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Sentinelli: cellulari, una nuova era

L’ingegnere mago del marketing: Prepariamoci: il traffico dati esploderà. Il futuro è lì

20 Apr 2009

Il cane lo ha chiamato “Timmy”. Della serie il primo amore non
si scorda mai. Ma per Mauro Sentinelli, uno degli uomini che hanno
creato Tim e con essa la telefonia mobile italiana, quello è stato
l’amore di una vita. Che non si dimentica e non si tradisce. Al
punto che, una volta interrotto più di quattro anni fa il rapporto
con Telecom Italia, non è mai passato alla concorrenza. Collabora
con la Gsm Association, è nel board dell’indiana Bharti Airtel,
ma in Italia nulla. È rimasto in disparte anche dopo la fine del
periodo di non concorrenza concordato con Tronchetti Provera alla
sua uscita dal gruppo. “Non potrei mai andare contro Telecom
Italia. È troppa parte della mia vita”. Soltanto di recente ha
accettato un incarico in Italia: la presidenza di Onda, unico
manifatturiero di telefonia mobile che ci è rimasto. “Perché?
Un po’ per dare il  mio contributo a tenere in Italia
un’eccellenza tecnologica nel settore mobile; un po’ perché
penso che Onda possa diventare un player mondiale nel settore,
anche in vista dell’evoluzione che avrà in futuro la telefonia
mobile”.
Quale evoluzione?
Quella dei dati. C’è chi pensa alle Tlc come a un settore
maturo. Lo testimonierebbe il declino della telefonia fissa, cui
seguirebbe quello prossimo venturo della telefonia mobile. Non sono
affatto d’accordo. Vedrà, avremo presto molte sorprese. Assai
positive per il settore. Si prepara una nuova era.
Una nuova era?
Sì, l’era della trasmissione dati. Dobbiamo aspettarci presto
l’arrivo dell’onda del broadband mobile. E sarà un’onda
forte e lunga, destinata a durare nel tempo. Le avvisaglie già si
vedono. E sa perché?
Me lo dica lei.
Perché oggi la gente vuole essere connessa. Ovunque si trovi. Per
lavoro, per svago, per semplice esigenza di comunicare, per
informarsi. E per questo è disposta a pagare un premio di
mobilità. All’inizio sarà alto e poi magari si ridurrà. Ma
sarà comunque interessante da giustificare gli investimenti delle
telco per consentire questi servizi. Si ripeterà quel che è
avvenuto con la voce quando abbiamo compiuto il miracolo della
telefonia mobile. Ricorda quanto costava un minuto di conversazione
a metà anni Novanta?
Non la cifra esatta, ma ricordo che costava tanto.
Con l’abbonamento family si arrivava ad un picco di 1.920 lire al
minuto più Iva. Caro, visto con gli occhi di oggi. Ma era la
willingness to pay di allora. È stato così possibile ripagare gli
investimenti e creare un nuovo mercato. Si trattava di un mercato
enorme, assai più grande di quello della voce fissa. Il fisso più
di tanto non poteva dare. Una linea in casa bastava per tutta la
famiglia. Ma il telefono cellulare lo potevano, e da un certo punto
in poi lo volevano, avere tutti. Un mercato enorme. Il punto di
riferimento non sono più le famiglie ma i cittadini in mobilità.
E lo stesso percorso varrà per il broadband mobile.
Non a certi prezzi…
I prezzi sono evoluti col mercato. Sono state possibili enormi
economie di scala. La carta prepagata, e l’abbiamo inventata noi
in Italia, è a suo modo frutto e protagonista di questa
evoluzione. Il telefonino è l’unica device elettronica che
sfugge a una legge del settore: più di 100 milioni di pezzi
all’anno non se ne vendono, che si tratti di Tv, di consolle o di
quello che vuole lei. Ebbene, ogni anno si vendono oltre un
miliardo di telefonini.
Nei paesi ricchi c’è la crisi e le Tlc crescono
poco.

