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SMARTCITY. Ngn, regole troppo variegate. Serve un modello comune

04 Apr 2011

Una normativa nazionale coerente e specifica, più incisività
nella programmazione degli interventi da parte delle
amministrazioni locali e maggiore coordinamento con gli operatori
delle Tlc per identificare modelli comuni di intervento e
facilitare gli investimenti. Sono questi, dal punto di vista dei
Comuni, gli elementi necessari per diffondere le reti di nuova
generazione nelle città italiane e colmare il divario che ancora
separa l’Italia dall’Europa. Un’analisi svolta su 11 città
medio-grandi ha permesso di mappare la situazione della
regolamentazione locale che interviene sulla realizzazione di
infrastrutture di banda larga, dalla quale emerge un panorama molto
variegato da città a città.

Un esempio in tal senso è rappresentato dal diverso approccio
tenuto dalle amministrazioni comunali rispetto alle modalità e le
tecniche di scavo per la posa dei cavi. Solo in pochi casi tali
aspetti – che, secondo stime degli operatori, incidono per almeno
il 60% sul costo di realizzazione di una rete di nuova generazione
– vengono ricompresi in regolamenti comunali esplicitamente
dedicati alle reti di sottosuolo e agli impianti di Tlc.
L’esperienza di Milano, che già dal 1998 si è dotata di un
regolamento specifico relativo al governo delle reti di servizi del
sottosuolo, suggerisce la necessità di armonizzare al meglio il
quadro normativo locale con quello legislativo regionale e
nazionale per programmare al meglio gli interventi per la banda
larga. Collegata a questo aspetto, emerge come sempre più
strategica la necessità di effettuare una ricognizione completa
dei servizi di rete, collegandoli ai piani di cablaggio delle
città realizzati dagli operatori privati.

Un positivo esempio in termini di pianificazione amministrativa
legata all’innovazione tecnologica è quello di Novara, che da
tempo ha realizzato il progetto Cavour sulla banda larga,
nell’ambito del piano regionale Rupar 2 e dello sviluppo della
rete civica comunale, con l’intento di interconnettere le PA
situate lungo il percorso del cosiddetto Canale Cavour al Sistema
pubblico di connettività. Nel Mezzogiorno, fra gli interventi più
significativi in questo senso c’è quello lanciato da Reggio
Calabria che, oltre al progetto di espansione del wireless tramite
hotspot gratuiti, ha approvato un regolamento sull’utilizzo del
sottosuolo per razionalizzare la presenza di infrastrutture
tecnologiche stabilendo regole generali per la gestione delle
autorizzazioni e degli scavi. Di strumenti normativi simili si sono
recentemente dotate anche Roma e Torino, che hanno così operato
una notevole semplificazione rispetto al passato attraverso una
migliore definizione delle competenze con municipi e circoscrizioni
cittadine. Rispetto ai precedenti regolamenti, Roma ha introdotto
nuove tecniche di posa dei cavi a basso impatto ambientale e
introdotto norme speciali per l’installazione di fibra ottica nel
regolamento scavi stradali del comune.

Torino ha, nello specifico, disciplinato gli interventi su suolo e
sottosuolo, precisando competenze e oneri degli operatori privati
che, in questo specifico settore, rappresentano un soggetto
fondamentale con cui le PA devono realizzare forme di
collaborazione per portare l’innovazione sui territori.

Anche nel resto d’Europa, dove i tassi di diffusione e di
crescita della banda larga sono in molti casi più elevati che in
Italia, la cooperazione con le Tlc è stata decisiva per la
realizzazione delle reti di nuova generazione, ancor meglio se con
una pluralità di attori (con conseguenze positive sulla
concorrenza del comparto e il miglioramento dell’offerta ai
consumatori). Significativo è l’esempio francese: quattro
operatori in fibra ottica più uno su cavo garantiscono connessioni
a 50 e 100 Mb al secondo grazie al modello monofibra e multi fibra.
Notevole sviluppo sul piano urbano della banda larga si registra in
Germania, dove dei 340mila chilometri di rete posata nel paese ben
200mila sono utilizzati solo per cablare la capitale Berlino. Qui
notevole è stato il ruolo dell’incumbent (Deutsche Telekom),
alla stregua di quanto avvenuto in Spagna con Telefonica, ma su un
mercato che, nonostante l’attuale crisi economica, presenta
ancora notevoli margini di crescita: aumenta fortemente la domanda
per infrastrutture Ftth e si prevede che la rete in fibra
raggiungerà il 40% della popolazione entro il 2023.

Tornando all’ambito italiano, la prospettiva a cui tendere, come
indicato anche dall’Agenda Digitale europea, appare quella
dell’adozione di un piano nazionale relativo allo sviluppo delle
reti di nuova generazione, come già fatto dai paesi più virtuosi,
come quelli scandinavi: in Finlandia il governo punta a garantire
una connessione a 100 Mb al secondo per tutti i cittadini entro il
2015, misura simile in Svezia che intende coprire il 90% della
popolazione con una connessione simile entro il 2020.