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Ripetitori quantistici: una rassegna critica degli standard ITU-T SG 13



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Costi fino a cento volte superiori alle infrastrutture classiche, memorie ancora immature e sincronizzazione al picosecondo frenano la roadmap verso la Quantum Internet. La prospettiva più realistica è quella di sottoreti geograficamente limitate

Pubblicato il 16 lug 2026

Maurizio Dècina

Professore Emerito, Politecnico di Milano



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Punti chiave

  • L’ITU-T SG 13 studia le telecomunicazioni quantistiche verso la Quantum Internet; la QKD (ETSI) è prossima all’industrializzazione su fibra (≤100 km) e LEO (≤1.000 km).
  • Le tre generazioni di ripetitori quantistici: Gen1–2 usano memorie quantistiche (purificazione/QEC) ma mancano materiali con durata operativa adeguata; Gen3 evita memorie ma richiede sincronizzazione a picosecondo e decodifica real‑time.
  • La roadmap ITU-T è parallela e frammentata; TRL bassi e il collo di bottiglia delle memorie posticipano la rete quantistica: proporre Quantum Internet Islands e mantenere Post Quantum Cryptography.
Riassunto generato con AI


l’ITU-T (International Telecommunication Union – Telecommunication Standardization Sector) Study Group 13, si occupa di Telecomunicazioni Quantistiche del futuro verso la Quantum Internet. La QKD (Quantum Key Distribution), oggi alla soglia dell’industrializzazione, è invece oggetto dell’attenzione dell’ETSI (European Telecommunications Standards Institute) e funziona su collegamenti punto-punto in fibra ottica lunghi al massimo 100 km, oppure su collegamenti via radio satellitare a bassa orbita fino a 1,000 km.

l’ITU-T ha definito tre generazioni di ripetitori, intese in successione temporale. Le prime due generazioni utilizzano memorie quantistiche e purificazione dei qubit intrecciati (entangled) nella prima generazione, oppure correzione degli errori (QEC, Quantum Error Correction) nella seconda. Nessun quantum repeater di prima generazione è stato ad oggi dimostrato sul campo a causa della breve durata della vita operativa delle previste memorie quantistiche. I ripetitori di terza generazione non usano memorie quantistiche e prefigurano una rete globale totalmente sincrona (sincronizzata a livello di picosecondo) che effettua streaming di blocchi di fotoni con correzione degli errori durante la durata del blocco — un requisito che presenta sfide ingegneristiche straordinarie per affrontare i problemi di jitter (fluttuazioni del sincro-segnale, dette anche wander quando sono lente), viste le fluttuazioni nella propagazione in fibra causate da variazioni di temperatura e di lunghezza, e di sincronizzazione globale su collegamenti terrestri che possono essere lunghi fino a 25.000 km (connessione ipotetica di riferimento dell’ITU).

La Raccomandazione ITU-T SG 13 sui ripetitori quantistici

La Tabella 1 mostra le caratteristiche principali delle tre generazioni di ripetitori quantistici raccomandate dall’ITU-T SG 13.

La maggior parte delle discussioni pubbliche sulla diffusione dei ripetitori quantistici si concentra sul costo — proiezioni CAPEX, roadmap, tempistiche per la commercializzazione. Un’analisi più rigorosa, basata sugli standard dell’ingegneria delle telecomunicazioni classiche, suggerisce che il quadro reale è una piramide a tre livelli di problemi largamente indipendenti, di cui solo il primo livello è economico.

Problema 1: Economia

L’infrastruttura dei ripetitori e amplificatori classici è progettata per decenni di funzionamento telecontrollato agli estremi del collegamento (misure di tasso d’errore, alimentazione, ecc.) . Gli amplificatori in fibra terrestri operano per 20 anni; quelli sottomarini sono progettati per una vita utile di 25 anni proprio perché sono fisicamente irraggiungibili una volta installati. Per i satelliti LEO (attrezzati come ripetitori spaziali) è stimata una vita molto più breve (5–7 anni) che è considerata accettabile perché i costi di lancio sono scesi abbastanza da adottare un modello “sostituisci, non riparare”.

I ripetitori quantistici non rientrano in nessuno di questi schemi. I loro sottosistemi fondamentali — memorie quantistiche e apparati di Bell State Measurement (BSM) — non hanno una dimostrata esperienza di funzionamento continuo su scala pluriennale. La vita funzionale realistica prima di una

Tabella 1. Le tre generazioni di ripetitori quantistici dell’ITU-T Study Group 13

1ª Generazione2ª Generazione3ª Generazione
Principio fondamentaleHeralded entanglement + purificationOperazioni codificate con QECQubit fotonici codificati one-way
Gestione degli erroriPurification probabilisticaQEC a livello di gateQEC completa per perdite + operazioni
Quantum memoryA lunga vita (richieste)Vita moderataMinime o assenti (streaming)
Comunicazione classicaBidirezionale (limitata dalla latenza)Bidirezionale, con meno roundUnidirezionale (senza heralding)
Generazione di entanglementProbabilisticaProbabilistica ma codificataQuasi deterministica tramite blocchi codificati
Scaling del ratePolinomiale lentoPolinomiale miglioratoQuasi indipendente dalla distanza
Requisiti tecnologiciMemorie ad alta fedeltà, circuiti di purificationGate ad alta fedeltà, QEC di piccola scalaQEC fotonica su larga scala, integrazione a basse perdite

grande ricalibrazione o sostituzione di sottosistemi può essere stimata in 1–3 anni.

