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Romani: “Mediaset nella società della rete? Nulla di male”

“Nella grande società della rete oltre a soldi pubblici ci dovranno essere anche soldi privati”, sottolinea il vice ministro alle Comunicazioni. E l’Ad di Telecom Italia Franco Bernabè: “Pronti a sostenere gli investimenti nella banda ultralarga se c’è un progetto comune per l’Iptv”

09 Mar 2010

Nella "grande società della rete" per lo sviluppo della
banda ultralarga ci dovrà essere anche l'apporto del settore
privato e se in questo ambito intervenisse anche Mediaset non ci
sarebbe "nulla di male". A sottolinearlo il
viceministro dello Sviluppo economico con delega alle
Comunicazioni, Paolo Romani
, intervistato su Sky a
"Zona Severgnini".

Parlando dello scorporo della rete Telecom, Romani ha precisato che
"scorporo è un termine che non mi piace. Se dovremo fare,
come faremo, la banda ultralarga ci sarà un punto della rete oggi
di Telecom da cui partirà la banda ultralarga. Se sarà uno
scorporo o sarà una società della rete oppure ancora sarà una
cosa fatta insieme con Telecom – come probabilmente avverrà –
sarà un problema del dopo".
"Sappiamo però tutti che da un certo punto in poi al posto
del rame ci dovrà essere la fibra – ha proseguito il viceministro
-. La fibra arriverà fino ad un certo punto e, da quel punto in
poi, ci sarà il wireless".
E se Mediaset decidesse di entrare? "Non so se Mediaset sia
interessata perché non ne ho contezza – ha risposto Romani -.
Però dico una cosa e lo dico spesso: nella grande società della
rete oltre a soldi pubblici ci dovranno essere soldi privati, ma di
tutti i privati, delle Poste, delle Ferrovie e dei grandi
investitori istituzionali come la Cassa depositi e prestiti. Ma se
ci vogliono stare anche i player attuali, da Vodafone a Mediaset,
da Fastweb ad H3G non ci sarebbe nulla di male".

Secondo Romani è "clamorosamente falso" che ad arrestare
lo sviluppo della banda larga in Italia contribuisca il fatto che
il presidente del Consiglio sia anche il proprietario di
televisioni private. "Da quando siamo noi al governo e io che
mi occupo di questo argomento, finalmente in Italia si sa che cosa
è la banda larga. Prima non se ne sapeva nulla", ha
concluso.

Intanto sulla possibile liason fra mondo Tlc e Tv si è espresso
anche l'Ad di Telecom Italia Franco Bernabè.
"Telecom è pronta a sostenere gli investimenti sulla banda
ultra larga se si decide di far convergere sulla Iptv un progetto
comune". Bernabè chiama "provocazione" l'idea
lanciata nell'intervento tenuto a Milano nel corso della
presentazione del libro di Corrado Calabrò "Rete
Italia". La sfida è diretta agli altri relatori, Fedele
Confalonieri e Tom Mockridge, numeri uno di Mediaset e Sky Italia:
"Dobbiamo trovare insieme una risposta prima dell'arrivo
in Italia di Hulu e Google".

"Per un progetto nazionale sulla banda larga – ha sottolineato
Bernabè – ci vuole 'audience', richiesta su un certo tipo
di servizi, e sulla banda larga vanno la televisione o la tv ad
alta definizione. Nel momento in cui ci sarà anche in Italia un
progetto tipo Canvas (esempio inglese che coinvolge i principali
operatori, ndr) Telecom è disponibile a investire nella banda
ultra larga".

Cauta la risposta delle tv: "Abbiamo investito tanto nel
digitale – dice Confalonieri -. Noi ci occupiano di
contenuti". "Se la tv su banda larga diventa possibile
saremo operativi' risponde Mockridge.

L'ad di Telecom conferma i piani di investimento sulla banda
larga ("Andiamo avanti con il nostro progetto, coerente con la
domanda") e sulla banda ultralarga si dice "disponibile
ad accelerare l'investimento" (ad ottobre aveva annunciato
l'intenzione di investire 720 milioni di euro entro il 2011,
cifra che sarebbe dovuta salire a 6 miliardi entro il 2016). Per
banda larga si può pensare a una velocità di circa 1,2 Mbit/s e
per la ultra larga a oltre 30 Mbit/s, velocità che serve appunto
per servizi come quelli televisivi.

Il progetto Canvas, proposto dalla Bbc inglese, punta a coinvolgere
su un'unica piattaforma quattro pubblico e privato (Bbc,
Channel 4, Five, ITV e i provider British Telecom e Talk Talk) per
creare uno standard comune per trasmettere contenuti televisivi via
Internet. Bernabè però ricorda anche l'esempio di Hulu,
grande concorrente di Youtube, per ora accessibile solo dagli Stati
Uniti.
'Abbiamo rovesciato – spiega Bernabe' – il precedente
approccio all'Iptv, non possiamo metterci a fare la 'media
company', la nostra piattaforma ha alcuni vantaggi notevoli ma
non vogliamo metterci in concorrenza, vogliamo aprirla agli
operatori per veicolare i loro contenuti'.