle udienze fissate per
l'11, 18 e 21 dicembre.

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