Combinando un CAPEX per nodo di circa 20–30 volte superiore a quello di un ripetitore EDFA (Erbium Doped Fiber Amplifier) classico, e interventi di manutenzione che consumano il 15–30% del CAPEX ogni volta che si verificano, il costo annualizzato per nodo risulta 60–100 volte superiore rispetto all’infrastruttura classica — un divario dovuto tanto alla brevità e frequenza del ciclo di manutenzione quanto al prezzo iniziale.

Problema 2: Generazioni 1 e 2, i materiali

Ambedue le prime generazioni fanno uso di memorie quantistiche (oltre all’entanglement swapping) . C’è un collo di bottiglia fisico: nessuna piattaforma di memoria quantistica attuale — insiemi atomici, cristalli drogati con terre rare, centri NV (Nitrogen Vacancy) , atomi neutri o ioni intrappolati — soddisfa alcuni parametri richiesti da una realizzazione industriale:

  • tempo di immagazzinamentostorage time (richiesto fino a centinaia di ms),
  • tempo di vita in esercizio –  life time (richiesto in anni, minimo 1-3 anni, contro i 5-7 dei satelliti LEO e i 15-25 anni dei ripetitori terrestri e sottomarini)
  • temperatura operativa praticabile.

Gli esperimenti di laboratorio pubblicati mostrano in genere soltanto il primo e il terzo, parametro. Le rare sperimentazioni di ripetitori sul campo durano poche settimane (ultimi esperimenti della Northwestern University a Chicago e di Cisco e Qunnect a New York City) e consistono in tre nodi (Alice, Charlie e Bob) connessi in fibra ottica interrata lunga circa 20-60 km, con ripetitori senza memoria e con purificazione limitata (solo entanglement swapping: Generazione “0”).

Per i ripetitori quantistici ci sono quindi gravi problemi di scienza dei materiali e fotonica, piuttosto che di ingegneria dei sistemi, che definiscono il limite pratico per i ripetitori di Generazione 1, basati sulla purificazione dei qubit intrecciati, e per quelli di Generazione 2, basati sulla correzione degli errori (QEC, Quantum Error Correction).

Problema 3: Generazione 3, sincronizzazione globale al picosecondo

I ripetitori di Generazione 2 e 3 sostituiscono la purificazione probabilistica con la correzione quantistica degli errori, che, secondo l’ITU-T, dovrebbe eliminare il collo di bottiglia delle memorie. La Generazione 3 infatti non usa memorie quantistiche, ma introduce due nuovi problemi, probabilmente più difficili, che appartengono a una disciplina ingegneristica diversa da quella dei materiali per le memorie.

  • Sincronizzazione su scala al picosecondo per collegamenti terrestri di migliaia di chilometri: l’ITU-T specifica connessioni di riferimento terrestri di lunghezza massima 25.000 km. Le derive termiche e meccaniche nella fibra interrata producono wander che si accumula in centinaia di picosecondi su lunghe tratte terrestri. Gli standard di sincronizzazione per telecomunicazioni dispiegati [PTP (Precision Time Protocol), SyncE (Synchronous Ethernet)], persino sistemi avanzati come GPS (Global Positioning Sytem)e BeiDou (equivalente cinese di GPS) offrono uno o due ordini di grandezza inferiori alla stabilità su scala picosecondo richiesta per l’esecuzione della QEC sui treni di fotoni.
  • Decodifica in tempo reale di treni di fotoni. I qubit fotonici non possono essere messi in pausa come i qubit di materia (superconduttori, ioni intrappolati) mentre vengono misurati e corretti. La correzione feed-forward deve avvenire entro la finestra di arrivo del fotone successivo nel treno — un budget temporale da pochi nanosecondi. Gli attuali decodificatori classici, anche i più veloci costruiti per la QEC dei qubit superconduttivi, operano con latenze microsecondo–millisecondo. Questo è un problema di throughput dell’elettronica classica senza scorciatoie quantistiche, e rimane largamente irrisolto perché richiede competenze — progettazione di circuiti integrati a ultra-bassa latenza, distribuzione temporale di precisione — che si trovano al di fuori della comunità della fotonica quantistica che attualmente guida il settore.

Critica alla roadmap definita dall’ITU-T

Come indicato, nel 2026 siamo alla Generazione “0”. I tre livelli generazionali delineati nel 2019 dall’ITU-T SG 13 sembrano proposti in parallelo, invece che con un’introduzione sequenziale sul mercato. Non condividono ovviamente un percorso di soluzione, e non condividono una comunità industriale tecnica.

Il progresso sulle memorie non dice nulla sui progressi nella sincronizzazione su scala picosecondo o nella correzione degli errori su treni di fotoni in streaming: tecnologie che potrebbero trovarsi oggi a TRL 2–3 (Technology Readiness Level, indice tra 1 a 9), indipendentemente da quanto maturi diventino le memorie o l’hardware BSM.

Il collo di bottiglia delle memorie quantistiche spinge in avanti di un paio di decine di anni l’avvento industriale della cosiddetta Quantum Internet e dimostra, tra costi eccessivi e immaturità dei materiali e dell’ingegneria di sistema, che l’Internet di oggi basata sul protocollo IP e rafforzata da algoritmi crittografici “quantum safe” (Post Quantum Cryptography) non potrà essere sostituita da un Internet quantistica. Piuttosto, si deve puntare all’obiettivo a lungo termine di “isole quantistiche”, Quantum Internet Islands, e cioè sottoreti quantistiche di estensione geografica limitata che potranno erogare servizi quantistici innovativi, quali il blind quantum computing, il distributed quantum computing,e le reti di sensori.

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