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Starlink, ora SpaceX punta alle infrastrutture di Boost Mobile


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Secondo indiscrezioni, Elon Musk avrebbe discusso dell’operazione con il numero uno di EchoStar, a cui fa capo la telco. Ma per finalizzare l’operazione serve il consenso di T-Mobile e AT&T, poiché gli accordi di leasing di rete potrebbero non essere trasferibili a un nuovo proprietario senza la loro approvazione

Pubblicato il 3 nov 2026



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Punti chiave

  • SpaceX è in trattativa con EchoStar per acquisire Boost Mobile o infrastrutture per il servizio D2D/Starlink Mobile; ostacolo: contratti di leasing con AT&T e T-Mobile.
  • La strategia prevede spettro comprato da EchoStar, integrazione con i satelliti Starlink (11k+ lanciati) e negoziazioni per 80k siti terrestri con operatori come Crown Castle.
  • Analisti: le telco detengono leva e potrebbero opporsi; EchoStar e Dish Wireless hanno debiti e contenziosi, mentre Boost Mobile già offre il servizio direct-to-cell di Starlink.
Riassunto generato con AI


SpaceX sarebbe in trattative con EchoStar per l’acquisizione di Boost Mobile o, quantomeno, delle sue infrastrutture di rete, nell’ottica di sviluppare il servizio direct-to-device (D2D) proposto dall’azienda aerospaziale.

A dirlo è il Washington Post, che riporta le informazioni fornite da persone informate sui fatti, secondo le quali, il mese scorso, lo stesso Elon Musk, amministratore delegato di SpaceX, avrebbe discusso dell’operazione con il co-fondatore e presidente di EchoStar, Charlie Ergen.

Le risorse di Boost Mobile nel mirino di SpaceX

Boost Mobile conta su circa 7,38 milioni di abbonati wireless e opera su capacità di rete presa in affitto da AT&T e T-Mobile. Ma è qui che si trova un possibile ostacolo al piano di Musk: i contratti di leasing in genere non sono trasferibili senza il consenso dei due operatori.

Se confermata, l’operazione si inserirebbe nel progetto Starlink Mobile, una rete ibrida satellite-terra che unisce la costellazione di oltre 12mila satelliti a infrastrutture a terra per sfidare AT&T, Verizon e T-Mobile. Secondo MoffettNathanson, il mercato wireless americano vale circa 235 miliardi di dollari.

Il direttore finanziario di SpaceX Bret Johnsen aveva già dichiarato in occasione della conferenza sui conti del terzo trimestre l’obiettivo di diventare “un grande operatore mobile negli Stati Uniti”, dopo l’acquisto a ottobre di licenze di spettro per 8 miliardi di dollari.

Dal punto di vista dell’infrastruttura, l’accordo fornirebbe a SpaceX risorse terrestri da integrare con i propri satelliti in orbita bassa, che costituiscono la base del servizio Starlink Mobile. Proprio nelle scorse ore, il gruppo ha inviato nello spazio altri 27 satelliti Starlink, aggiungendosi a una costellazione che supera ormai le 11mila unità.

Boost Mobile, il marchio di telefonia mobile precedentemente gestito da Dish Network, mantiene accordi come operatore virtuale di rete mobile con AT&T e T-Mobile – i principali concorrenti di SpaceX – affidandosi principalmente ad AT&T per la copertura di rete.

Secondo le indiscrezioni, per finalizzare l’operazione SpaceX potrebbe necessitare del consenso di T-Mobile e AT&T, poiché gli accordi di leasing di rete in essere per Boost Mobile potrebbero non essere trasferibili a un nuovo proprietario senza la loro approvazione.

Nel corso del 2025, SpaceX ha concordato l’acquisto delle licenze di spettro AWS-4 e H-block di EchoStar per 17 miliardi di dollari; un’operazione che ha conferito alla società di Ergen una partecipazione azionaria in SpaceX. EchoStar ha inoltre accettato di cedere le proprie licenze Aws-3 (non accoppiate) in cambio di azioni SpaceX per un valore di circa 2,6 miliardi di dollari.

Le altre trattative per acquisire torri e siti terrestri

La strategia si completa con l’infrastruttura fisica sul territorio: in questo senso, SpaceX punta ad assicurarsi l’accesso ad almeno 80mila siti per le comunicazioni mobili negli Stati Uniti. La società di Elon Musk ha avviato trattative con alcuni dei maggiori proprietari americani di torri per telecomunicazioni, nell’ambito di un progetto che prevede l’integrazione delle infrastrutture terrestri con i satelliti Starlink.

