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Smartphone, il caro-chip fa impennare i prezzi e colpisce le vendite



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I chip di memoria scarseggiano e costano sempre di più per via della domanda di applicazioni AI: gli analisti prevedono un impatto negativo anche per le telco e i loro ricavi dall’hardware, con un potenziale colpo di freno alla diffusione del 5G

Pubblicato il 8 gen 2026



smartphone IDC

L’impennata dei prezzi dei chip di memoria, legata al boom delle applicazioni di intelligenza artificiale, finisce col ripercuotersi anche sulle telco: il caro-chip fa aumentare anche i prezzi degli smartphone, con un impatto negativo sulle vendite.

Come spiega Idc, anche per il mercato dei chip che è fortemente soggetto ad alti e bassi, le prospettive attuali sono senza precedenti, perché i fornitori di memorie stanno spostando la produzione verso prodotti ad alta capacità richiesti dai data center dedicati all’intelligenza artificiale.

Il costo nettamente più elevato di questi componenti (anche del 25% nel 2025 e quest’anno l’aumento potrebbe essere superiore) rappresenta, naturalmente, un problema soprattutto per i produttori di smartphone e laptop, ma colpisce anche le compagnie telefoniche: la minore domanda di telefoni cellulari ridurrà i ricavi derivanti dall’hardware da cui molti dipendono e probabilmente frenerà anche la diffusione del 5G.

Boom dell’Ai, l’effetto sul mercato dei chip

Idc ha descritto come, nel corso del 2025, l’industria globale dei semiconduttori si sia trovata ad affrontare una carenza senza precedenti di memorie (Dram e Nand). Questo fenomeno è dovuto alla fortissima domanda da parte dei data center per l’Ai, che usa quantità di memoria enormi.

I produttori di memorie (come Samsung, SK Hynix, Micron) stanno dirottando capacità produttiva verso memorie ad alto margine e per applicazioni Ai (tipo Hbm e Dddr5 ad alta capacità), a scapito della produzione di moduli usati in smartphone e Pc. Ciò ha creato uno sbilanciamento tra domanda e offerta che ha spinto in alto i prezzi e ridotto la disponibilità di chip di memoria standard.

Le ricadute sulla vendita di smartphone

Questa situazione è vista come strutturale, non solo ciclica: per Idc sta diventando la “nuova norma” finché la capacità produttiva non aumenterà in modo significativo.

La memoria rappresenta una parte importante del costo di un telefono, soprattutto nei modelli di fascia media (15–20% del totale delle componenti). Con l’aumento dei prezzi dei chip, i produttori potrebbero alzare i prezzi finali, ridurre le specifiche (soprattutto nei modelli di fascia bassa) oppure entrambe le cose.

Idc propone due scenari: uno moderato, con una contrazione del mercato globale degli smartphone nel 2026 di circa -2,9%, e uno pessimista con una contrazione fino al -5,2%. In entrambi i casi, gli Asp (prezzi medi di vendita) potrebbero aumentare tra 3% e 8%, con effetti maggiori sui dispositivi più economici.

Contrazione fino al -5,2%, impatto sui marchi low-cost

In una nota di ricerca pubblicata appena prima di Natale, anche Counterpoint Research ha previsto un calo del 2,1% nelle spedizioni di smartphone quest’anno. La società di ricerche afferma che i prezzi delle memorie potrebbero aumentare di un altro 40% entro il secondo trimestre del 2026, con conseguente aumento dei costi dei materiali “tra l’8% e il 15% rispetto agli attuali livelli già elevati”.

Mentre i leader di mercato Apple e Samsung possono aspettarsi un calo delle spedizioni di poco superiore al 2%, Counterpoint afferma che l’impatto maggiore sarà avvertito dai produttori cinesi nella fascia bassa del mercato, le cui componenti costeranno del 20-30% in più (circa 200 dollari). Per i marchi di fascia alta, invece, gli aumenti dei prezzi dei chip incideranno per il 10-15% del prezzo finale.

Counterpoint prevede che il prezzo medio di vendita degli smartphone crescerà del 6,9% nel 2026 rispetto al 2025.

Le conseguenze per le telco, impatti sul 5G

Per le aziende di telecomunicazioni, le vendite di smartphone sono sempre state piuttosto volatili, guidate dalle tendenze del settore e dalle decisioni di marketing dei singoli marchi, nota Counterpoint. Tuttavia queste vendite sono una fonte di guadagno utile, anche per giganti come At&t, dove circa il 6% del fatturato proviene dall’hardware. Per gli operatori più piccoli può essere un grosso problema: SmarTone di Hong Kong ha ricavato il 29% del fatturato dai dispositivi lo scorso anno.

Il calo della domanda di telefoni cellulari rallenterà anche la crescita del 5G. Sebbene il 5G non abbia generato la crescita prevista e ultimamente sia scomparso dai radar degli operatori, che hanno rivolto la loro attenzione all’intelligenza artificiale, c’è ancora un buon margine di crescita nella crescita degli abbonati.

L’ultimo Ericsson Mobility Report stima che il 5G rappresenti 2,9 miliardi dei 7,4 miliardi di abbonamenti smartphone nel mondo. Si tratta di un numero considerevole di utenti che devono ancora essere convertiti.

Le vendite di hardware potrebbero essere fattori marginali che contribuiscono alla crescita del fatturato, nota ancora Counterpoint, ma l’attuale mercato saturo della connettività è caratterizzato principalmente da guadagni e perdite incrementali. L’aumento dei prezzi dei dispositivi quest’anno inciderà ulteriormente sui profitti.

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