La crisi passerà. E poi, il boom nei Paesi affluenti sarà enorme.
Gli anni ruggenti che noi abbiamo vissuto un paio di decenni fa,
per loro iniziano adesso. Altri miliardi di persone verranno
coinvolte. Ma anche i paesi ricchi avranno molto da dire. Lei non
deve pensare al telefonino come a qualcosa che serve a parlarsi:
questa è storia passata. Oggi il cellulare è un oggetto che ci
consente di comunicare in senso pieno, di collegarsi a Internet, di
chattare, di ascoltare musica, di vedersi un filmato, di trovare
informazioni e così via. Lo chiami pure iPhone, NetPC, Pda,
videofonino o quant’altro, ma il concetto è questo. Dia retta a
me: per la telefonia mobile sta iniziando una nuova era.
Doveva iniziare con l’Umts.
Ad affossarla è stato anche un peccato originale pesantissimo: le
licenze sono state pagate troppo e questo ha indebolito la
capacità finanziaria degli operatori. Errore da non ripetere più.
E poi, allora c’era ancora una certa immaturità tecnologica. Le
velocità possibili in mobilità erano assai inferiori a quelle di
oggi che a loro volta sono assai più basse di quelle che si
realizzeranno a breve con nuove tecnologie come, ad esempio,
l’Hspa e l’Lte. Ed anche il mercato dei consumatori e delle
aziende è maturato: c’è esigenza di banda larga in mobilità,
c’è voglia di usarla. Già lo si vede nella crescita del
traffico dati.
Ma oggi dati vuol dire soprattutto sms.
È vero. Al massimo il 20% dei ricavi degli operatori si deve ai
dati. E di questo 20% ben i tre quarti sono ricavi da sms. Il
sistema è come bloccato.
Appunto.
Ma non per colpa del mercato. Inizialmente la velocità dell’Umts
era troppo bassa. Inoltre, i diritti dei contenuti da veicolare con
apparati mobili costano cari mentre le piattaforme per supportare
mobile tv, chat, push to talk e così via sono estremamente
costose. Più  i servizi sono polverizzati, più le piattaforme
sono costose.
E allora?
E allora le telco devono scordarsi i sogni di media company e
concentrarsi sulla loro natura che è essere trasmissionisti. Lo
sono state nel fisso consentendo alla gente di parlare ma anche di
approfittare di tutte le potenzialità del web? Facciano lo stesso
anche nei servizi mobili. Ecco, è questa la nuova era in arrivo.
Il mercato è pronto così come le tecnologie. L’iPhone è stato
solo un primo spunto, un segnale della direzione di marcia del
mercato. Quel che facciamo oggi a casa o in ufficio, domani vorremo
farlo con la stessa naturalezza e semplicità ovunque.
“Ubiquity” non è solo un ambizioso progetto di portare la
banda larghissima in tutto il Giappone. È il traguardo verso cui
si muovono le telecomunicazioni.
Ci sarà bisogno di nuove frequenze.
Non c’è dubbio. Per questo bisogna pensarci subito,
approfittando anche del cosiddetto dividendo digitale, cioè dello
spettro che si può liberare con il passaggio alla televisione
digitale terrestre. Lo chiede l’Unione Europea, lo stanno facendo
negli altri Paesi. Sarebbe assurdo che l’Italia non cogliesse
questa occasione.
Non sembra sarà cosi.
Vogliamo portare la banda larga ovunque? Allora lasciamo ampio
spazio alle tecnologie wireless, fisse e mobili. Senza spomparle
finanziariamente. Assegniamo le frequenze con un beauty contest e
creiamo un sistema regolatorio stabile e favorevole agli
investimenti. Sarà il mercato a sconfiggere il digital divide,
senza necessità di soldi pubblici: un contributo essenziale per
uscire dalla crisi. A costo zero.