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Romani non ci sta. Slitta il ddl Stabilità: “Soldi alle Tlc”

Scontro con Tremonti. Il ministro allo Sviluppo economico: “Il reinvestimento dei fondi presupposto normativo del successo della gara 4G. Grave danno sottrarre risorse a banda larga e Tlc”

13 Ott 2011

Il via libera del ddl Stabilità è stato rinviato a un nuovo
Consiglio dei ministri che sarà convocato per domani. Il motivo è
legato alle tensioni fra il Tesoro e il ministro dello Sviluppo
economico Paolo Romani, emerse dopo le indiscrezioni sulla mancata
destinazione alle Tlc delle risorse extra incassate dall'asta
per le frequenze 4G e i tagli lineari ai ministeri inadempienti sul
giro di vite alla spesa, di cui il dicastero di via Veneto è il
più colpito.

"I contenuti della nuova legge di stabilità riportati oggi
dalla stampa – spiega una nota del ministero dello Sviluppo
economico – appaiono in evidente contrasto con quanto previsto
circa la destinazione delle risorse della gara per le frequenze 4G,
gestita nella sua totalità dal Mise".

La legge 220/2010 dispone infatti che “eventuali maggiori entrate
accertate rispetto alla stima” di 2,4 miliardi di euro “sono
riassegnate nello stesso anno al Mise per misure di sostegno al
settore, da definire con apposito decreto del ministro dello
Sviluppo economico, di concerto con il ministro dell’economia e
delle Finanze”. La legge 111/2011 precisa che una quota “non
superiore al 50% delle eventuali maggiori entrate accertate
rispetto alla stima” di 2,4 miliardi di euro “sono riassegnate
nello stesso anno al Mise per misure di sostegno al settore”.

"Va evidenziato – prosegue la nota – che il successo della
gara 4G è stato determinato anche e soprattutto dal fatto che le
società di telecomunicazione hanno formulato le proprie offerte,
nel corso della gara, nella consapevolezza normativa che una parte
delle risorse sarebbe stata reinvestita nel settore Tlc".

"E’ bene ricordare – conclude la nota – che l’investimento
di questi fondi in innovativi progetti di infrastrutturazione delle
reti farà da volano all’investimento di ulteriori risorse
private, con un rilevante effetto anticiclico, sia sul fronte
economico che occupazionale".

"Oltre alla riduzione del deficit assicurata dalla gara 4G, il
Mise sta dando un forte contributo sia sul fronte del contenimento
della spesa, sia su quello della tutela degli investimenti
strategici per il governo e per il Paese. Come ampiamente condiviso
dai gruppi parlamentari di maggioranza, è dunque necessario
garantire, anche sul fronte delle Tlc, la continuità degli
investimenti e della crescita. Diversamente, si arrecherebbe un
danno grave al settore e all’Italia".

Paolo Gentiloni, deputato Pd e responsabile Forum Ict,  si augura
che lo slittamento "comporti un ripensamento sul no ai fondi
per l'economia digitale".
"E' assurdo, infatti, che dopo un investimento di 4
miliardi per le frequenze da parte delle imprese del settore
nemmeno un euro degli 800 milioni promessi venga reinvestito per lo
sviluppo della banda larga – sottolinea Gentiloni – Come dimostrano
i piani pro-crescita di tutti i paesi avanzati, investire sul
digitale (ad esempio eliminando il digital divide innanzitutto nei
distretti industriali) produce un effetto moltiplicatore senza
eguali sul complesso dell'economia".

Rimangiarsi la promessa di questi investimenti – conclude
Gentiloni- "sarebbe un'ennesima prova di miopia da parte
di un Governo che rispetto allo sviluppo della Rete privilegia
grandi regali di frequenze alla televisione e grandi opere di
dubbia utilità come il Ponte sullo Stretto".

Il deputato Udc Roberto Rao si chiede "a cosa serve
l'ennesima fiducia, se poi non si fa nulla per lo sviluppo e,
anzi, scompaiono definitivamente i fondi per la banda larga? Il
Governo, dopo aver annunciato più volte lo stanziamento dei pur
insufficienti 800 milioni di euro, ha gettato la maschera,
ammettendo di non voler realizzare un'infrastruttura
fondamentale per il rilancio della nostra economia".

"Qual è, dunque, il ruolo del ministro dello Sviluppo
economico? Se volesse dare un senso alla sua azione politica,
Romani dovrebbe lasciare un Governo che non fa nulla per lo
sviluppo, rendendo solo più difficile l'uscita dell'Italia
dalla crisi".