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Sciolla al tavolo Ngn. “Ma la priorità è il digital gap”

Pace fatta fra l’Ad di Bt Italia e il vice ministro Romani che fino a questa mattina non aveva invitato formalmente l’azienda alla riunione con le telco fissata per domani. “Contribuiremo alla discussione ma prima delle nuove reti meglio far funzionare bene quelle esistenti”

23 Giu 2010

Anche BT Italia parteciperà, insieme a Telecom, Fastweb, Vodafone,
Wind e Tiscali, al tavolo di lavoro convocato per le 18.00 di
domani dal vice ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani,
per avviare un confronto tra operatori sulle ipotesi e i piani di
sviluppo della rete in fibra di nuova generazione.
"All'incontro – comunica una nota della società –
interverrà Corrado Sciolla, amministratore delegato di BT
Italia".

“Ringrazio il vice Ministro Romani per l’invito –  – dichiara
Sciolla -. Non faremo mancare il nostro contributo alla discussione
portando al tavolo le esigenze di comunicazione delle imprese
italiane e della Pubblica Amministrazione.”

Proprio stamattina il numero uno di BT Italia aveva sottolineato,
in un'intervista al Sole24Ore, che la società non era stata
inviata a partecipare al tavolo sulle nuove reti insieme al
ministero dello Sviluppo economico, Telecom ed Olo.

“Il tavolo voluto dal governo tra Telecom e gli operatori
alternativi? Penso che dal viceministro Paolo Romani non abbiamo
ricevuto alcun invito a partecipare – precisava Sciolla – e poi che
prima di parlare di nuova rete in fibra bisognerebbe far funzionare
meglio quella che c’è già, dando priorità non solo al settore
consumer ma anche alle aziende”.

Domani Vodafone, Wind, Fastweb e Tiscali siederanno, insieme con
Telecom Italia, al tavolo voluto dal governo per parlare di banda
ultralarga e del progetto lanciato dagli operatori alternativi di
un nuovo network interamente in fibra. “Dal governo noi non
abbiamo ricevuto nessun invito, e poi mi sembra chiaro che questo
progetto è molto focalizzato sul mercato residenziale e noi in
Italia serviamo sostanzialmente il mercato business”, notava
l'ad.

Soprattutto, secondo il numero uno di Bt in Italia, nel nostro
Paese, nel medio periodo, “è più importante superare il digital
divide che avere una rete in fibra che oggi servirebbe a poco.
Meglio rendere più efficiente il network che c’è già, anziché
portare la fibra a tutti”.

Una visione poco lungimirante? Non per Sciolla: “E’ strano
pensare che con tutte le criticità che ha il nostro Paese si debba
andare a finanziare una rete in fibra per supportare servizi che
forse ci saranno tra quindici o vent’anni. Senza contare che nel
2025 ci potrebbero essere nuove tecnologie da utilizzare”. E
ancora: “Qual è il differenziale di prezzo che i clienti saranno
disposti a pagare, rispetto all’Adsl, per avere la fibra? In
questo momento, si parla di un premium price di 2-3 euro”.

Sciolla propone invece di “puntare sulle aree metropolitane per
creare una rete in grado di raccogliere più traffico. E poi
maggiormente sul cloud computing, sulla possibilità di far migrare
prodotti e servizi in remoto, la vera evoluzione delle
infrastrutture informatiche. Nel futuro dovremo imparare a
utilizzare i computer come oggi l’energia elettrica, solo quando
ci serve”.

E l’aumento del canone dell’ultimo miglio? “Rimango perplesso
in merito al comportamento dell’Agcom”, risponde Sciolla,
“che da un lato spinge lo sviluppo di una rete di nuova
generazione e poi permette a Telecom Italia di far crescere i
prezzi dell’unbundling incentivando la vecchia rete in rame”.
Insomma, la situazione italiana sembra un po' anomala. Sciolla
non lo dice apertamente, ma la sua nota conclusiva non lascia
dubbi: "In Inghilterra, dove Bt è quello che in Italia è
Telecom e dove il network è davvero aperto, nessuno ha pensato a
fare una seconda rete”.