Secondo Bloomberg, che cita fonti informate sulle negoziazioni, tra gli interlocutori figura Crown Castle, uno dei principali operatori infrastrutturali americani. Le discussioni si inseriscono nella strategia con cui Musk intende trasformare SpaceX in un operatore mobile a tutti gli effetti, sfruttando le frequenze acquisite negli ultimi mesi e le autorizzazioni ottenute dalla Federal Communications Commission (Fcc) per lo sviluppo dei servizi satellitari diretti agli smartphone.

Per Verizon non è ancora il momento di contrattaccare

Il ceo di Verizon Daniel Schulman, interpellato sui possibili accordi intrapresi da SpaceX per potenziare Starlink Mobile e fare concorrenza agli operatori tradizionali, è stato chiaro. “Tutto ciò che SpaceX dichiara di voler fare, lo farà, e che lo realizzerà in modo impeccabile. Abbiamo sempre saputo che, per avere una reale possibilità di offrire un servizio competitivo, avrebbero avuto bisogno di una rete terrestre. Non c’è bisogno di addentrarsi nuovamente nella fisica dei fasci satellitari; basti dire che, senza una rete terrestre, il loro mercato di riferimento per i servizi a banda larga rimane piuttosto limitato”.

Per Schulman, perché Starlink Mobile diventi davvero competitiva, si dovrebbero prevedere tra i 65 mila e gli 80 mila macro-siti, un backhaul in fibra ottica e una rete di accesso radio. Per il numero uno di Verizon ci vorranno dai quattro ai sei anni per completare l’intera infrastruttura con una spesa tra i 300 miliardi di dollari e i 500 miliardi di dollari. “Voglio ribadire, e lo ripeto ancora una volta, che non esistono back door in alcuno dei nostri accordi Mvno. Per Verizon non c’è alcun beneficio nell’estendere un accordo di questo tipo. Non vediamo l’ora che arrivi il momento, tra quattro o sei anni, in cui potremo finalmente contrattaccare; e quando accadrà, lo faremo con grande forza“.

Il punto di vista degli analisti

Per alcuni osservatori, in effetti, sono le telco tradizionali ad avere il coltello dalla parte del manico. “Non mi è chiaro perché si parli di un’acquisizione di Boost da parte di SpaceX, dato che gli operatori di rete mobile cercherebbero certamente di porre il veto. È evidente che SpaceX punta alla rete sottostante di Dish Wireless”, ha commentato su X Tim Farrar, presidente di Tmf Associates.

Secondo Farrar, SpaceX potrebbe valutare l’acquisizione dell’intera EchoStar, sfidando in tribunale gli operatori mobili qualora tentassero di bloccare il trasferimento degli accordi Mvno di Boost, mantenendo al tempo stesso lo scorporo di Boost come soluzione alternativa.

Walter Piecyk, analista di LightShed Partners, ritiene d’altra parte che SpaceX non intende costruire la propria strategia nel settore wireless attorno a Boost Mobile, “a prescindere dal fatto che ne detenga o meno la proprietà. C’è tempo per affrontare le criticità legate alla copertura, e prevediamo che la soluzione deriverà dall’innovazione tecnologica e dall’integrazione verticale”, ha affermato Piecyk in merito al servizio D2D di SpaceX.

È importante notare che Boost ha già un accordo per offrire ai propri clienti il servizio di connettività diretta ai dispositivi mobili (direct-to-cell) di nuova generazione di Starlink.

“Tale collaborazione potrebbe estendersi fino a includere pacchetti che comprendono la banda larga domestica di Starlink; tuttavia, Boost rappresenterebbe solo uno dei numerosi partner distributivi per Starlink”, ha aggiunto Piecyk.

La situazione è inoltre resa complessa dal debito di EchoStar, legato ai contratti di locazione delle torri di trasmissione. EchoStar ha invocato la clausola di forza maggiore, sostenendo di essere svincolata dai propri obblighi contrattuali a lungo termine; nel frattempo, la sua controllata Dish Wireless è risultata inadempiente nei pagamenti verso Crown Castle, American Tower e Sba Communications. Ciascuna di queste società ha avviato un’azione legale.

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